Perchè sia attraente, non ho bisogno di molte parole per dimostrarlo. La sua attrazione, se altro non ci fosse, sta in quell'aggettivo: segrete. Scoprire un segreto? che cosa c'è che metta in maggiore agitazione tutte le fibre della povera e limitata natura umana? che cosa c'è altresì di più comune? Il mondo intiero è un segreto e tentare di scoprirlo, e illudersi ogni tanto d'averlo scoperto, è forse il solo perchè di tutta la nostra esistenza. Basta dire quindi: società segrete, e l'attenzione, la curiosità si svegliano subito da per sè. Lo stesso Goldoni, che di tutto faceva soggetto d'osservazione comica, ha tratto dai primordi delle società segrete la materia d'una sua commedia: Le Donne curiose, e le quattro donne della Commedia rappresentano appunto la società, che fantasticava in mille guise sul mistero di quelle congreghe, le prime Logge dei Frammassoni, introdottesi per opera d'Inglesi girovaghi, alla metà circa del Settecento, prima in Firenze, poscia in Venezia ed altrove.

Attraente il tema è dunque di certo.

Difficilissimo per più ragioni. Dove trovare il documento schietto, immediato delle congiure?

Presso il cospiratore?

Ma il cospiratore avvezzo a simulare e dissimulare, a nascondere, a travestire il pensiero che lo agita, ben di rado lascia tracce del suo passaggio. Se anche ebbe momenti di abbandono, se si lasciò andare a confidarsi a qualcuno, ad un amico, ad una donna, se possedette una lista di nomi, una descrizione di luoghi, uno statuto, un formulario, un credo della sua fede politica, se mai scrisse o ricevette una lettera, un avviso, un messaggio, non velato abbastanza sotto il gergo geroglifico della setta, bastò una visita inaspettata, una scampanellata notturna alla porta di strada, un rumore insolito in casa, una faccia sospetta, che passasse, perch'egli in un subito facesse su alla rinfusa le sue carte e le gittasse in un nascondiglio impenetrabile o sulle fiamme.

Negli atti delle polizie inquirenti e sorvegliatrici?

Ma essi sono pieni di lacune, di ombre, di menzogne, di vanterìe, di calunnie, e ad ogni modo colgono qua e là un indizio, un segno; ricostruiscono a volte quello, che è già disciolto o trasformato da tempo; s'ingegnano di far corpo dei mille nonnulla, che hanno sorpresi, ma l'insieme della trama sfugge loro, confondono momenti, uomini, cose, e chi per ragione di studio ha avuto occasione di consultarli, sa bene che assegnamento si può fare su quegli atti, quando lo studioso non possa riscontrarli con tradizioni autorevoli, con ricordi personali o con altri documenti.

A proposito appunto delle cospirazioni politiche di Romagna dal 1815 al 31 mi ricordo io d'avere, anni sono, consultato un enorme registro della Polizia pontificia a Bologna, dov'era un elenco con note biografiche d'un'infinità di persone sospettate e sospettabili di spirito settario e avverso al governo. Erano persone morte da poco o ancor vive, ed è incredibile che razza d'abbagli, d'equivoci e di confusioni vi rinvenni. Stando a quel registro, per poco il Governo pontificio non avrebbe dovuto far carcerare per rivoluzionari pericolosissimi i canonici della Cattedrale.

Nei processi?

Ma essi seguono al fatto, che ha loro dato occasione, o risalgono poco più su; sono tutti rivolti a strappare la confessione o a cogliere le contraddizioni dei presunti rei; più spesso i processi stessi sono congiure, vòlte al fine immediato di punire, reprimere, incuter terrore, mostrare di saper tutto, anche quando poco o nulla si sa.