Resterebbero i documenti personali, le autobiografie, le Memorie dei cospiratori. Ma sono poche, scarse, e malfide anch'esse. La congiura (tutta la storia lo insegna), è un congegno sempre fragile, un'arma, che quasi sempre scoppia nelle mani di chi l'adopera, prima che la volontà dia lo scatto o si possa puntarla al segno, cui mira. Ma chi, se arrischiò in essa la libertà, la vita, gli averi, talvolta la fama, vorrà darsi torto d'essersi messo a tale cimento?

Poi il temperamento morale, che l'aver vissuto e trescato nelle cospirazioni politiche soleva formare, non era sempre il più adatto a far ricordare e a far narrare tutto il vero.

Ho pensato più volte che il temperamento dei nostri vecchi cospiratori politici somigliava su per giù a quello degli innamorati. Non è colpa loro; è colpa della professione. Vedono stretto e per lo più vedono falso. L'oggetto della loro passione gli occupa tutti. In quest'oggetto tutto è bene, verità, bellezza; il resto è male, falsità, bruttezza e quando cominciano a scoprire l'inganno, è appunto allora che sempre più s'incaponiscono a non volere confessare d'essersi sbagliati.

E non contate per nulla l'orgoglio, la gloria di aver cospirato? Quello dei veri cospiratori in buona fede, dei cospiratori cioè, che pagarono col sacrificio di sè e delle loro famiglie nelle carceri, nell'esiglio o sui patiboli l'audacia e, mettiamo pur anche, la inanità e la colpevolezza dei loro tentativi, era uno stato d'animo, che non ha riscontro possibile, se non nei primordi delle religioni, quando la fede arde come una fiamma nel segreto dei cuori, ed il mistero, di cui la nuova dottrina è costretta a circondarsi, centuplica l'intensità, il fervore, il coraggio della fede e del proselitismo nei fondatori, nei neofiti e nei loro aderenti. Le prime cospirazioni italiane, che seguono immediatamente la caduta dell'Impero Napoleonico sono veramente le catacombe dell'indipendenza e della libertà italiana. La tirannia, contro cui si lotta, e la materiale impossibilità d'una guerra aperta nascondono l'immoralità intrinseca della congiura, la quale è sempre per sè stessa una mancanza di schiettezza e di sincerità ed un giustificare i mezzi col fine, e danno aspetto serio e grave a quell'insieme di formole misteriose, di anfibologie settarie, di gerarchie, di riti, di cerimonie, di simboli, che non dimanda però minore sottomissione e minore abdicazione della libertà personale, di quello esigesse la tirannia, mentre poi s'arrogava esso pure il diritto di castigare ogni dissenso (le sètte condannavano a morte i dissidenti al pari dei tribunali statarii dell'Austria o dei nostri principi dipendenti da essa), di castigare, dico, ogni dissenso con altrettanto arbitrio di giudizio e con altrettanta ferocità. Ma a ciò non badavano i cospiratori. La dignità loro stava tutta nell'essere pochi contro i molti, deboli contro i forti. Era qui tutto il prestigio, il fàscino irresistibile, la poesia eroica della cospirazione. Il resto era una necessità non voluta da alcuno, ma creata ed imposta da uno stato di guerra permanente contro il potere pubblico, considerato a ragione quale nemico e ostacolo unico al diritto d'aver una patria; diritto naturale, che pone chi lo impugna al di fuori d'ogni legge e fa altrettanto per chi lo rivendica. Questi i postulati ideali dei cospiratori, dai quali postulati risultavano temperamenti morali, tendenze intellettuali ed abitudini e atteggiamenti anche esteriori così singolari, che chi non è giunto in tempo a vedere e a conoscere da vicino qualche sopravvissuto dell'età classica delle cospirazioni, difficilmente potrà mai rifarsene in mente un profilo esatto e compiuto.

Oggi questo tipo è scomparso, o si è trasmutato, od ha perduto ogni valore ed ogni curiosità, poichè, generalmente, cospirare sotto un regime di libertà è una scioccaggine o una bricconata.

Tanto più mi sono sempre doluto, avendone conosciuti parecchi e intimamente nella mia giovinezza, di non aver tenuto nota e ricordo dei loro racconti, siccome ho presenti ancora alla memoria quella specie di mestizia, che avevano anche in mezzo all'allegria, quella fissità, vigilanza e sospettosità di sguardo, quelle narrazioni, che lasciavano sempre in ombra qualche cosa, quel fare inquisitorio e scrutatore ad ogni persona nuova, in cui si imbattessero, quel trovar sempre sensi riposti anche in discorsi, che parevano indifferentissimi, e soprattutto quegli odii e quegli amori, sempre del pari inestinguibili, che avevano a cose o persone passate da lungo tempo, come di chi sapeva di eroismi o di peccati ignoti a tutti o da tutti dimenticati, ma che essi avevano scritti in un arcano libro, su cui tutto è registrato e nulla si cancella mai più.

Oggi, ripeto, questo tipo è scomparso; oggi il cospiratore è un tipo storico, o, meglio ancora, un oggetto da museo.

Ma sono del pari scomparse le abitudini morali, le pieghe, le inclinazioni, che certe vicende passate stampano talvolta nel carattere dei popoli? Non credo, e mi pare altresì che il modo, con cui da molti s'intende e si pratica oggi in Italia la libertà, quello stretto rinchiudersi entro ai partiti, oggi più personali che politici, quella fiacca prontezza di abdicare al libero arbitrio del proprio giudizio dinanzi a qualunque audace vanità, che sembri persona, siano in gran parte generazioni e putrefazioni finali di abitudini cospiratorie, con questo di più e di peggio, che il grande ideale patriottico, da cui erano nobilitati e scusati i vizi intrinseci delle cospirazioni, quel disinteresse, quell'abbandono di sè, quella costanza nel soffrire, quel sacrificio, che saliva talvolta fino all'eroismo, hanno ceduto il campo all'egoismo, alle volgari ambizioni, alle più ignobili cupidigie.

Gli storici più gravi del nostro risorgimento politico, sono, in generale, severissimi a tutto questo periodo delle cospirazioni. Spesso aveano cospirato ancor essi, ma poichè si tratta d'un periodo, che alla superficie si rivela in tentativi o non riesciti o riesciti male, è raro che si consenta volentieri di averci prestato mano.

Comunque, ci troviamo qui ad un'altra difficoltà, per non dire ad un altro mistero psicologico singolarissimo.