Anche le forme della cospirazione furono però questa volta più larghe e più elastiche delle solite; troppo elastiche, direi, perchè da un lato vi s'infiltrarono intrighi d'ogni guisa, dall'altro, un cosiffatto spirito curialesco, che, quando si venne ai fatti, il nominalismo politico più vacuo e le illusioni più smisurate non lasciarono campo nè a conoscere e valutare la realtà dei fatti, nè a partiti decisi, nè a resistenze pertinaci.

Per intendere ciò che accadde a Bologna il 4 febbraio 1831 bisogna rifarsi più indietro e più lontano.

Le giornate di luglio del 1830 rovesciarono in Francia, come a tutti è noto, Carlo X ed i Borboni, e surrogarono a questi Stuardi del trono francese la quasi legittimità di Luigi Filippo d'Orléans.

Chi avesse, signore, interrogata una nostra vecchia conoscenza, il Principe di Talleyrand, su questo mutamento, si sarebbe sentito rispondere: «uhm! stavo giuocando al whist, e non me ne sono accorto; ma non me ne maraviglio. I Borboni son gente incorreggibile!» E chi si fosse poi meravigliato di vederlo, lui, subito, in settembre del 30, andare ambasciatore a Londra di Luigi Filippo, e gli avesse chiesto in che vecchio granaio avesse già riposto quel suo famoso dogma della legittimità, che avea sbandierato nel 15: «oh bella!» egli avrebbe ancora risposto, «dal momento che la legittimità tradiva, bisognava bene salvare il principio monarchico, surrogando il ramo cadetto al ramo primogenito della famiglia reale, come s'era fatto in Inghilterra nel 1688!» Impagabile, come tipo, e difatto a tutt'Europa, si può dire, è costato tesori!!

Lasciamolo dunque avviarsi a Londra,

Beccando i frutti

Del mal di tutti,

e scusate la digressione, permettendomi di soggiungere solamente, che è proprio peccato non sia il Principe di Talleyrand vissuto tanto da vedere anche la caduta di Luigi Filippo; e questo Marc'Aurelio della monarchia borghese, come lo chiamava Enrico Heine, andarsene da Parigi col suo ombrello verde da un braccio e sua moglie dall'altro. Era la volta che il Principe di Talleyrand, per ultimo sacrificio alla patria, si lasciava nominare Presidente della Repubblica. Che bel modello allora e come completo per gli opportunisti politici dell'avvenire!!

A vedere però impunito un simile strappo ai trattati del 15, com'era la Rivoluzione francese del 1830, tutti gli oppressi alzarono la testa; ed ecco il Belgio, la Polonia, alcuni Stati tedeschi in rivoluzione e tutta l'Italia centrale agitata, i Ducati e le Romagne in particolare.

Non aveano già le Potenze aiutata la rigenerazione della Grecia? non riconoscevano oggi in Francia un mutamento di dinastia, ottenuto con una rivolta? Nè basta.