Il brigantaggio diventava un mezzo di salvezza e un mezzo di riabilitazione. Al marito oltraggiato, all'uomo perseguitato rendeva quasi sempre la stima del pubblico, qualche volta la tranquillità dello spirito, la gioia di vivere.

Le persone out laws hanno avuta sempre una certa attrazione: maggiore essa dovea essere in una società, in cui le leggi erano pessime.

Il contadino che, dopo aver sofferto tutte le persecuzioni, si dava alla campagna, prendeva qualche volta la sua rivincita nel modo più assoluto: la donna che lo aveva rifiutato si dava spesso a lui, per paura, o per amore, poichè sulle anime rozze la vita del brigante esercitava una attrazione: coloro che lo aveano perseguitato o cercavano riparo nella fuga, o si umiliavano venendo a patti; e quasi sempre vedeva il suo prestigio rialzarsi. Poteva essere odiato, non mai disprezzato — e in questa differenza è la causa non ultima del fàscino che la campagna immensa esercitava sulle anime insofferenti.

Quasi tutto questo non fosse bastato, incitava al brigantaggio, come si è detto, l'opera dei governi. Nei periodi in cui ne aveano bisogno per sedare interne lotte, i governi ricorrevano ai briganti. E si videro i maggiori fra questi diventare ricchi e potenti, occupare alti gradi e imporsi agli uomini onesti; si videro mostri di crudeltà, come Mammone e Fra Diavolo premiati dal re e trattati come amici.

Il vicereame spagnuolo avea fatto lo stesso; ma nessuno avea mai osato ciò che fece Ferdinando IV e ciò che fecero dopo di lui i suoi discendenti.

Nell'Italia meridionale esisteva ed esiste tuttavia un vero proletariato agricolo; vi sono in ogni provincia molte migliaia di persone che non possiedono che la loro forza di lavoro. I cafoni di Basilicata e di Calabria: i terrazzani di Capitanata sono le forme tipiche di classi la cui miseria e la cui incertezza del vivere sono spesso a un livello che non potrebbe essere più basso.

Non avendo altra industria che la terra, queste masse, che per giunta hanno assistito per un secolo alla usurpazione delle terre pubbliche, che vi assistono tuttavia, non amano le classi medie. Non amavano nemmeno l'aristocrazia; ma essa aveva almeno il prestigio del nome e della tradizione.

Quando venne l'onor. Castagnola insieme alla Commissione d'inchiesta sul brigantaggio giù nell'Italia meridionale, fu vivamente sorpreso di quest'odio che esisteva tra possidenti e salariati, fra galantuomini e cafoni, come si dice da noi, all'indomani stesso della rivoluzione liberale del 1860.

Prima del 1860 quasi nessun contadino sapea leggere; un certo numero di possidenti delle campagne ignorava persino le prime e più elementari nozioni. Superstiziosissime, per razza e per natura avventurose, abituate per secoli a vedere il più forte opprimere il più debole, le masse consideravano il brigante come il vindice dei torti che la società loro infliggeva.

Ora i Borboni di Napoli, la cui colpa suprema fu non già la crudeltà, come si ripete a torto, ma la paura, che nei regnanti è madre della crudeltà, ed è peggiore di essa, non concepivano nemmeno che il popolo potesse essere altra cosa fuori di quello che era. Molti provvedimenti vollero per migliorarne le condizioni, nessuno per educarlo. Sentivano che la loro fortuna era appunto nel disporre di una forza cieca da scatenare contro le classi medie, tutte le volte che esse si mostravano desiderose di ordinamenti nuovi.