Nelle Provincie si pensava presso a poco allo stesso modo.

Quando il Cardinale giunse a Napoli, seguìto dalle sue turbe brigantesche, dopo aver traversato sì larga parte del reame, scrisse sinceramente in una sua lettera che si era accorto che il popolo trasformava ogni possidente in giacobino: «è la rapina — egli scriveva — che produce i proprietari giacobini.»

Il piano di Ruffo era il solo che potesse riescire e riescì; dire ai contadini: rubate le case dei ricchi, saccheggiate, dividetevi le terre era valersi di interessi e di sentimenti veri.

Uno storico austriaco, apologista del cardinal Ruffo, il barone von Helfert, dice che il Cardinale, per una così difficile impresa, non potea scegliere i suoi compagni. E certo non gli scelse! Ruffo avea seco, condottieri del suo strano esercito, briganti famosi come Panedigrano, Pansanera, Sciarpa, Mazza, de Castro e tanti altri famosi negli annali del delitto.

E mentre il Cardinale operava da un lato, Pronio e Rodio, due avventurieri, operavano in Abbruzzo, Mammone e fra Diavolo in Terra di Lavoro: altri iniquissimi altrove.

I nomi di Mammone e fra Diavolo hanno oramai acquistata una celebrità internazionale.

Gaetano Mammone, nativo di Terra di Lavoro, era un monomane del delitto: uccideva senza ragione, per piacere, e giungeva ad atti di crudeltà che parrebbero inverosimili. Vincenzo Coco dice di lui ch'era mugnaio di mestiere; che in due mesi di comando in poca estensione di terreno fece fucilare 350 persone, oltre forse del doppio uccisi dai suoi satelliti ed accenna alle crudeltà e ai tormenti da lui inventati. «Il suo desiderio di sangue umano, scrive Coco, era tale che si beveva tutto quello che usciva dagl'infelici che facea scannare: chi scrive lo ha veduto egli stesso beversi il sangue suo dopo essersi salassato e cercar con avidità quello degli altri salassati che eran con lui; pranzava avendo a tavola qualche testa ancor grondante di sangue, beveva in un cranio.... A questi mostri scriveva Ferdinando da Sicilia: mio generale e mio amico

Tutto ciò è confermato dalle cronache dei tempi e dagli scrittori più autorevoli.

Meno terribile ma più drammatica la storia di Michele Pezza, conosciuto sotto il nome di fra Diavolo; le cui avventure romanzesche hanno fornito a Scribe e ad Auber il soggetto di uno dei loro migliori melodrammi. Omicida e dei più terribili avea, dicono, l'astuzia del monaco e la perfidia del diavolo. Era già brigante da qualche anno, quando sopraggiunsero gli eventi del 1799; non tardò ad illustrarsi colle sue crudeltà.

Dopo la restaurazione monarchica ebbe, come Mammone, un altissimo grado nell'esercito, una pensione di 3000 ducati e fu nominato duca di Cassano. Nel 1806 volle ancora insorgere in difesa del re Ferdinando contro la monarchia francese: ma dopo molte peripezie, fu impiccato al largo del Mercato — e a dileggio, dicono, gli si lasciò l'uniforme di generale addosso e gli si sospese al collo il diploma di duca di Cassano.