Or guardate i miracoli della previsione.
Nel 1803, tre anni prima cioè che fra Diavolo fosse impiccato, era pubblicata a Parigi una storia romanzesca sotto il titolo Les exploits et les amours de frère Diable, géneral de l'armée du cardinal Ruffo. L'incisione innanzi al frontespizio rappresenta fra Diavolo in abito da frate, armato di carabina, pistola, pugnale, sciabola e accetta: nel romanzo egli è fatto cavaliere e la scena delle sue azioni è raffigurata in Calabria. Il romanzo non è che una serie d'invenzioni. Ma vi è di vero solo una predizione! Il romanziere fa finire fra Diavolo sulla forca, per essersi messo di nuovo in campagna: allora fra Diavolo era vivo, ma tre anni dopo finì in realtà sulla forca.
Or fu con questi elementi, che la monarchia borbonica fu restaurata.
I lazzari di Napoli gridavano a Ferdinando IV che rientrava a Napoli:
Signò, 'mpennimmo chi t'ha traduto,
Prievete, muonece e cavaliere!
Fatte cchiù cà, fatte cchiù là,
Cauce 'n facce a la libbertà.
Tutti i canti popolari di quel tempo non sono che feroci apostrofi alla libertà, violente ingiurie ai giacobini: poesia infame, ma che esprimeva sentimenti veri e sopra tutto speranza di tempi migliori.
A lu suono de li tammurilli