Il 28 il Re formò Ministero liberale: all'alba del 29 un Atto sovrano annunziò la costituzione liberale e i capisaldi di essa.
Dal 29 gennaio al 15 maggio, quando la costituzione fu uccisa dalle violenze della piazza, se pure nella forma fu ancora per qualche tempo mantenuta dal Re, non trascorsero che poco più di cento giorni. Ma la storia di quei cento giorni è così piena d'insegnamenti, più che di avvenimenti, che spiega non poca parte dei fatti posteriori.
In quei 100 giorni vi furono tre ministeri, presieduti i primi due dal marchese di Serracapriola, il terzo dall'insigne storico Carlo Trova.
Ferdinando non fece le cose a metà.
A capo della politica fu messo da prima il Tofano e poi Carlo Poerio, cioè l'anima dei comitati d'azione: Ministro dell'Interno fu chiamato Francesco Paolo Bozzelli, fino alla vigilia perseguitato e ritenuto da tutti il capo dei liberali napoletani; nelle province furono mandati a governare i liberali più noti: Imbriani, D'Ayala, de Tommasis, ecc.
Bisognava redigere lo Statuto: a chi darne incarico? Un uomo pareva più di tutti adatto. Era avvocato ed era autore di opere filosofiche e politiche; avea sofferto dura prigionia per ragioni di Stato; avea nei lunghi viaggi studiato, o si diceva che avesse, gli ordinamenti liberali in Francia, in Svizzera, in Belgio, in Inghilterra. Era o pareva un riformatore audacissimo e l'averlo il Re messo a capo del Ministero dell'Interno, indicava appunto il nuovo indirizzo. Il Bozzelli fu dunque incaricato di scrivere la costituzione.
Chi era quest'uomo che è stato grandissima parte degli avvenimenti del '48, che autore della costituzione e chiamato egli stesso a dare garanzia ai liberali, fu poi ministro di reazione e raccolse le ire de' suoi antichi seguaci? In tre mesi egli passò dalla più grande popolarità alla più estrema impopolarità. Era un avvocato e quindi facile al cavillo, amante della parola, desideroso di trionfi oratorii. Giuseppe Massari, che fu suo amico e suo compagno e poi gli divenne fiero nemico, quasi per insultarlo lo chiama sensista e materialista, quasi che l'essere materialista significhi non aver coscienza.
Certo era di una vanità senza limiti. E quando, per cedere alle pressioni dei liberali, Ferdinando gli affidò l'incarico della costituzione, credette di dover essere messo a pari dei grandi legislatori dell'antichità.
Chiesto da Carlo Poerio e da altri delle riforme che avrebbe introdotte nel nuovo Statuto, rispose con enfasi da avvocato: — Se Solone avesse discusso le sue leggi con gli amici, non avrebbe fatto opera immortale. —
In realtà Solone si contentò questa volta di scrivere 89 articoli, copiandoli quasi letteralmente e integralmente dalla costituzione di Francia e in parte da quella del Belgio.