Il 10 gennaio il nuovo Statuto fu pubblicato e il Re gli giurò fedeltà dinanzi ai principi, ai ministri e al corpo diplomatico. Volle che la cerimonia fosse solenne, e dicono che nel giurare era commosso. Era in buona fede? Qualcuno ha mostrato di dubitarne, ma gli stessi storici liberali convengono della sincerità delle sue intenzioni.
Proclamata la costituzione, la Sicilia avrebbe dovuto accettarla. Invece la ribellione continuò dovunque, e le truppe del Re furono discacciate e si ritrassero da tutta l'isola, tranne che dalla cittadella di Messina.
A Napoli l'entusiasmo raggiungeva il delirio.
Le dimostrazioni si succedevano alle dimostrazioni, le grida alle grida. Per settimane intere tutta la città imbandierata, uomini e donne con coccarde, spettacoli, rappresentazioni, perfino carri carnevaleschi con rappresentazioni allegoriche in odio al dispotismo e in onore della libertà.
Napoli si trovò di un tratto a passare da un regime di dispotismo quasi assoluto a un regime di libertà quasi illimitata. Libera la stampa, libere le associazioni, libere le riunioni; mancava l'educazione per godere di tanta libertà.
Un re che avea un esercito di circa 100 mila uomini e una grossa marina e saldi ordinamenti, avea accordata la costituzione non per lotta lunga e tenace, non per resistenza di popolo, ma perchè impaurito da grida e da dimostrazioni. Si credette che con le grida e le dimostrazioni tutto si potesse ottenere, dal momento che si era ottenuto il libero reggimento.
Era Napoli allora città di 400 mila abitanti, con poche industrie manifatturiere. Rappresentava il grosso centro di consumo di un regno di circa 9 milioni di abitanti. Vi era una corte ricca e fastosa, vi erano principi e principesse; vi era un numeroso corpo diplomatico, v'era una numerosa amministrazione e un numero grandissimo di soldati; circa 30 mila nella capitale e ne' dintorni.
Tutta la popolazione cittadina viveva dunque sullo Stato. Vi era un contingente non ricco e non prospero, e quasi tutto addetto a mestieri, in servizio della gente ricca. Grandissimo era il numero dei servitori; il popolo era vera plebe, cioè massa amorfa, capace di subite impulsioni, non cosciente, fantastico, abituato a servitù lunghe e rivolgimenti improvvisi.
La classe media viveva quasi esclusivamente delle professioni liberali e degli impieghi; avvocati e impiegati nel più gran numero.
Gli avvocati, i paglietti, quantunque diminuiti dalla pubblicazione dei codici, erano sempre potentissimi: causa di tutte le agitazioni, irrequieti, sempre disposti a sostenere qualunque governo come qualunque opposizione.