Enorme il numero degli impiegati.

Noi parliamo ora di burocrazia e siamo disposti a credere che si tratti di un male nuovo. Uno studio comparativo, fatto su documenti inconfutabili, prova invece che in molti dei vecchi Stati italiani vi era maggior numero d'impiegati che non vi sia ora in Italia, proporzionalmente, s'intende, al loro territorio e alla loro popolazione.

Nel reame di Napoli soprattutto e, non v'incresca d'udirlo in Toscana, più grande era il numero degli impiegati. La Toscana è addirittura il paese che ha dato, nella formazione delle pensioni italiane, un maggior contributo; avea anch'essa stuolo grandissimo d'impiegati. Ma, nel reame di Napoli, il cui reddito era quasi esclusivamente agricolo e in cui per il grandissimo numero di avvocati difficile ai timidi e agli onesti riesciva l'avvocatura, non vi era per la borghesia media altro scampo che negli impieghi. Parrà quasi incredibile, ma alcune amministrazioni napoletane aveano non solo relativamente, ma anche assolutamente maggior numero d'impiegati che ora non abbia tutto il regno d'Italia. Il figlio dell'impiegato succedeva al padre, il quale a sua volta era succeduto a suo padre.

Vi era una schiera infinita di postulanti, e il Re, per quieto vivere, a molti concedeva. Ora una costituzione era stata ottenuta con le grida; la massa dei disoccupati della classe media volle impieghi colle grida e con pressioni d'ogni specie.

Il primo ministero, in cui oltre il marchese di Serracapriola e l'avvocato Bozzelli, erano il principe di Torella, il principe Dentice e altra gente onesta e desiderosa di far bene, si trovò di fronte a difficoltà impreviste. La costituzione era data, e con essa il regime liberale; si era creduto che la libertà bastasse a tutto; si vide che a sua volta conteneva cause di malcontento.

La Sicilia, inorgoglita dei primi successi, non solo non accettava la liberalissima costituzione, ma si proclamava autonoma, dichiarava decaduto il Re e i suoi discendenti. Il Parlamento siciliano, vista l'impossibilità di una repubblica, decideva offrire e facea più tardi offrire la corona di Sicilia a Ferdinando di Savoia, duca di Genova, figliuolo secondogenito del re Carlo Alberto.

L'onorevole Crispi vi parlerà della rivoluzione di Sicilia, e vi dirà forse molto diversamente che io ora non dica.

Perchè la Sicilia non accettò la costituzione? perchè tentò in ogni guisa di creare ostacoli al Re? Perchè, si risponde, essa non avea fede nei Borboni.

Questa mancanza di fede non è in alcuna guisa dimostrata. Perchè furono appunto i siciliani che nel 1799 ospitarono il Re, e furono essi, che, durante la monarchia francese di Giuseppe e di Giovacchino, gli furono fedeli.

La Sicilia non era gravata d'imposte eccessive. Mentre adesso paga allo Stato per imposte circa 115 milioni all'anno, allora per le spese generali non contribuiva al bilancio dello Stato che tenuamente. Ancora nel 1860 il contributo della Sicilia alle spese generali del Regno non era che di 17 milioni.