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La monarchia siciliana surse con forme parlamentari. La sua costituzione risentì dei tempi e degli uomini che la formarono.
Nei primordii, il Parlamento si riuniva in unica assemblea, nella quale intervenivano i prelati, i baroni ed i sindaci delle città libere. Sotto gli Spagnuoli l'assemblea fu ripartita in tre: il braccio militare, l'ecclesiastico ed il demaniale.
E fu male, imperocchè bastava che i due bracci aristocratici si accordassero contro la parte popolare, per imporre la legge.
L'autorità del Parlamento diminuì sempre sotto il dominio straniero. Si convocava soltanto quando il re avea bisogno di sussidii, e la rappresentanza nazionale si limitava a reclamare dal principe i provvedimenti pei pubblici servizii sotto l'umiliante titolo di grazie.
Scoppiata la grande rivoluzione francese, i Borboni furono espulsi da Napoli e trovarono asilo in Sicilia, sotto la tutela dell'armata britannica. La sventura non fu loro di lezione; anzi, abusando della loro autorità, relegarono in un'isola parecchi Pari del Regno, i quali avevano protestato contro il re violatore della costituzione.
La Corte, minacciata dal ministero inglese che voleva la pace nell'isola, venne a migliori consigli. Il re nominò a suo vicario il principe reale e si ritirò in campagna, e la regina, che era considerata provocatrice precipua delle violenze, partì per Vienna.
Con questi mutamenti parve rasserenarsi l'aere politico. Le Camere, riunitesi, modificarono lo Statuto del regno, restituendo in vigore alcune delle antiche disposizioni che erano state revocate dall'arbitrio regio.
Il buon regime fu di breve durata. Ferdinando, per le migliorate condizioni dell'Europa in suo vantaggio, riassunse il potere e sciolse la Camera. Quindi convocò i comizii e manipolò una rappresentanza di impiegati e demagoghi, a renderla spregevole. Finalmente il 14 maggio 1815, dopo il trattato di Vienna, chiuse il Parlamento per non più riaprirlo.
A trovar complici nel popolo tentò con emissarii suoi di promuovere petizioni e spingere i consigli municipali a chiedere l'abolizione della costituzione. Ma conseguì un effetto contrario, perocchè l'azione perversa dei nemici del paese provocò una agitazione universale per la convocazione del Parlamento.