Pensate invece quale effetto deva avere sopra menti incolte, in cui fermentano l'odio e la superstizione, l'insegnamento che noi diamo.
Noi siamo gli eredi dei meriti e delle colpe dei nostri padri, e noi già scriviamo con le opere nostre la storia dei nostri figliuoli. Facciamo che questa storia sia meno faziosa; insegnamo che il lavoro umano è sacro; che la violenza comunque adoperata è male; infondiamo quel rispetto della libertà umana da cui purtroppo ci allontaniamo; evitiamo anche di ripetere, ciò che non è vero, che il passato è più grande del presente.
Da tre secoli a questa parte mai l'Italia è stata ciò che è ora: in quarant'anni di unità, di questa unità che con le sue ingiustizie è sempre il nostro più grande bene, in quarant'anni di unità, noi abbiamo realizzato progressi immensi. Noi non eravamo nulla e noi siamo molto più ricchi; molto più colti; molto migliori dei nostri padri.
Siamo anche più scontenti e ciò è anche bene, poichè la rassegnazione supina è dei deboli.
Spogliamoci ora anche dei pregiudizi antichi e diciamo tutta la verità: l'Italia è stata la terra degli eroi, perchè valea poco.
Quando tutti avranno il sentimento del loro dovere, il senso della loro responsabilità, quando sopra tutto avremo combattuto i germi morbidi della miseria e i fermenti della ignoranza; allora non avremo più bisogno di eroi: potremo avere grandi statisti, grandi tecnici, se occorrerà grandi strateghi, non mai eroi nel senso in cui ne abbiamo avuto, finora.
Signore, Signori,
Voi ricordate l'episodio che gli storici hanno tante volte ricordato, che il romanziere potente ha divulgato.
Nella notte che precedette la battaglia più decisiva della guerra franco prussiana, l'esercito tedesco e l'esercito francese non erano a grande distanza, e nel campo francese in cui già le prime disfatte aveano gittato una profonda tristezza, si seguivano le mosse del nemico con ansia indicibile. Ora, nella veglia tragica giunse come di lontano una immensa voce. Nella notte fredda e solenne tutti i soldati tedeschi pregavano insieme e cantavano insieme il corale di Lutero. Era un canto eguale, solenne, quasi l'affermazione della speranza comune e della vittoria immancabile.
Quegli stessi soldati di Francia che si erano mostrati arditi anche nella disfatta sentirono scendere nell'anima come una nube di dolore e, più che il rombo del cannone, li atterrì quel canto; sentirono che non lottavano già contro un esercito, ma contro tutto un popolo, che avea un'anima sola.