Lieta del fato Brescia raccolsemi,
Brescia la forte, Brescia la ferrea,
Brescia leonessa d'Italia
Beverata nel sangue nemico.
V'è infatti tanta grandezza nella lotta di Brescia contro lo straniero, breve lotta di soli dieci giorni, ma atroce, disperata, sostenuta con impavida fortezza, da poter dire, senza eccesso di lode, essere questa la più eroica pagina di quella sfortunata, ma non inutile rivoluzione, la quale, or è mezzo secolo, iniziava il risorgimento politico d'Italia. Ricordiamo quei tempi e quelle prove, perchè la patria, nei dì del dolore fortemente sofferto, più santa appare che in quelli dell'esultanza.
In quella impetuosa carica alla baionetta contro lo straniero, che fu la rivoluzione del 1848, Brescia si trovò subito in prima linea; e cacciata la guarnigione austriaca dello Schwarzenberg, fece sventolare la bandiera nazionale sul colle Cidneo.
La fioritura italica d'illusioni e di speranze appassì in breve, e la tirannide straniera calò ancora tenebrosa sulla libertà nazionale. Alla sconfitta di Custoza seguiva l'armistizio Salasco, e il 16 agosto i soldati stranieri rientravano in Brescia.
Tra inique persecuzioni e frequenti speranze s'apriva il 1849. Alle fucilazioni, alle verghe, alle prigionie, agli oltraggi, rispondeva torbido e cupo il fremito, non pure di Brescia, ma delle campagne e delle vallate vicine, fatte contro a segreti convegni di patriotti. Gli animi trepidavano ancora di speranza, guardando al vessillo tricolore, tuttora sventolante su due città gloriose, Roma e Venezia, e al Piemonte, il quale si cimentava di nuovo a difendere conculcati diritti.
Denunziato l'armistizio Salasco, Carlo Alberto lasciava Torino e si avviava verso la Lombardia. A Brescia, ove metteva capo la cospirazione lombarda, un comitato di cittadini animosi preparava l'insurrezione.
Il giorno 19 marzo, sui colli che incoronano la bella città, apparve, con una squadra d'armati, araldo di libertà, il prete Boifava, anima di apostolo e di soldato, tutta accesa del divino entusiasmo di combattere per la patria.