La fiamma vendicatrice divampa il giorno 23 marzo. Una nuova prepotenza delle soldataglie straniere fa insorgere il popolo, il quale fuga la guarnigione austriaca, appena in tempo di chiudersi nel Castello dominante, entro le mura la città. E dal Castello, a mezzanotte, incomincia furioso il bombardamento. Il fragor del cannone si diffonde lontano pei campi: d'eco in eco se lo rimandano i monti circostanti, augusto segnale alle milizie del popolo, preparato a disperate difese.
Si ricorre a tutte le armi somministrate dal furore, e il selciato, scomposto da uomini, da donne, da fanciulli serve ad erigere barricate; con ostinazione invincibile i combattenti cacciandosi a qualunque rischio, non ricusano qualsivoglia miseria estrema, stanno pertinaci a distrugger sè stessi, piuttosto di venire ad accordi con lo straniero.
Intanto, da Mantova, i battaglioni austriaci del generale Nugent correvano su Brescia, ma, giunti alle porte della città, trovarono animosi drappelli guidati dal Boifava e dallo Speri, pronti a mostrare che Brescia non era preda esposta nè facile, e non le mancavano e petti e braccia e ostinata virtù di resistere. Con impeto di prodezza eroica, i nostri ributtarono i croati e volevano inseguirli, se quell'ardore imprudente non fosse stato trattenuto da Tito Speri, capo improvvisato di gente raccogliticcia, ma che aveva occhio di capitano esperimentato e non ignorava le industrie e le precauzioni guerresche.
Poco più di cento prodi tennero fermo tre ore contro i battaglioni del Nugent, il quale rivolto ai parlamentari:
«Entrerò in Brescia per amore o per forza.»
A cui lo Speri:
«Per forza, forse: per amore mai.»
Disse e ritornò fra i suoi il soldato della patria.
Con che dignità antica questa nobile figura di patriota e di guerriero traversa i campi della morte! Nella meravigliosa decade bresciana, Tito Speri s'alza splendido tra una schiera di prodi. Tutto in lui era sincero: lo sdegno e il perdono, l'ira e l'amore, il sentimento e il pensiero.
Alle superbe parole del Nugent, il popolo rispose gridando: «Guerra e morte» e al terribile grido s'unirono in breve il rombo del cannone tedesco e il martellare delle campane bresciane.