Gli assalti degli austriaci erano sempre respinti, ma alle cruenti perdite dei bresciani non furono compenso quelle, benchè maggiori, del nemico, ch'ebbe lo stesso generale Nugent, mortalmente ferito.
Solo, il giorno 29, si apprese che la fortuna italica s'era infranta a Novara. L'immane sventura parve rinvigorire il coraggio.
Le palle percotendo sulle barricate le dirompeano con alto fracasso, e i bresciani, privi di ripari, si mostravano egualmente terribili ai nemici, giurando ai loro morti onore di funerali di sangue.
Haynau, il terribile Haynau, il quale stava a campo sotto Venezia assediata, fremeva di sdegno apprendendo che, dopo sette giorni di lotta, le bene agguerrite milizie imperiali non erano state ancor capaci di aver ragione di una folla incomposta di popolani male armati. Il feroce soldato prese un subito divisamento: abbandonato il blocco di Venezia corse a Brescia, e col favore della notte penetrò nel Castello, insieme con molte milizie.
Quando, in sull'alba del giorno seguente, il maresciallo austriaco, dallo sterrato del castello, guardò dinanzi a sè, Brescia appariva superbamente bella, quantunque il dì fosse grigio. Dalle vie, entro le mura, un remore di grida liete e gagliarde saliva, quasi voce della città, palpitante di prodigiosa vita e accesa da virtù indomabile.
I bresciani, cuori forti, sani, generosi, stavano vigilanti alla custodia della patria. Tra un velo nebbioso si vedevano appena le popolose borgate, i colli fertili e incastellati, i ronchi sparsi di ville. Sotto il giro delle oscure piante, che incoronano i monti, si scorgevano distinti appena i verdi seni delle floride pendici, e si estendeva misteriosa e indefinita la pianura lombarda, sfumante via via nei cinerei vapori dell'orizzonte. E lì sotto, Brescia, torreggiante d'ogni intorno di palagi e di chiese, illuminata, anche sotto il grigio cielo, dal sole della libertà.
Quali pensieri si saranno in quell'ora agitati nel bieco animo dello straniero? Ah! è solo nel pensiero dei buoni che la bellezza e la giovinezza della natura diventano belle e dolci del pari.
Non altro che feroci cupidigie di stragi o di dominio animavano quel micidiale, il quale spediva tosto un messaggio al Municipio, chiedendo senza dimora la resa della città, minacciando saccheggi e devastazione.
Le minacce raddoppiarono l'ardimento. Cresceva col pericolo la fermezza del proposito generoso e feroce. Divampanti d'ira, tutti corsero a brandire le armi,
No, Italia non vide mai un coraggio così determinato.