Camillo di Cavour, nel quale l'animo del cittadino era anche più grande della mente acuta del ministro, faceva suo, con penetrazione sicura, il concetto mazziniano dell'unità italiana e lo incarnava nella monarchia di Savoia, compiendo una delle più belle rivoluzioni della storia.
Ormai s'era creato in Europa il convincimento che l'Austria avrebbe comandato in Italia ancora per poco, e che l'Italia, dopo tanta virtù di sacrifizi, di lotte, di opere, di studi, avea bene il diritto di costituirsi in nazione indipendente.
L'Austria allora, cui più che la vergogna delle sue inique oppressioni cuoceva la riprovazione di tutte le nazioni civili per le sue forme di governo, pensò adoperare, dopo i patiboli e le carceri, un'arme più insidiosa, le lusinghe, e simulò di farsi più umana. «No, noi non domandiamo all'Austria — esclamava Daniele Manin, l'esule magnanimo — che sia umana e liberale in Italia, ma le domandiamo che se ne vada; noi non sappiamo che farci della sua umanità e del suo liberalismo, e solo vogliamo esser padroni in casa nostra!»
Che l'Austria non fosse mutata e sotto le blandizie celasse l'antica ferocia, provò la nuova forca rizzata nel 1855 a Mantova, e a cui fu appeso, inclito martire, Pietro Fortunato Calvi, l'eroe del Cadore.
* * *
Un dì, la bandiera italiana apparve sui baluardi di Sebastopoli, unita ai vessilli dei più forti popoli dell'Occidente. Dopo la guerra di Russia, nel Congresso di Parigi, la causa italiana fu dichiarata solennemente d'interesse europeo, raccomandata al tribunale supremo della civiltà cristiana, e il conte di Cavour arditamente proclamava che l' Austria in Italia era stata sempre attendata.
Ormai l'Italia non si sentiva più sola, abbandonata, e precorreva, con l'ansia del desiderio, gli eventi.
E che giubilo irrefrenato, da un capo all'altro della penisola, commosse, non molto dopo, i popoli, all'annunzio che la Francia, la gloriosa sorella latina, dava la mano all'Italia per rialzarsi e per iscuotere i danni e le onte del servaggio!
Nei primi giorni del maggio 1859, Vittorio Emanuele e Napoleone III si mettono a capo dei loro eserciti, mentre Garibaldi conduce i suoi Cacciatori delle Alpi. Il 20 maggio, gli austriaci toccano dalle armi franco-piemontesi la prima sconfitta in Lombardia, a Montebello; il 30 sono fugati a Palestro. Fra la prima e la seconda vittoria, Garibaldi, il 23 maggio, entra trionfante a Varese, il 27 a Como.
Il 4 giugno, gli eserciti alleati passano il Ticino, e i francesi vincono il nemico a Magenta; l'8 a Melegnano. In questo stesso giorno Vittorio e Napoleone entrano in Milano, tra l'entusiasmo frenetico delle popolazioni redente.