La sera dell'8 maggio Garibaldi rimbarcò la spedizione, e non per salpare ma per passar quella notte all'àncora nella rada. Temeva che il Ricasoli mandasse a fermarlo! La mattina del 9 i due vapori salpano, toccano Santo Stefano, vi stanno poco, poi via verso scirocco, navigano tutto quel giorno e la notte e quello appresso. A una certa ora del 10 il Piemonte lascia addietro il Lombardo, e va, va, va, finchè sparisce.

Ah! che nuova stretta per quei che navigavano sul Lombardo! Il Bixio in un momento che uno aveva osato mormorare contro di lui, mandò tutti a poppa, e gridò che il Generale gli aveva ordinato di sbarcarli in Sicilia, e che in Sicilia li avrebbe sbarcati, che là lo avrebbero appiccato, se così avessero osato, al primo albero che si sarebbe incontrato, ma in Sicilia giurava di sbarcarli. Parole che lasciavano il segno nell'aria come saette, e mettevano il fuoco nei petti e nelle teste. E quel Piemonte che se n'andava avanti da solo, s'era portato via i cuori. La sera non si vedeva più, e la malinconia era grande come l'ora del mare.

Ma verso la mezzanotte il Bixio che stava sul ponte del comando, vide e fremette. Una nave, a lumi spenti, sorgeva innanzi a lui come un'ombra; e pareva venisse.... Era la morte? Ah! non a lui si poteva correre addosso per colarlo a fondo! Egli era uomo da arrembaggio. Su! dà la sveglia, tutti si destano, le baionette s'innastano, ognuno sta pronto; e il timoniere badi, viri e via; ora a quella nave, va addosso il Bixio. Mancava poco a dar l'urto, e sarebbe stato tremendo. Senonchè, una voce gridò: «Capitan Bixio! Volete mandarmi a fondo?» «Oh! indietro, indietro alle macchine — grida Bixio — Generale, non vedevo i fanali!»

«Siamo nella crociera nemica», soggiunse tranquillo Garibaldi. I cuori s'apersero, Garibaldi, il Signor del mare, in quell'incontro salvava tutti.

E insieme con Bixio, concertato d'allargarsi, navigarono di conserva il resto della notte. La mattina dell'11, videro il gruppo delle Egadi, che parevano venute su allora dal mare, verdi di tutti i toni, con rocce splendenti in alto, con una zona d'argento ai piedi; e più in là appariva la costa dell'isola. «La Sicilia, la Sicilia!» I Siciliani della spedizione se la bevevano cogli occhi, gridavano, benedicevano, abbracciavano gli altri; cose che nessuna lingua potrebbe narrare. Che città è quella? Marsala!

Ma poi fu un volgersi di tutti a poppa, per guardare due navi, che correvano a vista d'occhio dietro di loro: «Avanti! Avanti!» Bixio gridava ai marinai che chi gli sbagliasse una manovra, sarebbe impiccato all'albero di maestra.

Marsala era ancora lontana, ma sembrava che la terra stessa venisse incontro ai due vapori, da tanto che questi correvano. E gli altri inseguivano, come leonesse in furia dietro a' cacciatori che avessero loro rapito i lioncelli. Alla fine ecco il porto! Il Piemonte lo imbocca e maestoso vi si pianta; Bixio investe col Lombardo contro la spiaggia. Era l'una pomeridiana.

Cosa voleva dire quell'imbandierarsi d'una piccola nave da guerra, ancorata a sinistra del Lombardo, e quell'imbandierarsi di due grosse navi, ancorate a destra del Piemonte? Un marinaio del Lombardo spiegava che quella piccola era una nave borbonica, che invitava le navi grandi, che erano inglesi, a ritirarsi, perchè voleva far fuoco sui due vapori giunti. Rispondevano gli inglesi che avevano i loro ufficiali a terra, che le loro macchine non erano sotto pressione, e che però aspettassero un poco. Così almeno spiegava il marinaio del Lombardo tutto quello sciorinar di bandiere. E fu questo tutto l'aiuto inglese, di cui tanto si disse e si scrive ancora. Non però fu cosa da poco, perchè intanto la gente del Piemonte e del Lombardo si gettava giù nelle barche, e via vogava a terra. Ma presto le due navi che inseguivano, venute a tiro, si misero a farle addosso le cannonate. Povero Stromboli, povera Partenope! In poco più forse d'un'ora, tutta la spedizione fu a terra; un po' di sosta a ordinarsi, e poi una corsa a compagnie; carponi, ritti, come ognuno sapeva, tutti entrarono in Marsala.

I cittadini trasognati, sbigottiti, non sapevano ancora cosa fosse quel cannoneggiamento, nè chi fossero quegli uomini nuovi che invadevano la città con l'armi in pugno, quasi tutti vestiti in borghese. Ma come seppero che era con essi Garibaldi, tutta la città balenò di una gran gioia, non s'udì più che il gran nome, parve che la rivoluzione vera della Sicilia cominciasse in quel momento.

Quanto a Lui, disceso dal Piemonte, aveva messo il piede sul suolo dell'isola come su terra già sua; era salito nella città col passo lento d'Aiace, come se le cannonate non potessero toccarlo; forse in quel momento sentì che per la prima volta in sua vita, si trovava a entrar nell'azione, senz'altra autorità sopra di sè, libero e primo come la natura lo aveva fatto, e vide come in una prospettiva infinita chi sa quali grandi cose da farsi!