Ebbene: questa scena a due piani suggerì a Giuseppe Verdi l'ultima tragica scena a due piani dell'Aida.
XXII.
Ugo Foscolo in casa Porta. — Sue relazioni con la famiglia del poeta. — Lettere sue dagli autografi. — Il suo buon umore dall'esilio. — Le avversità di Luigi Bossi. — Tratti generosi del Porta e di sua moglie per lui. — Il pittore e poeta Giuseppe Bossi in fine di vita. — Grande amicizia del Porta anche per lui. — Morte di Giuseppe Bossi: suo monumento scolpito dal Marchesi. — Lo Sposalizio di Raffaello e il museo del gaudente conte Sannazzaro. — Carlo Porta sul Lago di Como. — Memorie lariane: a Blevio. — Sonetti del Porta contro il favorito della Principessa di Galles.
E Ugo Foscolo?
Ugo Foscolo conosceva la famiglia Porta. Vi era accolto con benevolenza e con espansione d'affetto, laddove in altre famiglie trovava rivali e ostilità. A Milano si burlavano di lui per le sue spacconate, e i più lo detestavano calunniandolo: i Porta gli elargivano consolazioni e amorevolezze.
Da lettere di lui, conservate oggi nel Museo Portiano a Milano, si rileva come, oltre l'affetto, certi interessi di denaro lo legassero a quella famiglia. Difatto, egli si serviva della banca di Gaspare Porta, fratello di Carlo, per ritirarne gli zecchini necessari ad esulare in Inghilterra, non volendo, come ne era richiesto, giurare fedeltà al Governo austriaco. Il fratello di Ugo, Giulio Foscolo (lo stesso che lo difese poi nella Biblioteca italiana dalle malignità biografiche del Pecchio), con un tratto generoso, gli cedette un capitaletto fruttifero, formato da' propri risparmi; e il banchiere, scelto da Ugo Foscolo per compiere le necessarie operazioni, fu appunto Gaspare Porta.
Lasciata l'Italia, il Foscolo, fra tante tumultuose vicende, manda a Gaspare proprie informazioni da Zurigo. Il 6 luglio 1816, dopo avergli confidato l'itinerario che avrebbe seguito per passare a Londra, lo prega di baciare Carlo:
«Date un bacio a quel poeta gaudente di vostro fratello; ditegli, a quattr'occhi, che nell'albergo ove in questi giorni, per non pagare un lungo affitto di casa in campagna, sono disceso ad alloggiare in Zurigo, ho veduto a tavola rotonda il povero Bossi, che fece le viste di non conoscermi, ed io ho rispettato la sua riservatezza. Seppi poi che cadde malato, e, ristabilitosi alquanto, pigliò casa in città: non ne ho più udito parlare: vive sotto il nome di Bellinzaghi; vorrei andare a offerirgli cordialmente, da italiano a italiano, da povero a povero, da esule a esule, e anche da malato a malato, i miei servigi, ma non ardisco presentarmi a chi crede d'avere ragioni di star meco così celato. Se Carlino lo desidera, anderò e farò tutto quello che potrò».
La lettera è di pugno del Foscolo. Il Bossi di cui parla con affetto era Luigi, fratello del pittore e poeta Giuseppe. Per dolorose circostanze, ad alleviare le quali vedremo quanto cuore ponesse Carlo Porta, Luigi Bossi riparava col pseudonimo di Paoliniano Bellinzaghi a Zurigo, gran rifugio di perseguitati, di peccatori e d'infelici. Anche Ugo Foscolo si faceva chiamare colà col falso nome di Lorenzo Alderani. E il Bossi lo confidava a Carlo, informandolo del fuggiasco cantor dei Sepolcri e d'una acerbissima satira scritta da lui.
Il Porta gli rispondeva da Milano: «Del costì misterioso soggiorno del noto letterato ne avevo da lungo tempo qualche sentore, per voci vaghe ed incidenti di piazza, quantunque la mia ditta sia quella di cui egli si servì per il passaggio de' suoi fondi. Mi è pur nota la satira di cui mi parli, che riguarda tutta una adunanza nostra letteraria, che negli anni decorsi praticava in casa di certa signora Vadori. Questa satira, modellata quanto al ritmo ed alle tracce sull'Apocalisse di san Giovanni, è da lui intitolata: Visione di Didimo Chierico. Io la lessi due anni sono, datami da lui medesimo, e colla chiave necessaria per interpretarla. Non la stamperà, ne son certo. Primo, perchè la natural vendetta delle persone offese avrebbe un campo più lauto nelle avventure sue per rifarsi con di lui maggior danno e vergogna. Secondo, perchè da questa mercanzia non potrebbe ritrarre quanto sarebbe obbligato di spendere per la stampa e la carta....»