Ma sollievo più dolce Carlo Porta trovava a Blevio, paesello sul lago di Como; lago che il Balestrieri aveva cantato, e che Ugo Foscolo prediligeva per le emozioni de' suoi procellosi amori con la Cecchina Giovio, a Como, e con la Lenin Bignami nella villa rossa di Cernobbio.
A Blevio, la villa Belvedere era posseduta dalla marchesa Imbonati, sorella di Carlo immortalato dal Manzoni nel noto carme; la quale pietosamente aiutò negli studi un povero ragazzo di Perlasca, frazione di Blevio: quel Tommaso Bianchi, che, prete, e poeta romantico, alto, dalle bionde chiome inanellate alla nazzarena, entrò ardente nella Giovine Italia, e, arrestato, fu trovato una mattina morto nelle carceri di Milano. Sembra che nella notte, in delirio, lo sventurato siasi ucciso.[101]
E a Blevio ebbero le loro ville la celebre cantante Giuditta Pasta, l'angelica interprete del Bellini, nemica dell'acqua e del sapone; l'adorata ballerina Maria Taglioni, che acquistò la villa della crestaia Ribier (già nostra conoscenza) arricchitasi assai a spese delle dame milanesi. E a Blevio s'era eretta con architettura russa una villa graziosa il principe Schuwaloff, che la abbandonò per convertirsi al cattolicismo e farsi frate barnabita; a Parigi raccontò poi in un libro la sua conversione. A Blevio, la portentosa principessa Cristina Belgioioso, vi trovò l'ultimo suo rifugio di pace, dopo una vita tempestosamente patriottica e avventurosa.
Alessandro Manzoni scrisse a Blevio la faceta Ira d'Apollo, che fece parte dell'arsenale guerresco contro i classicisti, contro i quali Carlo Porta si lanciò, come vedremo fra poco.
E da Blevio Carlo Porta scorgeva di fronte, sul lago, la grandiosa villa che Carolina Amelia Elisabetta di Brunswich, principessa di Galles, tramutò nel teatro de' suoi turpi amori. Quando l'erculeo favorito della sciagurata, Bartolommeo Pergami, già corriere del generale Pino e al servizio di lei, venne nominato cavaliere della Croce di Malta, Carlo Porta gli scaraventò contro quattro roventi sonetti. Li compose sul lago di Como, forse a Blevio o a Moltrasio, nella villa dei conti Lucini-Passalacqua, dei quali era amicissimo, e dove pure soggiornò.[102] Molto si scrisse di quella principessa: non tutto. Gli atti segreti di Stato a Milano recano ignoti particolari che non solo lumeggiano episodi occulti di depravate passioni, ma personaggi aulici, e il tempo.[103]
XXIII.
Nella casa del conte Luigi Porro. — Silvio Pellico e il Conciliatore. — Carlo Porta in mezzo ai Carbonari. — Si accorse egli del suo pericolo? — La lotta fra romantici e classicisti. — Perchè Carlo Porta la combattesse. — Il suo verismo. — Giovanni Berchet portabandiera dei romantici. — Il Manzoni difeso con buon umore dal Porta. — Sua lettera da Parigi. — Un giudizio del Manzoni riportato da Ruggero Bonghi. — Un giudice in tribunale strapazza i romantici: risate del Porta. — Giornali in zuffa letteraria. — Le solite soavi polemiche letterarie. — Vincenzo Monti contro l'Acerbi. — Francesco Cherubini. — Abbattimenti del Porta e sgridata del Grossi.
La bella casa del conte Luigi Porro in Via dei tre monasteri, detta poi Via di Pietà, ricca di oggetti d'arte rarissimi, talchè i forestieri di buon gusto si facevano premura di visitarla, non si apriva soltanto ad ospiti stranieri celeberrimi di passaggio per Milano come Lord Byron, il grande poeta della passione dolorosa e ardente carbonaro; accoglieva anche altri carbonari e romantici d'azione, sì lombardi che d'altre terre.
La polizia austriaca, onnipotente, e il governatore austriaco (che talvolta doveva obbedirle) vigilavano attentissimi quel focolaio di idee sovversive.
Il conte Porro teneva seco in casa, com'è notissimo, Silvio Pellico, istitutore de' suoi figliuoli e compilatore indefesso d'un periodico che, nella storia del giornalismo italiano, rifulge di splendore imperituro: Il Conciliatore, fondato e mantenuto specialmente coi denari del ricchissimo conte. La lotta del Conciliatore e del cenacolo che vi scriveva (Berchet, Pellico, Federico Confalonieri, Porro....) non mirava soltanto a combattere i classicisti convenzionali, freddi, verbosi; mirava a ben altro: a combattere il Governo austriaco e a sostituirsi ad esso con tutto un programma di governo liberale e innovatore; programma pubblicato, quale prima sinfonia orchestrale, nel periodico animoso. L'ufficio austriaco di censura fu allora raddoppiato di forze e di forbici. Tagliava, mutilava implacabile gli articoli. Alla fine, il Conciliatore, che veramente non poteva conciliare l'irriducibile, venne soppresso.