Il Grossi non la udì, non lo vide più. Sbalordito, domanda all'eterno enigma:

«L'è mort? L'è propri mort? Cossa vœur dì

Sta gran parolla, che fa tant spavent?...

».... Se non c'è più nulla di lui, com'è che gli voglio ancora bene?» Ma la speranza di rivederlo, un giorno o l'altro, lo conforta.

Alessandro Manzoni, che voleva scrivere in dialetto milanese I promessi sposi, perchè la lingua non gli sembrava che potesse rendere tutte le precise proprietà e sfumature ch'egli sentiva di dover esprimere; il Manzoni, che accoglieva festoso il Porta nella sua fida conversazione, chiamata dagli amici l'Isola di Giava, per i gran giavanadd (balordaggini) ch'essi stessi dicevano di sballare chiacchierando; il Manzoni ricordò per tutta la vita l'autore del Marchionn: ne parlava spesso con gl'intimi amici che lo visitavano nella sua biblioteca a pianterreno della sua casa in Via Morone.

Carlo Porta moriva quando cominciavano i processi contro i Carbonari; quei processi che rivelarono al mondo quali magnanini sogni per l'indipendenza d'Italia infiammavano spiriti alti e puri in un tempo d'animosi, infausti fermenti.

A Carlo Porta fu risparmiato un gran dolore: l'annuncio delle nefande condanne; poichè, onesto e sensibile qual'era, specialmente pei romantici, coi quali aveva combattuto una battaglia vivace di vita artistica, avrebbe pianto sulla loro sventura.

FONTI DI QUESTO LIBRO.
SPUNTI INEDITI. — POSTILLE.

Riguardo a Carlo Porta, l'autore ebbe la fortuna d'ottenere dal nipote del grande poeta, dottor Carlo Porta, di Milano, tutte le carte autografe, le antiche bozze di stampa, poesie, lettere, documenti diversi: un insieme vitale. L'ingegnere Giuseppe Grossi gli affidò le lettere del Porta a suo padre Tommaso. L'autore, inoltre, consultò i manoscritti portiani della Biblioteca Ambrosiana, della Biblioteca Trivulziana e della Biblioteca Nazionale di Parigi, nonchè le carte dell'Archivio di Stato di Milano, per le poesie del Porta che conserva, e pei dati ufficiali che porge, negli atti, sulla carriera d'impiegato governativo di lui. Intorno alla vita del Porta gli tornarono preziosi i ragguagli forniti dal dottor Porta e dalla matrigna, che sposò Giuseppe, figlio di Carlo Porta; le notizie favoritegli dal comm. Guglielmo Berchet, segretario perpetuo del R. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti, nipote del celebre poeta nazionale (amico del Porta) e marito d'una signora Londonio, nella cui famiglia Carlo Porta praticava. Altre notizie, ancora, gli furono comunicate dal venerato abate Adalberto Catena, di Milano, che dalla madre, amica del Porta e della famiglia di lui, e dalle tradizioni orali della Diocesi milanese apprese caratteristici particolari, fedelmente riferiti in questo volume. A ciò si aggiunga l'esame di archivi ecclesiastici e delle lettere del dottor Aquanio, morto vecchissimo, che lucidamente ricordava assai cose del tempo e delle vicende del Porta. Furono esplorati, ma invano, gli archivi di Venezia, dove il Porta passò parte della sua giovinezza.

La prima edizione del Porta è quella che comprende il volume VII della Collezione delle migliori opere scelte in dialetto milanese, curata da Francesco Cherubini (Milano, G. Pirola, 1817). La prima edizione critica del Porta, illustrata su carteggi inediti, storicamente, ecc., è quella curata dall'autore del presente volume (Firenze, G. Barbèra editore) nel 1884, e della quale si è qui ora in parte servito.