Egli fu impiegato diligentissimo; nè mai s'accapigliò co' superiori. Una volta, uno di costoro gli negò un favore; egli scagliò contro di lui un paio di sonetti, ma ne tenne il nome segreto.

Durante l'orario d'ufficio, quale cassiere (come poi divenne al Monte Napoleone), non conversava coi colleghi: se ne stava taciturno; ma la facezia usciva talvolta brillante dal suo labbro. Un aneddoto: chi riscoteva le pensioni doveva presentare, come adesso, l'attestato di vita. Un pensionato non si poteva capacitare di tale formalità:

— Ma lei non mi vede che son vivo? — dice al Porta.

— Sì, — risponde il poeta, aprendo un cassetto; — ma non basta: venga qui dentro, che la presenterò ai miei superiori. —

Salì poi al posto di cassiere; e, come succede ai burocratici nati, ci teneva quasi al pari d'un regno.

VII.

Celebrazione repubblicana in piazza del Duomo. — Ciò che portò via e ciò che lasciò Napoleone nel tornare in Francia. — La «fiera» dei pubblici saccheggiatori. — Il bozzetto storico del Porta: Desgrazi de Giovannin Bongee. — Documenti che ne provano la verità. — Giudizi francesi sulle soperchierie francesi. — Stendhal. — L'irruzione degli Austro-Russi. — Suvaroff. — Suoi costumi. — La feroce reazione controllata dal Porta. — Il racconto della contessa Cicognara. — La battaglia di Marengo. — Napoleone di nuovo padrone della Lombardia. — Rialza la Repubblica cisalpina.

Carlo Porta era, dunque, tornato da Venezia nella sua Milano, e intanto gli avvenimenti politici incalzavano. Qui bisogna chiarirli.

Dopo che, nel 5 luglio 1797, il ministro della polizia, generale Porro, ordinava che a tutte le bandiere sparse nel dipartimento dell'Olona fosse «tolto il color bleu e sostituito il verde» (la bandiera, che doveva diventare più tardi quella di tutta Italia); dopo la celebrazione dell'anniversario del quinto anno della Repubblica francese, celebrazione svoltasi nella piazza del Duomo, con infernale tuonare d'artiglierie, che infransero molti vetri degli artistici finestroni colorati del tempio, e con la mostra spettacolosa delle immagini dei due Bruti (il primo non bastava più!) e di Publicola e di Catone, buonanime (ritratti, s'intende, tutti dal vero.... e che il popolo ambrosiano conosceva di vista benissimo); dopo, infine, aver firmato il trattato di pace di Campoformio, per il quale l'Austria riconosceva la Repubblica cisalpina, Napoleone tornò rapido in Francia.

E, in Francia, lo avevano preceduto i nostri cimelii più preziosi: il famoso papiro della Storia giudaica di Giuseppe Flavio, una Divina Commedia, manoscritti figurati di Leonardo da Vinci, e insigni capolavori d'arte, fra cui il cartone della scuola d'Atene di Raffaello; ma questo fu il destino di tutte le terre italiane, per le quali il liberatore passò. L'orgoglio francese veniva accarezzato da quelle ruberie, gabellate per trofei di vittoria.