El me trass la corda al coll,
Strascinandem per Milan
A tœu su di brutt paroll.[27]
La contessa Massimiliana Cicognara, nata Cislago, veronese, coltissima, graziosa, coraggiosa e un po' intrigante, benchè avesse visto i soldati francesi spogliarle d'ogni ben di Dio il palazzo de' suoi avi, partecipava alle idee repubblicane del marito, allora tanto famoso quanto oggi dimenticato, Leopoldo Cicognara, morso dal Porta in un sonetto.
La contessa Cicognara narrava in lettere confidenziali al marito le avversioni al passato, da molti ostentate all'estremo, dopo le vittorie degli Austro-Russi. «Tu non puoi immaginarti sino a che punto si spinga la ostentazione di sentimenti avversi alle cose passate. I riguardi o le paure di molti sono spinti all'eccesso, e si manifestano con vili adulazioni e bassezze più vili. Che sperare da un paese e da una gente di questa fatta?»
E il 1º febbraio 1800 gli scriveva ancora: «In questo momento, un terzo di Milano è convulso d'entusiasmo per l'apertura d'un «Casino nobile», che fu istituito per espiare tante colpe democratiche; questa sera dev'essere aperto con una festa di ballo di cui si dicono meraviglie. Immaginati che sensazione fa codesta risurrezione delle gerarchie, in questi momenti, a chi s'era abituato a non considerarle più come il compendio di tutti i meriti! Io non posso proprio simpatizzare con questi butirrosi semidei.»
E il 22, accennando a quella festa, scrive di bel nuovo al Cicognara:
«M'hanno raccontato cose meravigliose dello sfarzo, della ricchezza di molte di quelle donne: una aveva intorno per più d'un milione e mezzo di brillanti; e appena osavano intervenirvi quelle che non possono tappezzarsene: la magnificenza tien luogo dell'eleganza. Sul corso poi dei bastioni, non havvi meno di trecento superbe carrozze con bellissimi cavalli e ricchissime livree: insomma, se il lusso è indizio di abbondanza, qui v'è di certo più che il superfluo. Vedi che cosa vuol dire l'essersi conciliati con la Chiesa e con l'Imperio! Gli eroi repubblicani languiscono nella indigenza, e i «buoni cristiani» godono di tutte le delizie della vita, a onore e gloria di Dio!»[28]
Qui abbiamo il quadro delle ricchezze che, non ostante i saccheggi francesi, formavano di Milano, anche allora, una delle città più ricche d'Italia. Giuseppina Bonaparte soleva dire che le gemme sfoggiate dalle signore milanesi erano «male legate» e, forse, non aveva torto; ma erano tante!
La feroce reazione austro-russa durò tredici mesi, nei quali furono richiamate alcune corporazioni religiose (gli oblati), quand'ecco mutò d'improvviso ancora la scena.