Fra le belle, sorgeva la stella di Maddalena Marliani, che nel 1805 sposò il banchiere Paolo Bignami; colei che in una festa patriottica al teatro della Canobbiana, nella sera del 17 dicembre 1807, Napoleone ammirò chiamandola «la plus belle parmi tant de belles», colei che Ugo Foscolo, anche di lei innamoratissimo, immortalò nei divini frammenti delle Grazie in versi delicatissimi, incantevoli, ricordando «i grandi occhi fatali» dell'insubre dea.

Un medico decrepito della Brianza, dove la bellissima Lenin (come la chiamavano) villeggiava nella villa del padre avvocato Rocco Marliani, mi scriveva un dì con superstite entusiamo di quella donna stupenda, alla quale una bruna lieve lanugine sopra il labbro aggiungeva acute attrattive. Ella, coraggiosa, audace, si lanciò nella «Giovane Italia»: la Sand le fu amica, e ne parla nell'Histoire de ma vie. Maria Castelbarco, «l'inclita Nice» dell'autore del Giorno, che palpitò per lei, tramontava assestando in silenzio e nell'ombra, con oculato accorgimento, l'avito patrimonio sconnesso.

Imperava, più per le arti seduttrici che per l'autentica beltà, la contessa Antonietta Arese Fagnani, alla quale Ugo Foscolo stesso scrisse poi fasci di lettere d'amore rovente sullo stampo di quelle del suo Jacopo Ortis. A lei consacrò l'ode All'amica risanata, una delle più celebri della letteratura moderna.

Antonietta, figlia del marchese Fagnani e moglie al conte Arese, di schiatta antichissima, insigne, era solita uscire dai teatri con la carrozza piena come un uovo d'ufficiali d'ogni arme. Nell'alta società di Milano rimasero ricordi incredibili di quell'amatrice, che aveva l'utile capriccio di farsi regalare sempre qualche cosa da' suoi adoratori. Si parlò per molto tempo a Milano d'un ricco scialle che un amante le aveva regalato, e ch'ella portò subito alla propria connivente modista, madama Ribier, eccitando poi abilmente un altro adoratore a fargliene offerta graziosa.

— Amico mio! Oh, che bello scialle ho visto questa mattina da madama Ribier! Me lo sono provato! Mi sta d'incanto! Non vi piacerebbe vedermelo sulle spalle quando venite?

E il cavalleresco adoratore correva a comperare lo scialle e lo deponeva a' piedi della bruna dea, che lo indossava, lietamente intascandosi il prezzo. I due amanti, che nulla, si capisce, sapevano del doppio giuoco, ammiravano sulle rotonde salde spalle dell'idolo lo stesso omaggio; e chi sa quanto, nel loro segreto, se ne compiacessero come d'un proprio esclusivo trofeo!

Ne' suoi tardi anni (donne simili vivono molto vecchie: si conservano nel ghiaccio del cuore), la impenitente Antonietta non faceva mistero delle sue gherminelle: se ne vantava, anzi, come di briose trovate.

E suo marito? Rappresentava la imperturbabile filosofia coniugale. Egli andava dicendo: «Nessuno vuole comperare la mia casa, che vorrei cedere a tutti; e tutti vorrebbero mia moglie, che non avrei coraggio di cedere a nessuno». Un ritratto di lei, a olio, la rappresenta con un turbante. I lineamenti sono grossolani, l'espressione volgare; un insieme di massiccio, di procace e d'ignobile. Ugo Foscolo esagerò nel decantarne le bellezze; ma ne era sensualmente acceso, ed era lirico, quel grande lirico, che adoriamo.

Una rivale ammiratissima dell'Arese-Fagnani si additava in Margherita Ruga, che la vinceva di molto nella bellezza (era magnifica), e la emulava nello sfoggio delle floride nudità e nelle rapide avventure civili e militari.

Rimase memoranda la sera del Ballo del Papa alla Scala, di cui abbiamo toccato; memoranda, anche, per le nudità della Ruga e della Traversi. Quest'ultima aveva ballato frenetica, insieme con altre consorelle baccanti, intorno all'albero della Libertà. Donna perfida, nata al livore, all'intrigo politico e al crimine, lasciò nome vituperevole. Suo marito era un avvocato famigerato, degnissimo di lei. La Ruga, collo, braccia, seno avea nudi: si presentò alla Scala, in quella sera clamorosa, con una semplice veste alla romana, formata di quattro liste di seta bianca, che a ogni movimento, rivelavano le forme statuarie appena coperte da una maglia color della carne. Sul capo aveva tanto di berretto frigio; così la Traversi. Costei, di avvenenza sensuale, carnosa, e che chiamavano «l'avvocatessa» perchè voleva entrare in tutte le questioni, di tutto disputare, arbitra, recisa, meritava meglio il titolo d'«infernal dea» che le appioppò il Rovani ne' suoi Cent'anni, velandola sotto il falso nome di «Falchi». Nata sul Lago Maggiore da bassa stirpe, sposò l'avvocato Traversi, vedovo d'una povera gobba, angelica di bontà, ricca, morta presto. Pur troppo incontreremo ancora quella dea.