Le ossa di Giuseppe Parini andarono disperse, al pari di quelle di Cesare Beccaria, sepolto nello stesso cimitero di Porta Comàsina; la lapide che, in memoria del Parini, vi pose l'amico Calimero Cattaneo, disparve anch'essa, e il cimitero fu trasformato, non ha guari, in un orto.

Più tardi, i demagoghi in una festa popolare all'aperto, eressero varie finte tombe d'illustri; fra esse, una col nome di Giuseppe Parini. Goffa profanazione.

Saliva una nuova borghesia; arricchita borghesia di signore milanesi, i cui allegri, liberi costumi, i cui gesti imitati sui modelli di Francia potevano offrir tema a satira saporita; ad esempio, le loro pose sentimentali adottate prima ancora del Romanticismo, ma derivazioni della Nuova Eloisa del Rousseau, e i nervosismi, e i languori e i fumi, come dicevano: poichè aver i fumi era un rendersi interessanti come più tardi (ahimè, chi potrebbe crederlo oggi) l'etisia, idealizzata nella Dame aux camélias da Alessandro Dumas figlio.

Carlo Porta, borghese, non toccò quella borghesia nuova. Rivolse il suo dardo contro la vecchia aristocrazia, gonfia dei propri titoli nobiliari, albagiosa, che il Parini aveva già deriso, con insuperabile finezza, nel Giorno.

Ne La preghiera e ne La nomina del cappellan, del Porta, siamo al cospetto di due vecchie dame della superstite aristocrazia spagnuolo-lombarda, superbissima del proprio inclito sangue, e la cui razza, nella tormenta giacobina, andò travolta, non distrutta; chè anzi, poi, ottenne dall'Austria l'imperiale riconoscimento de' suoi vantati diritti.

Ne La preghiera udiamo le sdegnose recriminazioni di donna Fabia Fabron de Fabrian contro i nuovi tempi diabolici. Un ex-francescano, uno dei tanti licenziati dal Bonaparte quando (come dice il Porta stesso in un sonetto caudato) diede ona sopressada ai fratarij, invitato a pranzo da donna Fabia, l'ascolta, mentre in cucina cuoce il riso. Ella gli parla concitata e irata in quel linguaggio italo-milanese, assai buffo, che si usava dalle dame dell'antico stampo; le quali volevano accrescere col linguaggio pretenzioso il sussiego di prammatica.

Il racconto di donna Fabia, piena di dignità nello sdegno, si svolge intorno a un capitombolo fatto da lei, sulla strada, mentre, scendendo di carrozza, voleva evitare l'urto d'un prete sporco e bisunto, che le passava accanto in quel momento. I monelli, il popolino si mettono a ridere alla caduta spettacolosa, a motteggiare.... Ma ella è gran dama, non risponde; è devota, ed entra in chiesa, dove innalza al suo «caro e buon Gesù» una preghiera, per raccomandare alla divina clemenza gli «eccessi», le «colpe», i «delitti» di quei «delinquenti» rallegrati dalla sua disgrazia; pensando che

l'offendesser

Senza conoscer cosa si facesser,

e sperando che la propria rassegnazione possa «condurli al ben».