La voce birœu in significato di domenichino viene da ciò, che siccome il pirolo (birœu) tira su le corde del violino od altro strumento a corda, così quel servitore tirava su e sosteneva lo strascico della veste della padrona, quando questa scendeva pomposamente lo scalone del palazzo o passeggiava riverita, inchinata dai parrucconi suoi pari. Ed era comico il vederlo con tanto di livrea e di spadino e di tricorno succedere al goffo campagnuolo Baltramm de Gaggian: comico il sentirlo cicaleggiare coll'alta dama sua padrona, riportando a lei i pettegolezzi del popolo e al popolo quelli della società titolata, egli, come i trovatori del medioevo, intermediario e anello di congiunzione fra chi splende in alto e chi fatica oscuro al basso.

Ma un'altra volta ancora Carlo Porta fa parlare Meneghino: nella «comi-tragedia» Giovanni Maria Visconti, composta insieme con Tommaso Grossi. Gli muta il nome: lo chiama Biagio da Viggiuto.

Meneghino, cioè Biagio da Viggiuto, è «uomeno d'arme» di Lucchino del Maino, e gli è fedel servitore. Il suo massimo piacere è quello di giovare, sia pur menando le mani, al suo padrone. È pronto a tutto lui, oggi, come nel passato. Il suo padrone può confidargli ogni segreto, e non permette che egli ne dubiti.

E Lucchino del Maino (congiurato con due Trivulzi contro il crudele Giovanni Maria Visconti duca di Milano), dopo di avergli domandato perdono del dubbio, lo rassicura così: «Non sarà mai ch'io ti manchi di gratitudine; ma appunto perchè sono grandi i sacrifici ch'io ho finora da te ottenuti, non sapeva chiedertene uno nuovo, senza tentare in prima le presenti disposizioni dell'animo tuo».

E Biagio, nel suo rustico linguaggio, pronto (si confronti il modo di pensare dei domestici d'oggi):

«Sacrifizi el ghe dis? Scior no. Quist hin paroll de lor sciori, e nun poveritt noj capissem. Nun femm i coss a la materiala, e no femm tante reson.»[49]

E ricorda ch'egli e i suoi nacquero in casa del Maino; ch'egli fu tiraa su grand e gross, mantegnu, soccorruu, e prorompe con impeto generoso:

«E mi aveva di far nagott per lor? Sta vitta, sto sangu, sto fiaa che respiri, hin robba sova, e ne hoo de spendi per lu, de dovraj a on besogn?»[50]

Così parla Meneghino al suo padrone. È una perfetta dedizione la sua. Sacrificarsi è un bisogno del suo cuore.

Ma della comi-tragedia, che si toglieva dal convenzionale, e degli altri personaggi, c'intratterremo meglio nel momento più opportuno.