Il carattere di Meneghino, attraverso le commedie e le poesie milanesi, non rimase sempre lo stesso: ogni autore volle aggiungergli qualche cosa di suo.
Domenico Balestrieri, del Settecento, inventò un personaggio, Sganzerlone, un sopracciò dal toscano spropositato, in contrasto con Meneghino, del quale affetta di non sopportare le trivialità. Ma Sganzerlone è un'ombra passata; Meneghino vive e vivrà, mercè il Maggi e il Porta.
XIII.
Il capolavoro di Carlo Porta. — Dove la plebe andava a ballare. — Un povero storpio innamorato. — Esame del Marchionn di gamb avert. — Le donne del Goldoni e la Tetton di Carlo Porta. — L'umorismo portiano. — Umoristi. — Carlo Porta grande stilista. — La Ninetta del Verzee. — Carlo Porta ed Emilio Zola. — Come nacque la Ninetta. — Giuseppe Bossi e il suo Pepp perucchee. — Giudizio del Porta su questa novella. — Olter desgrazi de Giovannin Bongee. — Postille del poeta.
Ma eccoci al massimo capolavoro del Porta: Lament del Marchionn di gamb avert (Lamento di Melchiorre dalle gambe arcuate).
Nelle sere di carnevale, ne' primi anni del secolo passato, in una via remota e deserta, detta Via Quadronno, infimi operai e sfaccendati volgari si radunavano presso un certo Battista, che apriva una sala, a ballare, a ridere. Il signor Battista era il deus loci, il conduttore, direbbero oggi, di quei festin de rœuda (dal nome rœuda, capriola), dove, per una misera moneta, ognuno aveva diritto di entrare e ballare anche in maniche di camicia, col berretto in testa e magari con tanto di zoccoli infangati. Niente di più plebeo di quelle riunioni. Certe femmine da strapazzo v'erano collocate fin dalle prime ore della sera per attirare gli allocchi e farli saltare come dannati. Le chiamavano stellônn, per somiglianza ai zimbelli (in milanese stellônn) che chiamano gli uccelli al paretaio. I suoni d'una misera orchestrina accompagnavano quei balli confondendosi alle risate, agli strilli di gioia e, spesso, agli alterchi iracondi, vivacissimi, per gelosie, pretese mancanze di riguardi (caspita! in quella Corte dei Valois!) che finivano con le botte, con le coltellate e con gli arresti.
Povero Marchionn di gamb avert! Nato forse in una di quelle tane, buie, umide, senz'aria, dove la rachitide e la scrofola deformavano la creatura umana, quando non la spegnevano; costretto a vivere nel bugigattolo d'un ciabattino dove rattoppa scarpacce, va la sera, dopo il lavoro, barcollando sulle gambe arcuate, nella sala di quel Battista, là, in quel luogo di delizie, a sonare il mandolino nella piccola orchestra; poichè, nei ritagli di tempo, il disgraziato coltiva con passione, unico suo conforto, la musica. Per la sua breve statura, lo chiamano il nano; è brutto, ha il viso bucherellato dal vaiuolo, che a quel tempo imperversava diffuso, specialmente fra il popolo ribelle all'innesto di Jenner, che, d'altra parte, le autorità non si curavano d'imporgli, trattandolo da armento o quasi. Marchionn è un povero scemo; e, fra le altre disgrazie, lo coglie la peggiore: d'innamorarsi di una di quelle gemme di bellezza e di virtù, certa Tetton, così chiamata dal seno colmo ch'ella ad arte sporge in mezzo agli adoratori del lubrico festino. Egli stesso racconta le proprie sventure, non dissimile in questo da Giovannin Bongee; le racconta per isfogare la piena del dolore: dolore per gli inganni e il tradimento infame del quale cade vittima in una trappola tesagli dalla Tetton, dalla madre di lei e complici. Anche qui c'incontriamo ne' soldatacci francesi, lesti nell'impossessarsi tutti quanti di quella facilissima Tetton; più lesti di quell'infelice Melchiorre dalle gambe ad arco, che arriva sempre in ritardo, in mal punto, e che, pien de lœuj (svogliataggine) de fastidi e pien de corna, finisce in rovina e in pianto.
Nelle commedie del Goldoni è la donna, sempre la donna, colei che impera sull'uomo, sia con le grazie ritrose e pudiche di Mirandolina, sia con l'astuta padronanza delle serve, delle donne inferiori. Il raggiro, l'intrigo femminile è uno degli elementi delle commedie del Goldoni, che il Manzoni metteva al di sopra del Molière.[51]
Ma gl'intrighi delle donne del Goldoni non sono mai scellerati: quelli della Tetton del Porta rivelano un cuore cattivo e fanno meglio risplendere l'ingenuità sempliciona del Marchionn, ch'ella avvince a sè e inganna nel modo più vituperevole. Si sorride quando Marchionn, il nano, si vanta d'essere stato un giorno lui il capo delle gaie brigate, il beniamino di tutta Milano; non si sorride più pensando ai grossi guai che ingoia, vittima d'una passione e per una donnaccia che, bella e seducente in vista, adopera il filtro della stria (strega), come Marchionn la chiama nella sua disperata confessione, nel suo lament, che desta pietà.
L'Italia vanta capolavori imperituri dell'arte buffa: bastino il Matrimonio segreto del Cimarosa, il Barbiere di Siviglia del Rossini, il Don Pasquale del Donizetti; ma difetta di romanzi comici. Il Lament del Marchionn di gamb avert è un piccolo romanzo comico irrorato di lagrime. È il primo modello d'umorismo in Italia, nel senso vero della parola, che include riso e dolori, qual'è la vita. Nella prosa fiorisce mestamente, più tardi, il Manoscritto d'un prigioniero del livornese Carlo Bini; emette pruni e spine l'Asino del Guerrazzi; ma, sopra tutti, giganteggiano i Promessi sposi, che, sotto l'irradiazione religiosa trionfale, nascondono un sentimento così amaro della vita, che si rimane talora sbigottiti quanto, quasi, il verso funereo del Leopardi. Anche in Carlo Porta il senso della vita è amaro. Così doveva avvenire in una società di mutamenti rapidi e profondi che, come le guerre, mandavano a galla il peggio. La passione di Marchionn è descritta in tutto il suo svolgimento fatale. La psicologia che il disgraziato fa di sè stesso ci mostra che la sventura gli ha dato, come talora succede, una chiaroveggenza tarda sì, ma precisa e inesorabile. La Tetton, sua madre, i suoi ganzi, i luoghi dove si svolgono le svariate vicende, persino le figurine secondarie, tutto appare vivo. Quando Marchionn, attanagliato dalla gelosia, corre al veglione del teatro La Cannobbiana, vestito da turco, per iscoprire la temuta infedeltà della Tetton, e sfoga la sua ira su gente mascherata che balla allegra per proprio conto, e che non è, no, quella ch'egli suppone (non è, infatti, la Tetton, nè il sarto, nè il sargente suoi rivali, bensì persone a lui sconosciute); quando poi s'incontra davvero nella Tetton e compagni, il comico, sorto dall'equivoco cresce, scintilla.