Quale ritrattista il Porta!
Basterebbe la pittura delle bellezze della Tetton, di codesta Alcina di Via Quadronno, per riconoscere un artista finissimo. Si pensa al ritratto d'Alcina nel settimo canto dell'Orlando furioso. Il Porta gareggia con l'Ariosto.
Il veneziano Pietro Buratti fu de' primi a trattare con artistico vigore la novella in versi vernacoli; ma Carlo Porta lo vince nella sobrietà dell'arte narrativa, nella finezza dei particolari psicologici, nella profondità dell'ironia.
Grande stilista è il Porta. Il dialetto nativo non ha segreti per lui; egli ne possiede le espressioni caratteristiche, gli scorci pittoreschi, le maliziose acutezze, nella varietà dei metri; laddove il romanesco Gioachino Belli non tratta che la forma del sonetto, il solo sonetto, arma corta, nella quale il Porta resta, a dir vero, inferiore al Belli.
Il verso del Porta parla. Tutto il suo è un discorso parlato. Marchionn chiama in cerchio tutti, ad ascoltare il suo dolente discorso: ha irresistibile bisogno d'un libero sfogo nella sua desolazione, pover'uomo!, e quel discorso è espresso con tal naturalezza e verità che nulla più.
La Ninetta del Verzee, in ottave fluenti al pari delle strofe in endecasillabi e settenarii del Lament del Marchionn di gamb avert, s'accoppia a questo capolavoro per l'argomento e per l'effetto sentimentale.
È anch'essa una storia di tradimento amoroso. Ma la vittima, questa volta, non è l'uomo; è la donna, una pescivendola del Verzee (mercato); il traditore è un parrucchiere. Costui abusa della passione che accese nella Ninetta, la sfrutta, la spoglia di tutto, la spinge a una vita di miseria, d'abbiezione, e la infama per giunta.
La passione della sventurata per quel farabutto arriva al tragico. Ninetta si sa ingannata, si vede spogliata d'ogni suo avere, e non può rompere la catena fatale che la serra, la stringe, la strugge.
Ci fa pensare all'arricchita mercantessa di Monsieur Alphonse, commedia di Alessandro Dumas figlio. Colei, quando si scopre tradita da Alfonso (che ha pure sedotto una signorina di buona famiglia rendendola madre), ha un lampo rivelatore. S'accorge, benchè troppo tardi, che il suo viso volgare e brutto non poteva piacere al figuro elegante, che l'ha sfruttata e ingannata, ed esclama: «Ma il cuore non sa com'è fatto il viso!»
Ninetta racconta la propria storia a un cliente, che va a trovarla.... Il suo linguaggio è osceno. Ma ella, la pescivendola, doveva forse adoperare il linguaggio della romantica Margherita Gauthier, vissuta fra amanti signorili?