Di volanti corsier, lunge agitasti
Il queto aere notturno; e le tenèbre
Con fiaccole superbe intorno apristi;
Siccome allor che il siculo paese
Dall'uno all'altro mar rimbombar feo
Pluto col carro, a cui splendeano innanzi
Le tede de le Furie anguicrinite.
Gli alberghi obbligavano il forestiere che vi prendeva alloggio a pazienze supreme, per tollerare la sporcizia e gli insetti. L'Albergo del Pozzo (soppresso solo in questi mesi) accoglieva ospiti cospicui. Appena una banda di filarmonici erranti lo sapeva, dedicava ai nuovi arrivati, sotto le finestre dell'albergo privilegiato, un concerto: chi sa che musica! Carlo Goldoni vi alloggiò, quando venne a Milano: ne tocca nelle sue Memorie. Più antico era forse l'Albergo del Falcone, e sussiste tuttora. Quali fetori nelle vie, certo non sparse di rose di Gerico! Nell'ode La salubrità dell'aria, il Parini deplora il fimo che fermentava «fra le alte case». Era il fimo delle stalle che si usava tener accumulato, con quanta delizia delle nari e dell'igiene si immagini. Il Parini parla anche di «vaganti latrine». Tiriamo un velo.
Carlo Porta nacque a Milano il 15 giugno 1775. Oltre il nome di Carlo, gli furono imposti quelli di Antonio, Melchiorre, Filippo.
In un sonetto incompiuto (del quale non mi riuscì di vedere l'autografo) Carlo Porta si dichiara nato nella parrocchia di San Bartolommeo il 15 agosto del 1776. Dice precisamente così: