Sont nassuu sott a Sant Bartolamee,
In del mila sett cent settanta ses,
A mezz dì, del dì quindes de quell mes,
Ch'el sô (sole) el riva a quel pont ch'el volta indree (indietro).
Ebbene: il registro delle nascite di quella parrocchia di San Bartolommeo (registro passato a San Francesco da Paola, perchè quella antica parrocchia fu soppressa) reca invece ben chiaramente quello che abbiamo riferito.
Come combinare date così differenti? A chi credere? È vero che non pochi svarioni si trovano nei libri delle nascite, dei matrimoni e delle morti, tenuti dai parroci che godevano funzione e autorità di ufficiali dello stato civile; ma è possibile che l'attestato ufficiale di nascita di Carlo Porta fosse sbagliato così? Non è da escludersi l'abbaglio, l'amnesia nel poeta, che soffriva di nevrosi: non diremo la lieve vanità di togliersi un anno.
Il padre si chiamava Giuseppe. Gl'inferiori, salutando per via quell'integro cittadino, e i preti, ne' libri delle loro parrocchie, gli regalavano tanto di don, spagnolesco indizio di nobiltà; ma la famiglia di Carlo Porta non era nobile.
In uno sferzante sonetto contro un marchese villano che non lo salutava per via, Carlo Porta si dichiara «senza nanch on strasc (straccio) d'on don»:
Sissignur, sur marches, lù l'è marches,
Marchesazz, marcheson, marchesonon