.... Ce qui nous divertit beaucoup, habituées que nous étians a préférer l'élégance et le bon goût à la richesse....
Il ballo si protrasse a lungo nella notte. Si ballarono le contraddanze francesi, valzer e la monferrina, danza nazionale in tutta l'Italia settentrionale. Il principe Eugenio ballò molto ammirato dalle dame della Corte. La duchessa di Rovigo brillò su tutte le dame per la grazia della svelta persona e della sua danza.
Il grande imperatore e re sfoggiava, anche nella reggia di Milano, le sue abitudini domestiche detestabili. Menava scapaccioni e tirava le orecchie alle cameriere per sollazzo: andava di frequente nel gabinetto di Giuseppina, e si divertiva a darle delle botte con le palme delle mani sulle spalle nude. Ella aveva un bel dire: Finis donc! finis donc! Bonaparte continuava, tanto prendeva gusto a quel giuoco villano. Giuseppina si sforzava a ridere, «ma io più d'una volta le sorpresi le lagrime», ricorda pure nei Mémoires la sua fida d'Avrillion.
A dir vero, Giuseppina piangeva con facilità. Quando lasciava Milano per gl'incanti del lago di Como e del lago Maggiore, l'Aldini, già presidente del Consiglio di Stato della Repubblica italiana, le disse cosuccie graziose, che la commossero sino al pianto. Povera donna! L'imperiale marito doveva farle spremere, più tardi, ben altre lagrime!
In memoria della sua solenne incoronazione a re d'Italia, Napoleone istituì l'ordine cavalleresco della Corona ferrea, oggi sparito con l'annientamento dell'Austria compiuto dalle nostre armi gloriose, e ordinò che fosse ultimata la facciata del Duomo, dove la memoranda cerimonia si svolse. Volle ricevere i ricchi della città; volle informarsi di tutto e sapere di tutti; voleva conoscerli per isfruttarli a lor tempo; ma degli italiani non professava molta stima, e lo diceva a Eugenio mettendolo in guardia.
Gli ammonimenti e le istruzioni che il grande patrigno lasciò per iscritto al figliastro, inesperto e ignorante, rivelano la mente poderosa e acuta dell'astuto e formidabile reggitore. Bastino queste:
— All'età vostra non si conosce la perversità del cuore umano; per lo che non sapremmo abbastanza raccomandarvi circospezione e prudenza.
— Non accordate piena fiducia ad alcuno: non esternate la vostra opinione sui ministri e sui grandi ufficiali che vi circondano.
— Parlate il meno possibile, perchè non abbastanza istrutto per sostenere una conversazione. Ascoltate e persuadetevi che sovente il silenzio vale la scienza.
— Presiedete di rado il Consiglio di Stato; il non conoscere la lingua e la legislazione del paese vi forniranno una scusa plausibile.