Passiamo un momento ad un borgo nella provincia di Pavia, fra l'Olona e il Po: a Belgiojoso. Fu là che, dopo la sconfitta di Pavia nel 24 febbrajo del 1525, lo spensierato, cavalleresco Francesco I re di Francia si ritrasse, prigioniero di Carlo V, per passare poi alla Cervara, nell'incantevole golfo ligure.
La famiglia Belgiojoso, che porta il nome di quel borgo, non ne è originaria. Essa era forte fin dal nono secolo nelle Romagne, dove possedeva, con titolo comitale, fra altri feudi imperiali quello di Barbiano; ed è Barbiano il nome originario dell'illustre famiglia.
Un Carlo Barbiano fu il primo che s'intitolò dal feudo di Belgiojoso; e i due nomi passarono da allora congiunti di secolo in secolo.
Quel Carlo Barbiano non risveglia certo gradito ricordo col nome suo. Fu egli che, inviato da Lodovico il Moro presso il mostruoso Carlo VIII di Francia, indusse costui a calare nel 1494 colle armi in Italia. La famiglia Belgiojoso divenne patrizia milanese sessantadue anni dopo quella ruinosa calata di barbari infetti. Più tardi, ottenne il grandato di Spagna: nel 1769, ottenne il principato: e i suoi principi si denominarono d'allora “principi del Sacro Romano Impero e di Belgiojoso„.
Nel 14 marzo del 1800, nacque da questa famiglia il principe Emilio Belgiojoso, figlio di Lodovico e d'Amalia Canziani, la quale non potea vantare stemmi patrizii.
Bellissimo come un Apollo era il principe Emilio. Affabile, squisito il suo tratto, caustico il suo brio, vaste le sue ricchezze, che profondeva con larghezza spensierata. Era schermitore insuperabile, cavalcatore elegantissimo; ballava con grazia. E la sua voce?... Un incanto. La prima volta che Gioachino Rossini lo ode a Milano, ne rimane rapito; la prima volta che s'avvicina a quel gentiluomo seducente, lo ama. “Ti dirò ciò che mille volte ti ho verbalmente detto e ripetuto: t'amo e t'amerò sempre!„ scriveva più tardi il Rossini al principe da Parigi.[5]
Tutta la famiglia Belgiojoso emergea pel raro talento della musica e per la generosa protezione che accordava a maestri, a cantanti; e costoro l'adulavano, formandole intorno una corte. Pompeo Belgiojoso, chiamato per celia da Gioachino Rossini il patriarca Pompadour, spiega così robusta voce di basso che quel grande maestro lo vuole a Bologna per cantare nel suo Stabat Mater. Antonio Belgiojoso compone notturni, oratorii, messe, e un'operetta, La figlia di Domenico. Suona il violoncello e scrive un breve trattato Sull'arte del canto, dove parla della “fioritura e del trillo„ — della “timidezza o peritanza„ del “canto di sorpresa ch'è proprio delle opere buffe (egli dice) e s'appoggia interamente sulla agilità.„
Un balsamo soave è l'armonia
Sul dolor della vita, e l'infelice
Mentre l'aura ne bee consolatrice