Ella intervenne a una festa di ballo in costume nella quale, fra gli uomini, primeggiava Armando Marrast e, fra le signore, con lei, la principessa Czartorisky, polacca, moglie di quel principe Adamo Czartorisky che spiegò tanto valore nell'insurrezione polacca del 1830.
Armando Marrast, giornalista, fondatore della Tribune, redattore-capo del possente National, aveva sposato miss Fitz Clarence, figlia naturale di Guglielmo IV; l'aveva sposata in Inghilterra, dove s'era rifugiato dalla Francia, dovuta abbandonare per gli attacchi violentissimi scagliati da lui sui giornali contro il governo, onde avea subìti processi e condanne di carcere. Il Marrast aveva contribuito grandemente a suscitar la rivoluzione del 1848 a Parigi e a fondare la repubblica: lo vediamo, quindi, presidente dell'Assemblea Nazionale e maire di Parigi; egli è quello che ha proclamata in piazza della Concordia, la costituzione, che il colpo di Stato di Luigi Napoleone Bonaparte annienterà domani; ed egli, il festeggiato, l'adorato d'oggi, morirà domani povero e abbandonato.... Una delle tante meteore della politica! — La principessa Czartorisky teneva a Parigi un salon singolarissimo, perchè (se dobbiamo credere a Madame Ancelot) vi si respiravano “des émanations du siècle de Louis XIV„ e vi s'imbandiva, a Pasqua (secondo l'uso polacco), un banchetto al quale interveniva colla sua solenne benedizione l'arcivescovo di Parigi in persona.[121]
Nella festa di ballo in costume, brillavano il Consiglio di Stato, il corpo diplomatico, dieci generali. “La principessa di Belgiojoso e la principessa Czartorisky — l'una rappresentante l'Italia, l'altra rappresentante la Polonia — s'aggiravano insieme con dame e cavalieri dell'aristocrazia inglese dimorante a Parigi„ — scrive l'Evénement. I costumi alla Pompadour si mescolavano coi costumi dell'Ottantanove....
Ed ecco un accidente curioso, che dà un'idea di quel tempo. Mentre il signor Marrast, il repubblicano del Quarantotto, balla gravemente una sarabanda, viene interrotto da una folla di guardie nazionali, fabbri ferraj, calzolaj, muratori, inverniciatori d'imposte, tosacani, i quali, sicuri dell'ospitalità del cittadino Marrast, han creduto bene di presentarsi senza invito ufficiale. Il signor Marrast, in mezzo a tanti principi e principesse, si scorda, d'un tratto, i proprii dogmi d'eguaglianza solennemente proclamati davanti al popolo sulla piazza della Concordia, e a' quali i suddetti fabbri ferraj, calzolaj, muratori, inverniciatori d'imposte e tosacani hanno in buona fede, naturalmente, creduto; e il cittadino Marrast fa esprimere alle guardie nazionali il dispiacere di non poter fare un'eccezione in loro favore. Ma come?... protesta qualcuno della massa respinta. “Ma come?... Se alla corte di re Luigi Filippo, che voi ci avete fatto licenziare, noi, guardie nazionali e Palladio della nazione, intervenivamo in tal numero da riempire le sale e da spadroneggiarle?... E voi, repubblicano, ci respingete!...„
La Gazzetta privilegiata di Milano (tornata a uscire con tanto d'aquila austriaca in fronte sotto gli auspicii del vecchio e soddisfatto maresciallo Radetzky) raccontava, il 2 ottobre di quell'anno 1848, il leggiadro accidente di Parigi, che deve aver fatto ridere gli ufficiali dalle giubbe candide; candide come la neve, non come le intenzioni dei loro superiori.
Ma la Repubblica Francese commetteva intanto un esecrabile fratricidio. Essa aveva lanciato il generale Oudinot per soffocare nel sangue la Repubblica Romana.... Poteva soffrirlo il cuore italianissimo della Belgiojoso?... Indignata, la principessa, abbandona il suo hôtel della via di Montparnasse, abbandona la Francia; e noi la troviamo a Roma fra le palle roventi dell'assedio, come suora di carità dei feriti, come direttrice degli ospedali, dove tanto fiore di giovani eroi italiani spasima e muore.
XVI. Nel 1849. La Principessa all'assedio di Roma.
Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi a Roma. — Giovani eroi. — La Belgiojoso al letto dei feriti. — Giulia Modena. — Fortezza e sventure di Margherita Ossoli nata Fuller. — La strage di Villa Corsini. — La Belgiojoso accoglie Goffredo Mameli ferito a morte. — Suo carteggio coi Triumviri. — Suo talento d'amministrazione e sua generosità negli ospedali. — Sua terribil lettera a un francese. — Parte per l'Oriente.
Il sogno di Giuseppe Mazzini — la repubblica — si compiva nella Città eterna; in quella stessa Roma che, nei secoli antichi, avea retta la repubblica più gloriosa del mondo; e là, l'agitator ligure bramava di acclamar Roma capitale della nuova Italia!...
Pio IX era fuggito di notte a Gaeta; nell'8 febbrajo 1849 la Repubblica Romana veniva proclamata dall'Assemblea costituente: e Giuseppe Mazzini, Carlo Armellini, Aurelio Saffi eran salutati triumviri. Garibaldi, ecco, offre la sua spada, che nell'America brillò al sole delle vittorie, e tutta una schiera di giovani freme d'intorno all'Eroe e ne sente nel cuore lo spirito: l'impetuoso Nino Bixio, Luciano Manara, cuor di leone, mente di saggio, il Daverio, i fratelli Emilio ed Enrico Dandolo, il diletto loro amico Morosini; ed Enrico Cernuschi, un lombardo che alle barricate delle Cinque giornate di Milano ha combattuto in scarpine da ballo, colla cravatta bianca e coi capelli profumati; e Carlo Pisacane di Napoli, che, morendo a Sapri sotto il piombo borbonico, salirà immortale nella storia.