Voghé pur, che ve lasso vogar!

Quando in çielo vien fora la luna,

Vago in leto e me meto a russar,

Senza gnanca pensarghe al passà!

(Che pecà!)

Tutte le dame della società aristocratica frequentavano il circolo della principessa; tutt'i bei nomi le facean corona. Tra le gentildonne dell'Olimpo milanese, la principessa amava sopratutte la marchesa Visconti Luigia d'Aragona, deliziandosi allo spirito di questa dama che pareva uscita dalla Corte di Luigi XV.

Mentre la discendente del maresciallo Trivulzio, colla fronte meditabonda e curva verso la fossa, tramontava fra omaggi reverenti, una squisita, ammaliante bellezza, la duchessa Eugenia Litta, regnava nel suo più sfavillante splendore. Figlia della contessa Attendolo-Bolognini, nata Vimercati, di colei che il torbido Balzac a Milano visitava fra una pagina e l'altra dei Mémoires de deux jeunes mariées, cominciate nella bella casa del principe Porcia, — la duchessa Eugenia Litta superava la stessa madre negl'incanti della beltà, nella grazia muliebre, nella finezza intellettuale. Il valoroso ufficiale francese Roberto de Vogüé (fratello del balordo letterato Melchiorre) toccò il cuore della dea, poi avvolta in fulgori regali.

Come una lampada che arda in un sepolcro, continuo ardeva nell'inferma Belgiojoso il pensiero per il miglioramento d'Italia. Un giorno, comparve d'improvviso, a braccio del poeta Andrea Maffei nell'orfanotrofio milanese delle Stelline, diretto dalla signora Felicita Morandi. Volle veder tutto, essere informata di tutto e, al domani, rimase pensosa; poi scrisse un articolo Delle presenti condizioni delle donne e del loro avvenire. È questo uno de' più assennati lavori della principessa; è la sintesi della sua vita. Chi, meglio di lei, donna, tanto vissuta nel passato, avea diritto di profetare l'avvenire della donna in Italia?...

Lo scritto suo decorò il primo numero della Nuova Antologia di Firenze, il primo gennajo del 1866. L'autrice, che si firma “Cristina Belgiojoso„, riconosce e deplora le inferiori condizioni fatte dall'uomo alla donna, nella società moderna. Bisogna riportarsi al tempo in cui apparve lo scritto, per valutarne tutto il pregio e il coraggioso significato. Ella scrive:

“La leggerezza, la incostanza, la volubilità e la pieghevolezza delle donne è diventata proverbiale, e nessuno si sognerebbe di contrastare e di discutere un così vecchio assioma. Tutti lo accettano, e nessuno lo esamina. Eppure, tengo per certo essere la donna la creatura più tenace, la più costante, la più irremovibile ne' suoi propositi. La donna ha consacrato tutte le sue forze, al gran fine di piacere, e di essere amata. Il suo stato presente nella società è il più idoneo ad ottenere quel risultato, e perciò la grandissima maggioranza di esse non vuole assolutamente cangiarlo.„