E ancora ribatte:
“La società si è formata sulla base della supposta inferiorità della donna.„
Non sarebbe, dunque, necessaria una riforma?... La nostra scrittrice ben la vorrebbe; ma come chiederla?...
“Da qualunque parte io mi volga per trovare una via di riformare radicalmente la odierna condizione della donna, scorgo difficoltà così molteplici, così varie e così gravi, che, quantunque codesta condizione mi sembri un avanzo della passata barbarie e un indizio che di questa barbarie non siamo ancora intieramente liberi, non saprei mai alzare la voce per chiederne la riforma. Eppure la sorte toccata alla donna non è punto felice.„
Esatto è il quadro che della donna sposa e madre, giovane e vecchia, fa la principessa. Ella conchiude convinta:
“Non è forse tempo che le compagne, le madri dei signori del creato sian tenute seriamente come creature ragionevoli, dotate di potenze intellettuali forse speciali, ma non necessariamente inferiori a quelle dell'uomo?...„
Una luminosa visione dell'avvenire della donna si spiega dinanzi agli occhi della pensatrice lombarda, che vorrebbe vedere le nostre dolci compagne della vita avviate ad alcuni studii, ad alcune professioni eguali a quelle dell'uomo: vorrebbe vederle medichesse, per esempio.... E perchè no?... Non avrebbero forse più cuore di certi medici?... E un'altra raggiante visione arride alla principessa: la visione dell'Italia futura.
“Forse io m'inganno, forse mi acceca la parzialità pel mio paese, ma parmi di scorgere in un avvenire non so quanto lontano, l'Italia che scioglie tutti i problemi sociali, e li scioglie con prudente ma instancabile coraggio, vittoriosa nemica di tutti i pregiudizii, disprezzatrice costante di quelle ragioni individuali, che si oppongono alle legittime delle moltitudini.„
Così la profetessa. Quanti, a quel tempo, profetavano come lei?...
E alle parole di carità e di giustizia, proferite in una società che, ad immagine della Natura, è fondata, in parte, sulla crudeltà del più forte, la Belgiojoso continuava a unire i fatti: ella proseguiva a beneficare silenziosa, specialmente vecchi maestri di musica senza lavoro, senza pane, senza speranze; miserie velate di decoro. Ella sapeva leggere (al dire di Filippo Filippi) qualunque pezzo di musica a prima vista; sapeva eseguirlo sul pianoforte; non avea certo bisogno d'altre lezioni di musica; e a quell'età!... Eppure, sulle soglie della morte, ella volle che un povero vecchio maestro le insegnasse ancora la musica, che le impartisse lezioni di contrappunto, per cogliere un nobil pretesto di beneficare quell'infelice, il quale, forse, non avrà capito la delicata intenzione della dama generosa.