Negli ultimi anni, Cristina Belgiojoso Trivulzio vide compiersi il gran sogno di tutta la sua vita di patriottici sacrifizii e di pericoli. Ella vide l'Italia libera con Roma capitale, con un re conclamato dal popolo. Tante patite peripezie aveano, alla fine, un fulgido compenso!... Quel giorno che salutammo Roma capitale, più di qualche amico della Belgiojoso dee averne scritto a lei, che continuava assidua corrispondenza coi personaggi più eminenti. Ma la marchesa Maria Trotti, eletta dama di Sua Maestà la regina Margherita, cortesemente mi affermò che la venerata madre sua non conservava le lettere che riceveva. Si può aggiungere che non conservava neppure i proprii volumi e opuscoli: immaginarsi la folla d'articoli patriottici da lei disseminati per sì “lungo ordine d'anni„ su tanti giornali francesi, italiani, inglesi!... Nulla di più arduo che il rintracciare certi scritti dell'infaticabile autrice, ignorati persino dai più solleciti congiunti di lei; nulla di più penoso che il ricercare precisi, coscienziosi particolari d'una vita così varia, così tumultuosa in mezzo a mortali e ad immortali, a piccoli e a grandi, in Italia, nella Svizzera, in Francia, in Inghilterra, in Grecia, nell'Asia.... Cinque anni di ricerche, di studii, di carteggi, di gite, di viaggi.... saranno stati sufficienti per comporre degnamente questo libro?... Quali difficoltà, estranee allo stesso lavoro, per sè stesso difficile!... E come viene saccheggiato, anche questo, da impudenti scribacchini, persino americani!


Il 5 luglio del 1871, spuntò l'ultima alba della donna singolare. E venne la morte ch'ella non voleva; la morte che temeva tanto; la morte, il cui pensiero la facea tremar tutta. Del giorno ultimo scriveva una volta: “Non so come volano i giorni; e si avvicina quel terribile al quale non si guarda senza tremare!„

Sentì ella avvicinarsi il passo dell'inesorabile dea, che tante volte arriva come un assassino, e che, altre volte, invece, giunge invocata come un'amica sorridente, come una liberatrice pietosa e gentile?...

Appena sentì aggravarsi, la principessa non volle giacere sul letto: si levò risoluta, e si pose su una poltrona, circondata da paraventi.... Soffriva assai.

Venne a chiedere notizie nella lugubre stanza un giovane amico: Giovanni Visconti-Venosta. Ella ne udì la voce sommessa, e gli chiese subito, levando il volto diventato dei color della creta:

— Gino, abbiamo buone notizie sull'Italia?...

E il giovane, che sapeva come a Cristina Belgiojoso bisognava dir sempre sull'Italia le cose più consolanti e più belle, le rispose pronto:

— Buonissime notizie, principessa! Buonissime!