Tranne alcune reverenti parole di Filippo Filippi sul giornale La Perseveranza di Milano, ben rari furono i cenni necrologici pubblicati nel resto d'Italia sulla morte d'una donna che avea riempito un giorno l'Italia e Parigi del suo nome. E l'oblio, profondo oblio, coprì quel nome fino al punto che un dotto francese domandò un giorno allo scrittore di questo libro se la principessa Belgiojoso era vissuta nel secolo di Maria Antonietta! Si scordarono persino le cattive pagine, che una sedicente amica d'Italia, Luigia Colet, stampò contro la principessa in un certo libro sugli avvenimenti e sui personaggi nostri, seminato delle più sfacciate, amene bugie: dico persino, poichè il mondo dimentica più presto le lodi meritate che il biasimo maligno, lanciato dall'invidia. Eppure dovrebbe tornar dolce al pensiero il ricordo degli atti generosi compiuti dagli altri; atti che col loro fulgor vittorioso fanno sparire le ombre di possibili errori; sì, tanto possibili nella fragile creta umana!... È così consolante scoprire il merito! È così bello l'ammirare!
Con la morte di Cristina Belgiojoso-Trivulzio, sparve dalla scena del mondo una delle più forti e singolari donne d'Europa. E dopo molti anni dalla morte, era tempo e dovere che una penna veridica ma rispettosa facesse noto ai più il sentimento, l'invitto sentimento italiano di colei che non è un'onta da nascondere, bensì una gloria da far risplendere.
La principessa Cristina Belgiojoso-Trivulzio, questa donna d'istinto e di ferrea volontà dominatrice, che fa pensare a Caterina Sforza; questa fantastica figura dai nivei pepli come una regina delle tragedie di Eschilo; dai severi turbanti come una sibilla del Domenichino.... irrita talvolta come un enigma; ma le linee della sua figura sono le linee d'un monumento, ch'ella stessa, nella sua vita liberamente vissuta dinanzi agli sguardi di tutti, si elevò con le proprie opere di carità e di sociale giustizia precorrendo i tempi; — con le proprie opere d'un patriottismo coraggioso, d'una inesauribile sorgente di magnanimi pensieri. In lei, stranezze, audacie, errori; mai la piccolezza!
Ella fu una dea, che sedusse mille: ella regnò. Una grandiosa figura di donna italiana, sorta in un'epoca di grandi.
FINE.
APPENDICE DI DOCUMENTI.
I. LETTERA DEL GENERALE LA FAYETTE ALLA PRINCIPESSA BELGIOJOSO.
A documentazione di notizie inserite nel luogo opportuno in questo libro, (sulla confisca dei beni della principessa Cristina Belgiojoso, perpetrata dal Governo di Vienna, e sui conseguenti imbarazzi finanziari della profuga, ecc., ecc.) valga una lettera inedita del generale La Fayette alla principessa.
Nel luglio del 1832, — circa due anni prima della morte, — il generale La Fayette, da quella La Grange, dove gli erano giunti i primi rumori della rivoluzione del luglio 1830, mandò alla nobile profuga una lettera indirizzandola a Ginevra. Questa lettera particolareggiata, piena di saggi consigli premurosi, consigli di padre, e qual padre! rivela sopratutto l'affetto del La Fayette per la bella patriota italiana, il cui slancio per la redenzione della patria si accordava con quello magnifico ch'egli ebbe alle prime notizie dell'insurrezione delle colonie americane contro gli inglesi. Parlando alla principessa degli avvenimenti politici del giorno, il La Fayette mostra quale considerazione egli le tributi. Il grande e candido liberale tocca del conte Carlo di Rémusat, il biografo di Bacone, di Channing, ecc.; lo stesso che dopo la rivoluzione del 1830 s'accostò al Guizot, e che fu poi, nel 1871, chiamato dal Thiers, presidente della Repubblica francese, al ministero degli affari esteri, e morì nel 1875. Parla del Sismondi, l'illustre ginevrino, lo storico delle Repubbliche italiane, e amico anch'esso di Cristina Belgiojoso. — Anastasia e Virginia, nominate dal La Fayette, ne erano le due figlie; la prima sposata a Carlo di Latour-Maubourg, la seconda al colonnello di Lasteyrie. Il signor Bianchi era un agente della Belgiojoso. Superfluo ripetere che la madre di Cristina, marchesa Vittoria Gherardini, in prime nozze aveva sposato il marchese Girolamo Trivulzio, e in seconde il marchese Alessandro Visconti d'Aragona; e che le sorelle di Cristina, alle quali pure allude il La Fayette, erano: Teresa, che sposò in Francia il marchese d'Aragon, Virginia, che sposò il marchese Bonifazio Dal Pozzo di Milano, e Giulia che sposò il marchese Rorà di Torino. Qualche altra allusione torna dubbia e oscura. Non così quella sul Portogallo, dove allora ferveva la guerra tra il principe Don Pedro e il fratello Don Miguel per ristabilire sul trono donna Maria da Gloria, figlia del primo e nipote del secondo che l'aveva privata del regno di Portogallo. Vedi anche i Mémoires del La Fayette, pubblicate dalla famiglia in 6 volumi (1837-1840).