Proprio nel mese d'ottobre del 1830, nel quale il Governo del Canton Ticino rilascia decreto di cittadinanza svizzera alla principessa Belgiojoso, l'Hartig manda al presidente di quel Governo un inviato speciale, certo dottor Fermo Terzi, con una lettera minacciosa. È una lettera storica, che dimostra una volta di più come il re sardo e l'Austria procedessero di comune accordo contro i liberali. La lettera del conte Hartig al signor landamanno (presidente) “del lodevole Governo del Canton Ticino„, intima “l'estradizione di tutti quei rifugiati sudditi Lombardo-Veneti, che si sono resi complici del delitto d'alto tradimento, e l'immediato allontanamento degli altri individui pericolosi alla tranquillità delle limitrofe Provincie austriache e sarde.„
La lettera continua altiera, e minaccia così:
“La pronta esecuzione di questa misura per parte delle autorità soggette al lodevole Governo del Canton Ticino è riputata tanto urgente e tanto indispensabile dal Governo di Sua Maestà imperiale e reale, che mi troverei, — nel non sperabile caso di non vedere data retta a questo reclamo — obbligato a dichiararle, signor landamanno, siccome faccio colla presente, che il Governo di S. M. I. R. adoprerebbe tutt'i mezzi sanzionati dal diritto delle genti per costringere codesto lodevole Governo ad adempiere i trattati veglianti: verrebbero quindi immantinente a cessare le comunicazioni col Governo e cogli abitanti del Canton Ticino, ed inoltre adoperate tutte quelle altre misure giudicate necessarie, onde preservare i sudditi di S. M. l'augusto mio Sovrano, da qualunque siasi contatto con quelli di un Cantone, le autorità del quale dimostrerebbero col loro contegno, affatto ostile, di non voler più conservare relazioni amichevoli cogli Stati di Sua Maestà imperiale, reale, apostolica.„[12]
Quasi una dichiarazione di guerra!
A questi fulmini, il lodevole Governo del Canton Ticino dovrebbe atterrirsi.... Non si atterrisce. Risponde che quanto l'Austria e il Piemonte domandano è ben giusto; si nominerà una Commissione.... Ma la Commissione ticinese fa come il Turco: tira placidamente a lungo le decisioni sue; e mentre, in accordo col Governo centrale, elude, pel momento, le aspettative dei governi che minacciano di cancellare la Svizzera dalla carta d'Europa, protegge i profughi lombardi, i profughi piemontesi, i profughi degli altri Stati italiani, una prima nota dei quali, in una mattina, comparisce sullo scrittojo del conte Hartig. Fra quei nomi, spicca primo il principe Emilio Belgiojoso. Vi si leggono pure i nomi di due banchieri milanesi: Giacomo e Filippo Ciani, dalla polizia austriaca indicati quali eccitatori del nefando eccidio del ministro delle finanze Prina sulle vie di Milano nel 1814.... E v'è il nome di Filippo Guenzati di Gallarate, legatosi in amicizia patriottica e fida con Emilio Belgiojoso. Vi è quello di Carlo Bellerio, milanese, coltissimo e imperterrito uomo, dagli sguardi trafiggenti, pronto a ogni disperata purchè patriottica impresa, fratello della ammaliante Giuditta Sìdoli, che ama riamata Giuseppe Mazzini e lo ajuta, nei primordii, a diffondere la Giovine Italia. Il Bellerio è amico della principessa Belgiojoso; ed è amico del Mazzini, al quale rimane tenacemente fedele fino alla tarda vecchiaja, fino alla morte.
Tra i fuorusciti italiani, che risiedono parte a Bellinzona, parte a Lugano, si nota un polacco, suddito prussiano, odiatore del regime assoluto della Sprea: il conte Onofrio Redoinski. Una notte, l'infelice si precipita da una finestra della povera casa dove dimora, e rimane morto sul colpo. Nei libri neri della polizia lombarda, è indicato come “esagerato e attivo liberale, che faceva frequenti viaggi in Francia per la corrispondenza fra i membri del suo partito.„ Chi oggi più lo ricorda?... Quante vittime oscure travolte nelle rivoluzioni! quanti dimenticati!
Nel frattempo, la principessa Belgiojoso, non ostante la miseranda salute, si diverte a Lugano. Ella comprende che, in momenti sacri alla patria, tutto alla patria deve concedere; comprende che la donna superiore deve far di meglio nel mondo che lasciarsi corteggiare e adorare.... ma non ostante ella sia, e senta di essere, l'apparizione romantica più grandiosa che l'alta società femminile abbia dato all'Italia nella prima metà del secolo XIX, non per questo ella si abbandona alle lacrimose malinconie d'altre sorelle romantiche: i salici piangenti non sono piantati per la principessa Belgiojoso.
È saporita la lettera segreta, che una spia austriaca (non Pietro Aretino del famoso ballo in casa Batthyány) scrive in data dell'ottobre di quello stesso anno, col grazioso nome di Pietro Dolce, al governatore Hartig sulla vita gioconda della principessa. È tutta da godere. Ma, prima di citarla, dobbiamo segnalar la riparazione che la Svizzera a quel tempo nobilmente volea compiere. Dalla Svizzera, piombarono un giorno sull'Italia valanghe ruinose di soldati venduti al miglior pagatore e pronti al saccheggio, alla strage vandalica; e allora, all'alba dell'indipendenza italiana, la Svizzera cercava di cancellare quell'onta, accogliendo i perseguitati, i sognatori d'un'Italia libera.
Ecco ora la lettera sulla principessa. Reca la data del 21 ottobre 1830:
“Le tante sciocchezze, che sempre ha fatto e seguita a fare la moglie del Principe Belgiojoso all'estero ne' suoi viaggi, meriterebbero ora un qualche riflesso. Oltre al sano principio d'ogni Governo per non lasciare che i ricchi gettino i lor denari in paesi stranieri, giova pur osservare che essa, da pochi giorni venuta a Lugano, diede una splendida festa di ballo molto allegra, invitando ogni ceto di persone e fra queste pur di quelle che sono colpite d'esilio dalle contrade svizzere in forza delle rappresentanze dei potentati d'Europa, che hanno reclamato una misura generale, perchè l'Elvezia cessi d'ora innanzi d'essere impunemente l'asilo di tanti fuorusciti.