Teresa Kramer-Berra era figlia di quella Carolina Berra nata Frapolli che, nel '21, accoglieva nella propria casa i Carbonari. La figlia accoglieva, invece, i cospiratori della Giovine Italia. Nel '32, ella riceveva l'avvocato Imperatori, Paolo Origo, Francesco Venini e tanti altri che la polizia definiva per “liberali — esaltati — fuorviati„ (anche questa volta, a scelta), occupandosene in un lungo, interminabile carteggio. Ah, quanto scriveva la polizia! Quanto inutile inchiostro![31]
Vi andava anche il nobile Emanuele d'Adda, rapito di quel volto e di quelle grazie. La Kramer-Berra proferiva accenti che incantavano; ma non potè dirne uno che guarisse il cuore di quell'innamorato ch'ebbe triste la fine, poichè si dice tuttora che morisse per la donna adorata.
Insieme col processo della Belgiojoso, il Tribunale ordì processo alla Kramer-Berra. Il 6 dicembre del 1832, ella dovette comparire davanti al Tribunale per iscolparsi. Durante una perquisizione in casa, le era stato sequestrato un biglietto, che, all'udienza, ella riconobbe per suo. Il biglietto, secondo il parere della polizia e del tribunale, si riferiva all'incarico che un ricco, animoso patriota, il marchese Rosales, le avea affidato: di far passare un soccorso a un prigioniero politico incarcerato nella Casa di correzione a Porta Nuova. La Kramer non ebbe condanna; ma da quel momento più stretto si fece intorno a lei il cerchio odioso della vigilanza poliziesca.
Nel 1836, il colera desolava Milano; e Carlo Kramer (ch'era svizzero) domandò alla polizia un passaporto per recarsi colla moglie Teresa nella terra nativa; ma la polizia gli rispose che a lui sì, ma non alla moglie, concedeva il passaporto. Il Torresani giustificava il diniego al governatore conte Hartig con una nota che diceva tutta la verità sulla Kramer:
“È già noto all'Eccellenza Vostra quali principii liberali e quale decisa avversione al Governo austriaco professi la Kramer; com'essa abbia sempre cercato di sedurre la gioventù ad odiare il proprio Governo, ed a fuggire di qui quando infruttuosi rimasero i tentativi d'innovazioni politiche, e come si trovi in istrette relazioni coi liberali, specialmente del Canton Ticino, e con alcuni rifugiati in Svizzera.„[32]
Teresa Kramer-Berra per la causa dell'indipendenza nazionale profuse ricchezze. Dopo il '48, andò a Parigi e vi tenne salotto, al quale accorrevano gli emigrati di tutt'i colori. E tutti fumavano disperatamente, intorno a lei, sigari e pipe; onde la dea del loco rimaneva mezzo asfissiata fra le dense nuvole di quell'incenso democratico. La Kramer-Berra si serbò, sino all'ultimo suo giorno, democratica nei sentimenti; mazziniana. Il Mazzini la chiamava “sorella„. Era benefica coi poveri; d'una beneficenza delicata e silenziosa, profumo del suo cuore gentile.
La ridente musa meneghina di Carlo Porta plaudì alle nozze di donna Fulvia Verri o donna Fulvietta (come la chiamavano) col principe Carlo Pietrasanta. Come mai il principe non doveva amare quella signorina? domanda il Porta:
E come nol doveva vorregh ben