A ona donnin che balla e sonna e canta,

E parla on lenguagg dolz che tocca e incanta,

E che l'è bella com'el ciel seren?

Figlia dell'economista e storico Pietro Verri e della contessa Melzi d'Eril, Fulvia splendeva per la bellezza, per la grazia, per lo spirito. Rimasta vedova di quel principe meridionale Carlo Pietrasanta Reitano, sposò in seconde nozze Giuseppe Jacopetti, valoroso capo-battaglione di Napoleone I, che in battaglia avea avuto infranto un cubito e una coscia trafitta da un colpo di lancia. La Verri, che godeva la stima di un Alessandro Manzoni, di un Giandomenico Romagnosi e di altri sommi, era intima amica di Bianca Milesi, e amica, ma non intima, della Belgiojoso, la quale cooperò con lei, con Antonio Re, con Ferrante Aporti e coll'indefesso poligrafo Defendente Sacchi, nella fondazione degli asili d'infanzia a Milano. I Faraoni osteggiavano quella pietosa istituzione degli asili de' bimbi poveri; la osteggiavano per le opinioni politiche delle persone che vi profondevano tempo, sentimento, denari. Defendente Sacchi non tardò, infatti, a destare sospetti; anch'egli emergeva fra i giovani lombardi nel seguire gl'ideali della Giovine Italia. Ferrante Aporti non contava, invece, fra i cospiratori pericolosi; pio e dotto sacerdote di San Martino dell'Argine nel territorio di Mantova, fu il primo, veramente, che pensasse a quegli asili; e nella Verri e nella Belgiojoso trovò due pronte, possenti cooperatrici, due fate del bene. Fulvia Jacopetti-Verri non teneva salotto come la Kramer-Berra; non scriveva come la Milesi; ma più della Milesi riscuoteva ammirazioni pel suo conversare ammaliante. Nella sua casa, tenuta d'occhio dalla polizia austriaca, riuscì a penetrare una spia: un belga, impiegato governativo. Ma un altro frequentatore, un mantovano, che i conjugi Jacopetti trattavano lealmente da amico e ritenevano incapace d'ogni bassezza, si dava, più del belga, allo spionaggio prezzolato in quell'aurea famiglia frequentata da uomini d'idee moderne. Ah! con qual premura quel disgraziato riferiva al Torresani i dialoghi d'intonazione sovversiva, che udiva in quella casa ospitale di via Monforte! Uno dei dialoghi meriterebbe d'essere riprodotto, perchè presenta al vivo l'interno di quella patriottica famiglia.[33]


Margherita Ruga vinceva tutte le dame lombarde per la sfolgorante beltà. Brillava in un gruppo patriottico e brioso, che deliziava le sere in casa Tealdo. Un amenissimo liberale, il conte Toffetti, dall'incorreggibile dialetto veneziano e dalle inesauribili celie saporite, ammirava estatico il raggio di quella stella, contemplata da molti astronomi rapiti. Anche Emilio Belgiojoso entrò fra gli adoratori del fuoco: e appunto quelle adorazioni per la pallida, bruna Ruga segnarono la prima origine del disaccordo conjugale fra il principe Emilio e la principessa Cristina.


Un inno meriterebbe Anna Tinelli, fortissima nell'anima, soavissima nei modi. La sua parola versava dolcezze nelle anime addolorate d'amiche e d'amici; incuorava il marito Luigi che, profugo nel 1821 e poscia rimpatriato, s'era unito ai cospiratori del Caffè del Fumo e li accoglieva in casa, auspice quella donna intemerata e sorridente. Il marito fu arrestato e condannato alla morte, quindi graziato coll'esilio in America, donde tornò, parecchi anni dopo, con un'altra moglie al fianco, presentandola all'angelica Anna, che l'accolse con bontà infinita; e annunciandole.... che alla bambina avuta dalle seconde nozze aveva imposto, in omaggio a lei, il nome di Anna!

Mentre quel Luigi subiva il processo, Paride Zajotti chiamò dinanzi a sè Anna Tinelli per istrapparle qualche nuovo capo d'accusa contro il marito, contro i cugini (così si chiamavano gli affigliati della Giovine Italia); ma a nulla valsero le raffinate arti sue d'inquisitore. Una delle arti dello Zajotti era interrompere d'improvviso l'interrogatorio, occupare la mente degl'interrogati in cose del tutto diverse da quelle per le quali eran chiamati dinanzi a lui, e ripigliar poi bruscamente l'interrogatorio interrotto, per vedere se la vittima cadeva in contraddizioni, confusioni: se si tradiva, in una parola. Mentre interroga Anna Tinelli, Paride Zajotti fa entrare con un segreto richiamo un usciere, che ha tanto di lettera in mano. L'inquisitore tronca di botto l'interrogatorio, piglia la lettera, e si mette a leggerla:

— Scusi, sa, signora; una lettera urgente.... To' to' to'! è una lettera di donna, che mi scrive: Caro Adone!... Ma pare a lei ch'io sia Adone?...