E Anna Tinelli col suo garbo:

— Non mi pare che sia Adone,... e nemmeno Paride!

Infatti, Paride Zajotti era brutto. Egli scoppiò in una risata; depose la lettera, e riattaccò l'interrogatorio dove l'aveva lasciato poco prima.

Anna Tinelli (figlia d'un Zannini, benestante, e della baronessa Battaglia) visse fino il 16 agosto del 1888, nella sua Milano dov'era nata ottantatrè anni prima. Sapeva miniare, sullo stile degli alluminatori del Medio Evo, pergamene preziose. La chiesa di San Francesco di Paola a Milano conserva un messale miniato da lei: è tutto un sorriso di tinte delicate: pare il sorriso di quell'anima.


Nel 24 luglio 1833, il Tribunale criminale di Milano dichiarava “indiziata d'alto tradimento„ la principessa Belgiojoso, decretando contro di lei l'inquisizione e l'arresto. Ma sappiamo come la principessa pigliasse il volo.... Tuttavia, anche questa volta, scese dalla reggia l'ordine di sospensione.... Prima di tutto, il vecchio imperatore Francesco (l'uomo dalle quattro mogli) non voleva che s'infierisse contro le donne, specie se appartenenti al ceto aristocratico; memore che negli esecrandi processi del '21, gl'inquisitori di Milano avevano infierito contro Camilla Fè, mettendole ai fianchi, giorno e notte, due gendarmi, e contro Matilde Dembowsky che pur aspramente venne molestata dalla polizia e dalla commissione inquirente presieduta dal Salvotti. D'altra parte, Sua Maestà continuava a comprovare coll'opera quanto il Torresani scrivea al Masetti sulle alte relazioni, che coprivano con ali protettrici la principesca famiglia Belgiojoso. L'imperatore volle (secondo il suo costume) esaminare attentamente gli atti giudiziarii contro Cristina Belgiojoso, e, con decreto del 31 gennajo 1834, ordinò che prima venissero “meglio rilevati gl'indizii, investigando in specialità se esistevano realmente società segrete fra donne sotto il nome di giardiniere.„[34] Il vecchio imperatore d'Austria avea l'aria di dare una lezione di correttezza ai signori giudici di Milano, accusandoli di leggerezza e di precipitazione; e mostrava di non credere a quella canaglia del Doria. In realtà, l'ordine dell'imperatore Francesco I era un'abile scappatoja per favorire la principessa.... Sua Maestà aveva aspettato sei mesi prima di pronunciarsi; e prendeva dell'altro tempo! Sua Maestà ordinava nuove investigazioni sulle giardiniere, e fingeva d'ignorare che la società delle giardiniere era apparsa fin dai processi dei Carbonari del '21; perchè la contessa Teresa Confalonieri-Casati, la baronessa Matilde Dembowsky, Bianca Milesi, Carolina Berra, Camilla Fè nata Besana (madre di quella Carmelita che fu poi moglie di Luciano Manara), la contessa Maria Frecavalli, Teresa Agazzini, la contessa Giuliana Caffarelli, moglie dell'ex ministro della guerra sotto il “bell'italo regno„, donna Giovanna, moglie a Carlo Venini, la torbida Traversi.... eran tutte giardiniere, formanti giardini bellissimi, nei quali coltivavano con appassionato amore qualche pianticella venefica da propinare a Sua Maestà.

Immaginarsi con quali faccie, alla comparsa dell'editto imperiale, si saranno guardati fra loro i soavi Torresani, Mazetti, Zajotti, Rosmini, Salvotti e Menghin, tutti quei trentini indegni della loro nobile terra, scesi in Lombardia per sostenere la trista parte di strangolatori dell'idea italiana! “Ossequiente„, per altro, alle “venerate risoluzioni„ dell'imperatore, il Tribunale criminale mosse nuove indagini sulle giardiniere; e trovò un detenuto, certo Spagnoli, che depose formalmente sulle giardiniere e sui giardini; onde nuovi atti d'ufficio si vergarono sulle belle cospiratrici e sulle brutte; ma il processo contro la Belgiojoso rimase interrotto e sepolto per sempre. Si pensi che i delitti d'“alto tradimento„ dei quali ella era accusata avrebbero (secondo le leggi) fatto pronunciare contro di lei la pena di morte col capestro....

I processi dell'Argenti e dell'Albinola furono, invece, condotti severamente sino alla fine. L'Albinola venne condannato alla forca; ma l'imperatore, apprezzando le informazioni date dal misero sulla Giovine Italia (fra quali terrori mai e promesse?), gli commutò per grazia la pena di morte con otto anni di catene sullo Spielberg.[35] Anche all'Argenti fu inflitta simile condanna. Entrambi vennero inviati poscia in esilio a Nova York sull'Ussero, nave guardata da gendarmi coi fucili, e cinta di cannoni carichi a palla. Attraversarono l'oceano, insieme col Foresti, col Castillia, col Borsieri, avanzi dei processi del 1821 e dello Spielberg: esulavan pure con loro l'avvocato Bargnani di Brescia e il cremonese Benzoni, che s'era battuto nella funebre spedizione di Savoja, al seguito del Mazzini.

Ahimè, ogni giorno più, scemavano i denari nella borsa di Cristina Belgiojoso! Ella non possedeva neppure più i giojelli, chè li aveva venduti per la spedizione del 1831 Emilio Belgiojoso, suo ex marito, ma sempre buon amico suo, lo seppe e le propose di procurarle nuovi giojelli per quarantamila lire. Ella nobilmente rifiutò, e scrisse al principe parole che onorano entrambi:

“Ho riflettuto alla proposta che tu mi fai delle gioje, e sebbene essa potrebbe convenirmi, sono per ora troppo alle strette per potermi accordare degli oggetti di lusso, come sarebbero le gioje. Forse è vero che, un giorno, mi potrò procurare dei diamanti; ma nol farò certamente sino a che non avrò messo ordine a' tuoi affari. Le 40 000 lire che spenderei nella compera delle gioje le avrai ugualmente da Finzi, ed io amo meglio impiegarle nel pagamento di qualche altro debito. Ricuso liberamente la tua proposizione, perchè l'accettarla non ti sarebbe d'utilità alcuna. Te ne ringrazio perchè il vantaggio sarebbe mio....„[36]