“Mai una donna (soggiunge la maligna rivale) seppe esercitare l'arte dell'effetto, quanto la principessa Belgiojoso. Lo cercava, lo trovava in tutto: oggi in un negro, e nella teologia; domani in un arabo, ch'essa coricava nella sua vettura per fare strabiliare i passeggiatori del Bosco di Boulogne; jeri nelle cospirazioni, nell'esilio, nei gusci d'uovo delle frittate, ch'ella stessa cucinava quando le piaceva di farsi credere rovinata. Pallida, magra, ossuta, cogli occhi fiammeggianti, ella giuocava agli effetti di spettro o di fantasma. Volentieri accreditava certe voci che correvano, le quali per accrescere l'effetto, le mettevano in mano la coppa o il pugnale dei tradimenti italiani alla corte dei Borgia....„ Così la rivale, che volea gittare una nota stonata nel coro degl'inni.
Dalla stanza da letto della principessa, si entrava a un gabinetto di lavoro dal finestrone gotico, attraverso ai cui vetri giallo-aranciati, passava gaja la luce. Dalle pareti di cuojo di Cordova, pendevano antichi quadri bizantini dai fondi dorati. I mobili eran neri, e su uno scrittojo stavano aperti grossi volumi dei Padri della Chiesa, che la principessa studiava assidua per scrivere un'opera sul dogma cattolico. “Quando si andava a farle visita nella sua palazzina in via d'Anjou (scrive ancora Madame d'Agoult) la si sorprendeva solitamente al suo inginocchiatojo, in mezzo ad un in-folio polveroso, con un teschio a' suoi piedi. Un sant'uomo la lasciava in quel momento, il predicatore in voga, l'abate Colombat o l'abate Cœur.„
Quale insieme romantico, quell'alloggio! E, ripetiamolo pure, qual romantica figura la padrona di casa! Il romanticismo imperava con Victor Hugo per duce, con Alfredo de Musset, col Delacroix, con l'adorato Chopin, con tutto quel mondo d'artisti pieni di slancio, bramosi di regnare sulle anime umane mercè la fantasia dalle ali di fiamma, e colla passione, e col dolore che rivela l'uomo a sè stesso. Il classicismo nelle sue fredde, olimpiche linee, apparteneva a un cielo d'impossibili Dei: sulla terra, l'uomo agitavasi, sospirava, spasimava desolato, e avea bisogno d'un'arte umana, che rispondesse al suo soffrire, al suo gemito; un'arte e una letteratura che esacerbassero pur anco le sue piaghe collo spettacolo dello strazio, ma fossero vicine all'uomo, alla vita — non vicine agli Dei dell'Olimpo ed al mito.
Sì, la principessa Belgiojoso era una figura altamente romantica nell'aspetto, nelle vesti, nella casa, nei costumi, nel tenore della vita avventurosa, nell'amore del fantastico, nell'amore dei liberi sensi di patria, nella carità cristiana verso i bambini poveri, verso i vecchi abbandonati, verso i lavoratori umili e sofferenti; ma, quantunque ammalata di fibra, non s'immergeva nelle malinconie proprie dei romantici: non avrebbe mai lagrimato, come altre signore sentimentali, al lamento d'un usignuolo solitario in una notte di plenilunio, ai sospiri d'un flauto lontano o d'un'arpa — gl'istrumenti cari ai romantici — al bisbiglio d'un salice sopra un avello. Solo le concrete creazioni della grand'arte la scuotevano: le sfumature della sensibilità morbosa non erano avvertite da quella mente.
Nella palazzina di via d'Anjou, la principessa riceveva gli uomini più illustri di Parigi, e molti esuli italiani e polacchi. Gli esuli italiani!... Quante volte la principessa li soccorreva segretamente colla borsa, li eccitava a sperare colla parola!
Anche a Parigi, il bel Pietro Aretino del ballo Batthiány a Milano, qui descritto Pietro Svegliati, Attilio Regolo, la spia, insomma, tanto cara al cuore del Torresani, era penetrata, immaginiamo perfettamente con quali scopi magnanimi!... Viaggiava di continuo da Marsiglia a Parigi, e viceversa. Nel 21 marzo del 1837, da Marsiglia dove il colera mieteva ottanta vittime al giorno, Pietro Svegliati inviava al signor Eustachio Parma (leggi: Torresani), fermo in posta, Milano, queste nuove maligne informazioni sulla principessa e sul principe:
“Un certo Didier, da me molto conosciuto l'anno scorso in Parigi, intrigante e sparso (sic) anche nelle società frequentate da emigranti agiati in Parigi, qui giunto da pochi giorni, mi ha detto che la Principessa Belgiojoso si dava il tuono d'imitare le prime dame di Francia, che fanno delle lotterie in sollievo dei poveri delle loro parrocchie: ella si proponeva di fare una vendita di oggetti diversi nel di lei Hôtel rue d'Anjou St.-Honoré a profitto dei poveri rifugiati Italiani: mi ha anche detto che il Principe di lei marito era chiamato il corifeo dei repubblicani più esaltati.„[49]
Emilio Belgiojoso un repubblicano?... Un principe repubblicano?... Otto giorni più tardi, lo spione ripete la stessa canzonetta gioconda....
Quel certo Didier era il ginevrino Carlo Didier, lo scrittore, che fin dal 1833 avea pubblicato in due volumi Rome souterraine; liberale e amico degl'italiani liberali. L'infelice finì suicida.