Folto bisbiglio sollevando intorno,
(avrebbe ripetuto Giuseppe Parini).
Il salon del generale La Fayette, chiamato dai legittimisti “le caravansérail de l'Europe révovolutionnaire„, accoglieva tutti gli esuli liberali, tutt'i perseguitati di tutt'i tiranni; al rovescio del salon del Palais-Royal, dove pure si raccoglievano le forze vive di Parigi dopo la rivoluzione del 1830, ma il cui accesso non era facilissimo ad ogni straniero. Il generale La Fayette, il celebre amico di Washington, sedeva nel proprio salon (arredato con semplicità patriarcale) come un venerando padre di popoli; sedeva circondato da una triplice corona d'amici e di clienti prontissimi ad accogliere la menoma sillaba e il più lieve sospiro del labbro di chi s'era messo in prima schiera nelle più grandi rivoluzioni: in quella dell'America del Nord, in quella dell'Ottantanove, in quella del 1830. Il generale La Fayette, alto, magro, scialbo, incurvato dall'età, portava sulla testa una bruna parrucca. Un eminente italiano gli sedeva spesso al fianco: Guglielmo Pepe, che, avendo militato per Murat e avendo, nel 1821, combattuti gli Austriaci a Rieti, era stato ricevuto a braccia aperte dal La Fayette, e introdotto subito nel “circolo maschile„ del salotto. Poichè, nel salon La Fayette, v'era anche un circolo femminile — una specie di gineceo — dove le donne, quasi tutte bionde, della famiglia La Fayette, facevano spiccare ancor più la bruna bellezza della Belgiojoso; accanto alla quale sedeva, presentando un contrasto d'altro genere — contrasto comico per la eteroclita acconciatura — una quaquera: miss Opie.[48]
Ma la principessa non era carattere da subire la tutela e la protezione del generale La Fayette.... non la subiva da alcuno. Il clamoroso salon del popolarissimo agitatore, fra le cui pareti alla profuga lombarda veniva solo concesso di sostenere le seconde parti, le tornava uggioso; ed ella lo abbandonò per fondare, in piena Parigi, un proprio regno, un proprio salon, ricordato a lungo, perchè uno de' più curiosi e de' più ragguardevoli.
Partita dall'ultimo piano della casa men che borghese dove dipingea fiori sui bicchieri, e dove il Thiers le cucinava le uova; lasciato l'atteggiamento di povera donna ridotta all'estrema miseria per colpa del crudele Governo austriaco; lasciato libero sfogo a' proprii istinti principeschi, e anche alle somme che le tornavano ad affluire da Milano, la principessa Belgiojoso prese un aristocratico alloggio: andò ad abitare in una palazzina, con giardino, della rue d'Anjou, non lungi dalla casa del La Fayette, al quale (si sarebbe detto da un maligno moderno) ella volea fare concorrenza. Al numero 29 di quella via, nel maggio del 1834, il celebre generale moriva; e, al numero 6, quattro anni prima, spariva dalla vita, non dal regno della gloria, il capo della scuola liberale, l'oratore seducente, il pubblicista dallo stile squisito, Benjamin Constant. Ivi, è tutta un'onda di memorie.... Ivi, appresso, sorge la cappella espiatoria innalzata in pio ricordo di Luigi XVI, di Maria Antonietta e d'altre vittime della rivoluzione. Ivi, si stendeva un giorno il cimitero della Maddalena dove i ghigliottinati rimasero sepolti fino al 1815; anno nel quale i miserandi resti furono trasferiti a San Dionigi.... E la principessa, discendente dai Trivulzio, pensava talvolta con orrore alle infamie di quei patiboli sui quali eran perite tante aristocratiche dame sue pari....
Il visconte de Beaumont-Vassy descrive, ne' Salons de Paris sotto Luigi Filippo, quella strana dimora sulla quale Teofilo Gautier ricamò capricciose variazioni macabre, dicendola une vraie série de catafalques.... E la descrive ne' suoi Souvenirs anche Madame d'Agoult, notissima sotto il nome di Daniel Stern, intima del Liszt.
Si entrava per un piccolo vestibolo, che comunicava a sinistra colla sala da pranzo e a destra col salotto. La sala da pranzo, in stucchi, era ornata di pitture nel gusto degli affreschi e de' mosaici di Pompei. Più lungo che largo, questo locale, nelle sere di ricevimento, si trasformava (mercè un pianoforte che vi veniva portato) in sala da ballo. Il salotto, assai vasto e quadrato, aveva i muri tappezzati di un velluto bruno quasi nero, seminato di stelle d'argento. I mobili eran coperti della stessa stoffa, e, alla sera, quando si entrava, si poteva credersi in una cappella ardente, tanto l'aspetto generale si presentava lugubre. Ad accrescerlo, concorreva la figura fantasmagorica della Belgiojoso. Il pallore del suo viso assumeva, alla sera, sfumature nelle quali il verde e l'azzurro si confondevano. Dicevano ch'era l'effetto d'un veleno medicinale, del datura stramonium, ch'ella prendeva.... Dalla sala funerale, si passava in una stanza da letto, interamente coperta di stoffa di seta bianca: il letto era ornato d'argento opaco: la pendola sul caminetto, i candelabri e ogni altro ornamento erano d'argento: una camera bianca, che parea il tempio d'una vergine.
“Un negro in gran turbante che dormiva nell'anticamera (scrive Madame d'Agoult nei Souvenirs) introducendosi in tutto quel candore faceva un effetto assai melodrammatico.„