La principessa Cristina, arrivata nell'anno 1831 oscuramente a Parigi, era andata ad alloggiare in uno de' quartierini più remoti dal centro, all'ultimo piano d'una casa modesta di povera gente; casa oggi abbattuta. Dipingeva bicchieri e ventagli, per ritrarne guadagno, dicendo a' suoi compratori che non avea di che campare, avendole il Governo austriaco sequestrata ogni ricchezza. Non so quanto sia vero ch'ella, sulla sua porta, avesse scritto La princesse malheureuse. Forse la princesse malheureuse esagerava a bella posta la propria povertà, per rendere odioso il Governo austriaco; certo in quei giorni ella non nuotava nell'oro.
Un giovane, piccolo di statura, grande d'ingegno, appena vide la bellissima italiana, ne fu preso d'amorosa passione: era colui che dovea prendere in pugno le sorti della Francia, Thiers. Adolfo Thiers frequentava ben volentieri quella casa!... Ei trotterellava in cucina a cuocere le uova per la colazione alla quale la principessa Cristina Belgiojoso lo invitava sovente. La colazione consisteva, è vero, in un pajo di uova col burro, e d'un po' d'acqua limpida maestosamente versata dalla principessa nei bicchieri dipinti dal suo pennello d'esule spogliata dall'Austria, ma le tovaglie eran finissime di Fiandra, e la bruna testa della dea spiccava avvolta da un ricchissimo manto a mo' di turbante orientale, che cadeva in pieghe maestose lungo le spalle.
Nessun dubbio sull'ammirazione e sull'affetto che il Thiers provava per l'affascinante italiana. Corrispose ella, fosse pure per un momento, a quell'amore?... O vi corrispose solo coll'amicizia?... Certo seppe valersi della passione devota dell'illustre francese per farne (allora!) un sostenitore delle aspirazioni e dei diritti d'Italia.
Adolfo Thiers teneva infatti (allora!) nelle pubbliche adunanze, discorsi a pro dell'Italia; e il principe di Metternich li sapeva; e al governatore del Regno Lombardo-Veneto conte Hartig que' discorsi “sovversivi„ venivano segnalati.[45] Spesso Adolfo Thiers si trovava, in casa della Belgiojoso, col veneziano, spiritosissimo conte Vincenzo Toffetti: fra l'uno e l'altro correva simpatia, sincera amicizia, tanto più che il conte nutriva pur egli in cuore speranze nell'ajuto francese. E anche di tale amicizia fra il Thiers e il Toffetti, il governatore di Milano venne prontamente informato dalle spie.[46]
L'autore dell'Histoire de la Révolution Française e dell'Histoire du Consulat et de l'Empire fu accusato di ammirare solo il “successo„ nella storia; fu accusato di rimanere indifferente dinanzi alla virtù e al delitto. Quando lo prese l'ambizione d'essere primo ministro di re Luigi Filippo, salì al posto supremo, piegandosi alle condizioni impostegli dall'utilitario sovrano, accostandosi all'Austria e alle altre potenze assolute d'Europa; eppure tutte le volte che potè giovare agli esuli italiani, lo fece di buon grado.... per ricevere, in compenso, il sorriso di Cristina Belgiojoso!
Un giorno, la principessa va alla Camera dei deputati francesi, in una delle loro aule, e improvvisa lì, dinanzi a loro, un discorso ardentissimo sulla necessità di ajutare il risorgimento d'Italia. Una scena inopinata, nuova.... Quella fantastica figura di giovane dama che, ritta in piedi, coi grandi occhi luminosi vaticinava, simile a profetessa, l'avvenire della patria; quella voce calda e sicura, la bella parola francese su belle labbra italiane, tutto l'insieme di quell'artistico tipo, improvvisamente comparso dinanzi ai rappresentanti d'una grande nazione, non potè non fermare gli astanti, che, prima ne stupirono, poi ammirarono, infine proruppero in applausi all'oratrice e all'Italia. E fra quei deputati, vi era Adolfo Thiers.
“La pâleur divinise la beauté des femmes et ennoblit la jeunesse des hommes„, diceva George Sand, che a Parigi strinse amicizia colla Belgiojoso. E “la pâleur„ della bella patriota italiana divenne celebre a Parigi, ma più il suo ardore patriottico per la terra natia, il suo ingegno pronto ad afferrare qualunque ardua questione e a precisarne i termini. La principessa Cristina Belgiojoso Trivulzio attrasse presto l'attenzione di Parigi; ella ne conquistò presto gli animi: ella che pareva la visione dell'Italia martire. Molto giovò, per altro, a Cristina il gran nome paterno: Trivulzio. In un paese, come la Francia, dove la patria storia è conosciuta, tutti sapevano del Trivulzio, gran capitano di Francesco I, gran maresciallo di Francia; e molti ricordavano ancora le esequie solenni che, per ordine di Napoleone I, Parigi avea celebrato in onore di Alessandro Teodoro Trivulzio, discendente anch'esso dal magno guerriero, e generale, ministro della guerra, morto a Parigi il 2 marzo 1805. Tutta la guarnigione di Parigi avea prese le armi per quei solenni funerali: quattro generali di divisione sorreggevano i lembi del panno mortuario: Miollis, Duplessis, Michaud e Morlot. Il cardinale Caprara, legato pontificio e arcivescovo di Milano, recitò ivi le esequie. Benemerito dello Stato pei servigi da lui resi, e caro a tutti per la dolcezza del carattere, il generale Alessandro Teodoro Trivulzio fu compianto nell'immatura fine crudele. La divisione, ch'egli comandava (nell'esercito delle coste della Manica), celebrò i funerali sul campo; e il più grande de' poeti del tempo, Ugo Foscolo, addetto qual capitano allo Stato maggiore del generale Trivulzio, rendendosi interprete de' sentimenti de' commilitoni, dettò in onore di lui un forte epitaffio latino.[47]
Il vecchio, generoso generale La Fayette, che non trascurava occasione per caldeggiare l'indipendenza italiana, e madama Recamier, vollero Cristina Belgiojoso nei loro famosi salotti. Quando la pallida, bellissima discendente del maresciallo Trivulzio entrava in quelle sale con fronte altera, sulla quale parea scritto il motto oraziano malignum spernere vulgus, tutti gli sguardi la contemplavano,