Povera e nuda vai, filosofia!

Nella stanzuccia d'un mezzanino nella via Clichy, accanto a quel magnifico museo e a quel giardino pieno di cari bimbi cinguettanti come gli uccellini degli alberi, abitava il giovane patrizio ex ministro: in una bettola fuori della metropoli, egli pranzava con due lire, accanto a operaj e a studenti. A quella mensa (narra un suo biografo, il Mestica) una volta gli fu recapitata una lettera d'una signorina di rara bellezza e d'alto lignaggio, la quale chiedeva in grazia a una dama amica del Mamiani di poter conoscere quel giovane italiano, chiamato da lei “principe, poeta e carbonaro„.

Quella dama era la principessa Belgiojoso?... Quella damigella è un mistero. Anche il principe Emilio Belgiojoso andava a trovarlo, talvolta, a quel desco; ed è al Belgiojoso, a lui, e al suo bel canto, che il Mamiani allude nel doloroso inno Ausonio:

........ O da quel suol venuto

Bello e giojoso che gli aranci infronda,

Nido gentil di veneri e d'amori,

Fa' a' nostri orecchi udir qualche melode

Recente e cara, e i facili gorgheggi

(Chè il puoi tu sol) dell'usignuolo imita.

Spesso, il giovane poeta-filosofo s'aggirava fra i sepolcri. Usava recarsi a meditare e a leggere nel cimitero di Montmartre; ma la principessa rideva di quelle malinconie alla Young e alla Foscolo, deliziandosi, invece, al racconto ch'ei le faceva dell'innamoramento in prigione colla bellissima greca, ch'era certa Caterina Conòmo.