.... Pesaro gentile,

Picciola sì, ma glorïosa e cara

Alla gran madre Italia,

fu culla al Mamiani, che così la lodava nell'inno al santo del proprio nome. Il Mamiani era allora giovanissimo; eppure, era stato ministro; un ministro ribelle nella terra nativa.... Ma raccontiamolo, ricorrendo alle sue lettere, che rivelano gran parte d'una bella vita di cospirazioni e di pensiero:[44]


Carbonaro a vent'anni, il Mamiani esclamava con profetico grido: “L'Italia sarà libera; sarà libera l'Italia nostra!„ E “certo gioja più pura, più alta, e più espansiva di quella non credo mi sia destinato a sentire in terra„, egli soggiungeva.

La donna cara gli era morta gettandolo nel lutto di Dante per la morte di Beatrice; e la patria ormai teneva il posto dell'adorata estinta. Il moto di Modena, nel 1831, fa insorgere Bologna e le città romagnole; e il Mamiani è nominato ministro dell'interno.... Ma papa Gregorio XVI, amico dei lieti calici e delle bajonette austriache, chiama le bajonette fra le delizie dei calici. Il Mamiani vuole la resistenza; il generale Zucchi la dichiara impossibile, e viene ad accordi col legato pontificio, cardinale Benvenuti (già fatto prigioniero dagl'insorti) per trattare la resa. Il solo Mamiani non firma la capitolazione proposta, poichè, con quella, verrebbe a riconoscere il regno temporale dei papi, ch'egli giammai riconoscerà. E con quel libero atto, ei comincia la sua vita politica. Suona l'ora dell'esilio, a cui Gregorio XVI, tornato signore ne' proprii Stati, lo condanna. Il brigantino Isotta trae verso Corfù il Mamiani ed altri esuli: ma una nave austriaca (che si chiama l'Italiano!) cattura presso Loreto la povera Isotta; e gli inermi profughi sono messi in catene e tratti a Venezia nelle carceri di San Sevèro.

“Passammo di poi (racconta il Mamiani all'amico Zirardini) nel forte di Sant'Andrea al Lido, e più tardi nelle carceri nuove politiche di San Sevèro. Tre mesi vi stemmo; e gli accidenti furon sì numerosi e varii da comporre un romanzetto assai grazioso ed originale. Quanto a me, dirovvi solo ch'io venni preso d'un amore fervente per una bellissima greca dimorante dirimpetto alla mia prigione e ch'io vedeva ad ogni dì per più ore e parlavamci con molti segni e per mezzo di letterine e sopratutto con gli occhi. Insomma, quando giunse ordine di proscioglierci e di via menarci a Marsiglia, tutti i trentotto consorti miei di sventura sbardellatamente gioivano; io solo avea gli occhi divenuti due fontane, e quanto piangessi e sospirassi nol so ben dire.„

Non venne ancora pubblicato il processo che il Mamiani subì a Venezia nelle carceri di San Severo. Fu esso abbruciato con mille altri dagli Austriaci nel 1866, prima d'abbandonare per sempre Venezia?... Gli Archivii segreti di Stato a Milano, ne serbano però una copia. Il processo, datato dal 5 giugno 1831, manifesta tutto l'animo libero, persino audace, del Mamiani. Non sembra egli no un accusato, ma un accusatore. Egli parla della rivoluzione del '31 in Italia, e cita fatti, nomi, svela supposizioni.

Alla metà di settembre di quell'anno stesso 1831, il Mamiani giunse a Parigi; e là visse oltre quindici anni in onorata povertà, scrivendo sui giornali e impartendo lezioni private di filosofia, che dovevano fargli ripetere, con più ragione di messer Francesco, il sospiro: