Per la principessa Cristina Belgiojoso non era scritta la sentenza del duca di La Rochefoucauld: “Le ridicule déshonore plus que le deshonneur„. Che importava a lei del ridicolo?... Lo sfidava, lo calpestava, gli passava sul corpo, impassibile, trionfale. Un monello le gridò dietro per via: Ah! celle là qui a oublié de se faire interrer!
Anche Bianca Milesi-Mojon, l'ispiratrice, l'amica della principessa, avea nel frattempo fermata a Parigi la propria dimora. Le due amiche aveano cospirato insieme nella Carboneria a Milano, nella Giovine Italia a Genova; ed eccole ora di nuovo insieme a Parigi. Ma Bianca Milesi poco esultò in quel centro d'agitazione: il colera la spense.... Era nata nel 1792, a Milano, da quell'Elena Milesi-Viscontini assai nota nel bel mondo, della quale ell'avea dipinto a olio un buon ritratto. Seguendo la moda del tempo, Bianca Milesi avea aperto anch'ella a Parigi un salon, dove Emilio Souvestre, romanziere e moralista, giovane allora, torreggiava colla sua figura alta e grossa. L'autore di Riche et pauvre portava i capelli lunghi, che gl'incorniciavano il volto dolcissimo e gli scendevano quasi fino alle spalle. Pareva un titano scandinavo col sembiante di un collegiale serafico. Chi lo incontrò nel salotto Milesi, diceva che il buon Emilio aveva un solo difetto: di ascoltare sè stesso quando parlava. Nel salon della Milesi, riunivansi, specialmente, signori e signore che si occupavano dell'educazione popolare, una delle passioni di Bianca: era un salon educativo. Fra tante pubblicazioni della Milesi sull'educazione dei bambini, la principessa Belgiojoso ammirava sopratutto un metodo nuovo e ingegnoso per insegnar loro facilmente l'alfabeto. Chi lo conosce?...
Parole di conforto per la perdita dell'amica, non mancavano certo alla principessa. Le sussurrava a lei, con grazia, una avvenente signorina, una specie di figlia d'adozione, alta e diritta come un arcangelo, bruna, superbo tipo di Trasteverina. Quella damigella, nominata anche dal visconte de Beaumont-Vassy, si chiamava Eleuteria; apparteneva a patrizia famiglia impoverita di Carpi; ed era parente del patriota Celeste Menotti, che abbiamo incontrato. La Belgiojoso la teneva seco e le portava affetto di madre. Perchè poi costringesse la sua protetta a sposare un farmacista di Milano, certo Archinti, buon uomo, ma di modi del tutto opposti a quelli della signorina squisitamente educata, nessuno mai disse, nessuno sa. Forse madamigella Eleuteria poteva ripetere con un grande lirico, col Prati:
....... Fatali
Passâr segreti fra 'l suo cuore e il mio.
Di scrutarli credean gli occhi mortali,
Ma furon noti solamente a Dio.
La sacrificata trabalzò dalla vita fastosa che conduceva presso la principessa Belgiojoso a una vita grigia, meschina, irritante. Si divise presto dall'uomo che non poteva amare; spezzò le catene; e sparve in un abisso morale, che non le ridonò il sorriso, non le ridonò la pace. È sempre così.