Le virtù sono, secondo il giudizio popolare, piuttosto l’eccezione che la regola. V’è l’uomo e le sue virtù. Gli uomini fanno, ciò che è chiamata una buona azione nello stesso modo con cui pagherebbero una multa, in espiazione di un’assenza al giornaliero ufficio. Essi compiono le loro opere come scusa e attenuante del loro vivere nel mondo, allo stesso modo che gli invalidi ed i pazzi pagano un’alta pensione: le loro virtù sono delle penitenze. Io invece non desidero di espiare, ma di vivere: la mia vita non è una scusa, ma una vita; essa è per se stessa e non per uno spettacolo. Io preferisco maggiormente che essa sia d’un livello più basso, ma genuina ed uguale, piuttosto che brillante e mal ferma: io desidero ch’essa sia sana e dolce e che non abbisogni di dieta e di dissanguamento: la mia vita dovrebbe essere unica, dovrebbe essere un’elemosina, una battaglia, una conquista, una medicina. Io domando innanzi tutto l’attestazione che voi siete un uomo e vi ricuso di trasferire questa attestazione, dall’uomo alle sue azioni. Io non faccio alcuna differenza tra il compiere o no quelle azioni che sono considerate eccellenti. Io non acconsento di pagare come privilegio, ciò che ho come intrinseco diritto. Io attualmente sono e, per quanto piccole e scarse siano le mie doti, non abbisogno per la mia sicurezza o per quella dei miei simili, di qualsiasi secondaria testimonianza.

Ciò che io devo fare è tutto ciò che mi concerne, e non ciò che la gente pensa. Questa regola, ugualmente ardua nella vita dell’azione e dell’intelletto, può servire per la completa distinzione tra la grandezza e la pochezza. Essa è più molesta, perchè voi sempre troverete coloro, che credono di sapere qual’è il vostro dovere, meglio di quanto non lo sappiate voi stessi. È facile nel mondo vivere secondo l’opinione del mondo; è facile in solitudine vivere secondo la nostra propria opinione; ma il grande uomo è colui che nel mezzo della folla mantiene con perfetta serenità l’indipendenza della solitudine.

La ragione per non conformarsi ad usi ormai morti per voi, è che ciò disperde la vostra forza, spreca il vostro tempo e intorpidisce l’impronta del vostro carattere. Se voi sostenete una chiesa morta, se contribuite ad una consunta società biblica, se votate con un gran partito per il governo o contro di esso, ecc. io difficilmente distinguerò, sotto questi vari aspetti, quale vero tipo d’uomo voi siate, e naturalmente altrettanta forza sarà tolta dalla vostra propria vita. Fate invece quanto vi spetta ed io vi conoscerò. Eseguite le vostre opere, e voi vi rinforzerete. Un uomo deve considerare qual giuoco o quale mosca-cieca sia questo della conformità.

Se io conosco la vostra sétta, io prevengo i vostri argomenti. Io sento annunziare da un predicatore, come argomento d’una sua lettura, l’utilità di una delle istituzioni della sua chiesa. Ora non so io anticipatamente che egli non può possibilmente dire una parola nuova e spontanea? Non so io che con tutta questa ostentazione di esaminare i fondamenti dell’istituzione, egli non farà tale cosa? Non so io che egli è impegnato con se stesso ad osservar la cosa da un solo lato, il lato permesso, e non come uomo, ma come ministro di una parrocchia? Egli è semplicemente un patrocinatore pagato e questi modi da tribunale sono la più vuota affettazione. Ora la più parte degli uomini hanno bendati i loro occhi con un fazzoletto od altro, e si sono stretti a qualcuna di queste comunità di opinioni. Questa conformità li fa falsi e non solo in poche particolari cose, ma falsi in tutti i particolari. Ogni loro verità non è completamente loro. Il loro «due» non è il «due» reale, il loro «quattro» non è il «quattro» reale: cosicchè ogni parola ch’essi dicono ci dà pena e noi non sappiamo dove cominciare per metter loro dalla parte della ragione.

Intanto la natura non è lenta nel vestirci con la carceraria uniforme del partito, cui noi apparteniamo. Noi veniamo ad avere un solo taglio di viso e di figura ed acquistiamo gradatamente la più gentile espressione asinina. Vi è un’esperienza mortificante in specie, che non manca di tuffar se stessa anche nella storia generale; io intendo dire «la faccia goffa della lode», il forzato sorriso che noi usiamo in società, dove non ci troviamo a nostro agio, in risposta ad una conversazione che non ci interessa. I muscoli non mossi spontaneamente, ma da una bassa caparbietà invadente, s’irrigidiscono verso la linea esterna del viso e producono la più sgradevole sensazione, — sensazione di biasimo e di congedo, che nessun giovine coraggioso soffrirà due volte.

Per la non conformità il mondo vi flagella con la sua collera. E pertanto un uomo deve sapere come valutare una faccia scontrosa. Gli astanti lo guardano di sbieco nella via o nel salotto dell’amico. Se questa avversione avesse la sua origine in un dissenzio, e in una resistenza uguali alla sua, egli potrebbe ben ritornare a casa con un viso triste; ma i visi scontrosi della moltitudine, come i visi dolci, non hanno una motivazione profonda, — celano nessun Dio, ma vanno e vengono a seconda del vento, o d’un giornale. Pure lo scontento della moltitudine è più formidabile di quello del Senato e del Collegio. È facile abbastanza, per un uomo saldo ed esperto, sfidare la collera delle classi elevate: essa è decorosa e prudente; poichè quelle sono timide in causa della loro grande vulnerabilità; ma, quando alla loro collera femminea s’aggiunge l’indignazione del popolo; quando gli ignoranti ed i poveri si sono destati; quando la forza bruta, cieca, che giace al fondo della società, mugola, è necessario l’uso della magnanimità e della religione per trattarla dall’alto, come un incidente senza importanza.

L’altro terrore che ci tien lontani dalla fiducia in noi stessi è la nostra propria coerenza, vale a dire una riverenza per le nostre azioni o parole passate, che servono agli altri per calcolare la nostra orbita, e che noi siamo renitenti a deludere.

Ma perchè vorreste voi tenere il vostro capo sulle vostre spalle? perchè portare in giro questo mostruoso corpo morto della vostra memoria, per timore di contraddire qualchecosa che voi avete affermato in questo o in quel luogo pubblico? Supponete di contraddirvi: che cosa allora? Sembra essere una regola di saggezza quella di mai confidare sulla vostra sola memoria o su fatti di pura memoria, ma il portare il passato per il giudizio del presente dai mille occhi, e vivere sempre in un giorno nuovo. Confidate nella vostra emozione. Voi avete negato, nella vostra metafisica, una personalità alla divinità; pure quando un senso devoto dell’anima v’assale, arrendetevi ad esso, corpo ed anima, anche se deve rivestire Dio in forma e colore. Lasciate la vostra teoria, come Giuseppe il suo mantello nelle mani della prostituta, e fuggite.

Una stolta coerenza è il fantasma delle piccole menti, adorato dai piccoli uomini di stato, dai filosofi e dai sacerdoti. Una grande anima ha semplicemente nulla da fare con essa, altrimenti potrebbe affannarsi della sua propria ombra sul muro. Chiudete le vostre labbra, cucitele con dello spago; oppure se voi volete essere un uomo, dite ciò che pensate oggi, in parole così aspre come palle di cannone e dite, ciò che domani penserete, in parole altisonanti di nuovo, sebbene esse contraddicano tutto quanto avete detto oggi. «Ah! allora — esclameranno le signore di età — voi sarete sicuro di essere malinteso!» — Malinteso?! — Ecco una parola del perfetto demente. È così terribile dunque essere malinteso? Pitagora, fu malinteso, e Socrate, e Gesù, e Lutero, Copernico e Galileo, Newton e ogni spirito puro e saggio che sia mai esistito. Esser grande vuol dire esser malinteso.

Io suppongo che nessun uomo può violare la sua natura. Tutte le punte della sua volontà sono ammorbidite dalle leggi del suo essere, come la disuguaglianza delle Ande e dell’Hymalaya sono insignificanti nella curva della sfera terrestre. Nè ha importanza alcuna, come voi misuriate e proviate questa natura. Un carattere è come un acrostico o una stanza di versi alessandrini; — leggetelo dal basso, dall’alto o di traverso, esso dice la stessa cosa. In questa vita piacevole e malinconica dei boschi, che Dio mi concede, lasciatemi ricordar giorno per giorno il mio onesto pensiero, senza prospettiva o retrospettiva, e senza dubbio esso apparirà simmetrico, sebbene io non l’intenda e non lo veda. Il mio libro odorerà di fiorì e ronzerà d’insetti. La rondine sopra la mia finestra intesserà, nella trama del mio stile, quel filo o quella pagliuzza, che porta nel suo becco. Noi passiamo attraverso ciò che siamo: Il carattere ammaestra al di là delle nostre volontà. Gli uomini immaginano di manifestare le loro virtù ed i loro vizi, soltanto con azioni palesi; e non s’avvedono che le une e gli altri emettono un alito ad ogni momento.