In modo simile l’effetto di ogni azione è misurata dalla profondità del sentimento, da cui essa procede. L’uomo grande non seppe di essere grande. Due o tre secoli furono necessari affinchè quel fatto apparisse. Ciò che egli fece fu perchè dovette farlo; egli non ebbe libertà d’elezione; fu per lui la cosa più naturale al mondo, e scaturì dalle circostanze del momento. Ma ora tutto ciò che egli ha fatto, perfino il suo alzare un dito, o il cibarsi del suo pane, appare grande, coordinato, ed è chiamato istituzione.
Queste sono, in pochi tratti, le dimostrazioni del genio della natura; essi ci mostrano la direzione della corrente. Ma la corrente è sangue ed ogni sua goccia è vivente. La verità non ha singole vittorie; tutte le cose sono suoi organi, non solamente la polvere e le pietre, ma gli errori e le menzogne. Le leggi delle malattie, dicono i medici, sono belle come le leggi della salute. La nostra filosofia è affermativa, e volentieri accetta le testimonianze dei fatti negativi, come ogni ombra accenna al sole. Per una divina necessità ogni fatto in natura è obbligato ad offrire la sua testimonianza.
Il carattere umano sempre più si rende evidente: esso non si cela: esso abborre le tenebre e si lancia nella luce. Il fatto più fuggitivo o la più insignificante parola, il semplice accenno di fare una cosa o il proposito recondito, esprimono il carattere. Se voi operate, palesate il vostro carattere, così se sedete o se dormite. Voi credete, poichè non avete detto nulla mentre gli altri parlavano, e non avete espresso nessuna opinione sui tempi, sulla chiesa, sulla schiavitù, sul collegio, sui partiti o sulle persone, che il vostro verdetto sia ancora atteso con curiosità, come una saggezza riservata: così non è: il vostro silenzio risponde ad alta voce. Voi non avete nessun responso da pronunciare; ed i vostri simili hanno imparato che voi non potete aiutarli, perchè gli oracoli parlano. Non grida forse la saggezza, e non fa il raziocinio sentire la sua voce?
Dei limiti terribili sono posti in natura ai poteri della dissimulazione. La verità tiranneggia le membra recalcitranti del corpo. Il viso, fu detto, non mente mai. Nessun uomo sarà ingannato, se studia il variare dell’espressione. Quando un uomo dice il vero, con spirito del vero, il suo occhio è chiaro come i cieli. Quando egli ha dei fini bassi, e dice il falso, l’occhio è torbido, e qualche volta bieco.
Ho udito una volta un esperto consigliere di tribunale affermare che egli non temeva mai dell’effetto che un avvocato poteva fare sui giurati, quando non credeva all’innocenza del suo cliente. Se egli non crede, la sua incredulità apparirà alla giuria, nonostante tutte le sue affermazioni, e diventerà l’incredulità della giuria stessa. Questa è quella legge medesima per cui un’opera d’arte, di qualsiasi specie, ci pone nella stessa condizione di spirito, nella quale era l’artista quando la fece. Per quanto noi possiamo ripetere le parole tante volte quante vogliamo, pure noi non possiamo con esse affermare ciò che noi non crediamo. Fu questa convinzione che Swedenborg espresse, quando descrisse un gruppo di persone del mondo spirituale, tentanti invano di articolare una proposizione alla quale non credevano; ed essi non potevano farlo, anche se piegavano e torcevano le labbra fino all’indignazione.
Un uomo è considerato per ciò di cui è degno. La curiosità, circa la stima che la gente ci tributa, è oziosa al pari di ogni nostro timore di rimanere ignorati. Se un uomo sa che egli può fare una cosa qualsiasi — che egli può farla meglio di chiunque altro — egli ha la certezza che tale fatto è conosciuto da tutte le persone. Il mondo è pieno di giorni del giudizio finale, e ad ogni consesso cui l’uomo partecipi e per ogni azione che tenta, egli è sondato e contrassegnato. Un uomo arrivato fra ogni gruppo di ragazzi che salta e corre in ogni cortile ed in ogni piazza, è accuratamente giudicato in pochi giorni, e classificato con il suo numero d’ordine, come se egli fosse stato sottoposto ad una prova formale della sua forza, della sua velocità e del suo temperamento. Uno straniero viene da una scuola lontana, con migliori vestiti, con dei ninnoli nelle sue tasche, con delle arie e delle pretese: un ragazzo più vecchio dice a se stesso: «Fa nulla, lo scopriremo domani». «Che cosa ha egli fatto?» è la domanda divina che interroga ogni uomo, e che trapassa ogni falsa riputazione. Un vanesio può sedere su qualunque seggio di questo mondo, senza essere in quell’ora distinto da Omero o da Washington; ma quando noi ricerchiamo la verità, non può mai esservi dubbio intorno la rispettiva abilità degli esseri umani. La pretensione può giacere, ma non può operare. La pretensione non tentò mai un atto di vera grandezza, non scrisse mai l’Iliade, nè scacciò Serse, nè rese cristiano il mondo, nè abolì la schiavitù.
Sempre tanta virtù appare quanta realmente ve ne è; e tanta riverenza quanto è il bene. Tutti i demoni rispettano la virtù. La congrega elevata, generosa, devota a se stessa, istruirà e guiderà sempre il genere umano. Una parola sincera non fu mai completamente perduta. Giammai una magnanimità cadde al suolo; sempre il cuore dell’uomo la inchina e l’accetta inaspettatamente. Un uomo è considerato per ciò di cui è degno. Egli scolpisce ciò che realmente egli è, sul suo viso, sulla sua forma, sulle sue fortune, in lettere luminose che tutti, eccetto lui, possono leggere. A nulla gli serve il nascondere; a nulla il vanagloriarsi. Vi è una confessione nello sguardo dei nostri occhi, nei nostri sorrisi, nei saluti, nelle strette di mano. Il suo peccato lo atterra e corrompe tutte le sue buone impressioni. Gli uomini non sanno perchè non confidino in lui; pure non hanno in lui fiducia. Il suo vizio rende vitreo il suo occhio, affloscia la sua gota, assottiglia il suo naso, pone il marchio della bestia sulla nuca, e scrive «folle, folle» sulla fronte di un re.
Se non volete che si conosca la vostra attività non operate. Un uomo può folleggiare sulle sabbie di un deserto, ma ogni granello di sabbia parrà osservarlo. Egli può essere un mangiatore solitario, ma non può a lungo sostenere la sua posizione. Una complessione fiacca, uno sguardo brutale, degli atti ingenerosi, la mancanza delle dovute cognizioni ecc. tutte parlano. Possono un cuoco, un facchino, esser confusi con uno Zenone o con S. Paolo? Confucio esclamò: «Come può un uomo esser celato?!»
D’altra parte l’eroe non teme, che tacendo il racconto di un atto giusto e coraggioso, esso non sia riconosciuto e non venga amato. Un uomo lo conosce — egli stesso — ed è sicuro che, per la dolcezza della quiete, e per la nobiltà dello scopo esso condurrà in fine ad una cosa migliore che non la sua proclamazione. La virtù sta nell’aderire con l’azione alla natura delle cose, e la natura delle cose la rende predominante. Essa consiste in una perpetua sostituzione dell’essere al parere, in quella proprietà sublime di Dio dicente: Io sono.
L’ammonimento che queste osservazioni ci offrono è: «Siate, e non sembrate.» Sottomettiamoci ad esso. Togliamo la nostra vanitosa nullità fuori del sentiero dei divini recinti. Scordiamo la nostra saggezza umana. Inchiniamoci al potere di Dio, ed impariamo che solo la verità fa ricchi i grandi.