QUINTO SAGGIO AMORE
Ogni anima è per ogni altra anima una Venere celestiale. Il cuore ha i suoi sabbati ed i suoi Giubilei, nei quali il mondo appare come una festa nuziale ed in cui le voci della natura e lo svolgersi delle stagioni sono canti ed esotiche danze. L’amore è onnipossente nella natura come causa e come ricompensa. Amore è la nostra parola più alta e sinonimo di Dio. Ogni promessa dell’anima ha innumeri adempimenti; ciascuna delle sue gioie fiorisce in un nuovo bisogno. La natura illimitata, fluente, previdente, anticipa di già nel primo sentimento di deferenza, una benevolenza che perderà ogni privato particolare aspetto nella sua luce generale. L’introduzione a questa felicità sta in una reciproca relazione intima e tenera fra due persone, relazione che è l’incanto della vita umana, che come una divina pazzia ed un entusiasmo divino, conquide l’uomo in un dato periodo, ed opera una rivoluzione nella sua mente e nel suo corpo; lo unisce alla sua razza, lo lega alle sue relazioni domestiche e civili, lo volge con rinnovata simpatia verso la natura, rialza il potere dei sensi, schiude l’immaginazione, aggiunge al suo carattere attributi eroici e sacri, stabilisce il matrimonio, e dà durevolezza alla società umana.
L’associazione naturale del sentimento dell’amore con l’ardore del sangue sembra richiedere, onde descriverlo con vivi colori e coincidere con la palpitante esperienza di ogni giovanetto e di ogni ragazza, un individuo non troppo vecchio. Le deliziose fantasie della gioventù rifiutano il più tenue sapore di una filosofia matura, come quella che agghiaccia con l’età e la pedanteria la loro purpurea fioritura. E perciò so di incorrere nell’accusa di durezza e di inutile stoicismo da parte di coloro che compongono la Corte e il Parlamento dell’Amore. Ma contro questi formidabili censori, mi appellerò ai miei padri. Poichè deve considerarsi che questa passione, sebbene incominci con il giovane, pure non abbandona il vecchio, o piuttosto, non lascia che nessuno, il quale sia realmente suo servitore, invecchi, ma lo fa partecipe dei suoi doni non meno della tenera giovinetta, ancorchè in un modo differente e più nobile. Perchè l’amore è un fuoco, che avvivato nello stretto cavo di un cuore da una scintilla vagante uscita da un altro petto, brilla e si espande, finchè riscalda ed illumina moltitudini di uomini e di donne, accende il cuore universale di tutti, e irradia l’intiero mondo e tutta la natura, con le sue fiamme generose. Non importa adunque se noi tentiamo di descrivere la passione a venti a trenta o ad ottanta anni. Colui che la descrive nel suo primo o nel suo ultimo periodo di vita, perderà di essa le particolarità, attinenti all’uno o all’altro periodo.
Soltanto è da sperare che, con la pazienza e con l’aiuto delle Muse, possiamo raggiungere quella interna visione della legge, che ci paleserà una verità sempre giovane e bella, e così centrale da attirare a sè lo sguardo, da qualsiasi angolo sia veduta.
E la prima condizione è, che noi dobbiamo abbandonare una troppo stretta e tarda aderenza ai fatti, e studiare il sentimento come esso apparve nelle speranze e non nella storia; perchè ogni uomo vede nella sua immaginazione la propria vita deturpata e sfigurata, come certo non è là vita di un uomo. Ogni uomo vede al disopra della sua propria esperienza un certo marchio d’errore, mentre quella degli altri uomini gli appare bella ed ideale. Ritorni ogni uomo a quelle deliziose relazioni, che compongono la bellezza della sua vita, che gli hanno dato la più sincera istruzione e il più leale nutrimento, ed egli indietreggerà ognora più.
Ahimè! Non so perchè, ma infinite compunzioni amareggiano nella vita matura il ricordo della gioia germogliante, e coprono ogni nome amato. Ogni cosa è bella veduta dall’intelletto o veduta come verità; ma tutto è amaro se lo si vede come esperienza. I dettagli sono pieni di melanconia; il complesso è dignitoso e nobile. È strano quanto penoso sia il mondo attuale, regno doloroso del tempo e dello spazio. Qui abitano l’affanno, il cancro ed il timore. Là con il pensiero e coll’ideale v’è la giocondità immortale, il fiore della gioia, ed intorno ad essa cantano tutte le Muse. Ma il dolore pure si attacca ai nomi, alle persone ed al parziale interesse dell’oggi e dell’ieri.
Noi possiamo constatare questa forte tendenza della natura dallo sviluppo che questo argomento delle relazioni personali prende nelle conversazioni sociali. Che cosa desideriamo noi maggiormente sapere di qualsiasi degna persona, se non come egli sia riuscito nella storia del sentimento? Quali libri circolano nelle biblioteche circolanti? Come ci accendiamo leggendo quelle novelle passionali, in cui la vicenda è narrata con qualche scintilla di verità e di naturalezza! E che cosa nel corso della vita avvince più di un incidente che riveli l’affezione fra due persone? Forse noi non le vedemmo mai prima, e forse non le incontreremo mai più, ma noi le vediamo scambiarsi uno sguardo furtivo o tradire una profonda emozione, e noi diventiamo dei familiari. Noi le comprendiamo e prendiamo il più vivo interesse allo svolgersi del loro romanzo. Tutto il genere umano ama un’amante. Le primissime dimostrazioni di compiacenza e di cortesia sono le pitture più seducenti della natura. È l’aurora della civiltà e della grazia nel selvaggio e nel rustico. Lo zotico ragazzo del villaggio vessa le ragazze alla porta della scuola; — ma oggi egli viene correndo verso l’entrata, ed incontra una bella bambina che prepara la sua cartella: egli le tiene i libri per aiutarla, ed immediatamente gli pare che essa si allontani da lui all’infinito, e si chiuda come in un sacro recinto. Fra la folla di ragazze egli corre rudemente, ma una sola lo tiene a distanza; e questi due piccoli vicini, che erano dianzi così a lato, hanno imparato ora a rispettare reciprocamente la loro propria personalità. — Chi può togliere lo sguardo dai modi insinuanti a metà astuti ed a metà ingenui delle scolare che vanno nei negozi dei villaggi a comperare una matassa di seta od un foglio di carta, e rimangono mezz’ora con il ragazzo della bottega, dal viso paffuto e dal carattere buono? Nel villaggio essi sono in perfetta uguaglianza, in quella uguaglianza di cui l’amore si diletta, ed in cui senza civetteria l’indole lieta ed amorevole della donna si espande in un grazioso chiacchierìo. Le ragazze possono avere poca bellezza, pure chiaramente si stabiliscono fra esse ed il buon ragazzo le relazioni più piacevoli e familiari; conversano di Edgardo, di Giona e di Almira; di chi fu invitato a quella partita; e di chi danzò alla scuola di ballo; dell’epoca in cui la scuola di canto incomincierà e di altre piccole cose, sulle quali le coppie s’intrattengono. Passa del tempo, e quel ragazzo abbisogna di una moglie, ed egli saprà dove trovare una sincera e dolce compagna, senza incorrere in quei rischi che Milton deplora a proposito degli eruditi e dei grandi uomini.
Mi è stato detto che la mia filosofia è antisociale e che in qualche mio discorso pubblico la mia riverenza per l’intelletto mi rese ingiustamente freddo verso le relazioni personali. Ma ora quasi io raccapriccio al ricordo di tali parole di spregio. Poichè le persone costituiscono il mondo dell’amore, ed il più freddo filosofo non può ricordare il dovere della giovane anima vagante nella natura a discrezione del potere dell’amore, senza essere tentato di dichiarare come traditrice della natura, qualsiasi cosa ostacolante gli istinti sociali. Poichè, sebbene questa estasi celestiale che viene dal cielo s’impossessa solamente degli individui di tenera età, e sebbene la bellezza che domina ogni analisi ed ogni comparazione, e che ci mette fuori di senno, la si possa raramente trovare dopo i trent’anni; pure il ricordo di queste visioni vive più a lungo di tutti gli altri ricordi, ed è una ghirlanda di fiori sulle fronti più vecchie. Ma ecco un fatto strano: può parere a molti uomini, ritornando sulla loro esperienza, di non aver pagina più bella nel libro della loro vita, che la deliziosa memoria di certi momenti, in cui l’affetto tentò di dare ad un complesso di circostanze accidentali e volgari un fascino superiore alla loro reale attrazione. — Guardando indietro essi possono trovare che molte cose, le quali non erano il fascino, hanno maggior realtà nella sua memoria brancolante del fascino stesso che le profumava. Ma qualunque sia la nostra esperienza delle cose particolari, nessun uomo mai dimentica le visite fatte al suo cuore ed al suo cervello da quella potenza, che fece tutte le cose nuove; che fu per lui l’aurora della musica, della poesia, e dell’arte; che fece il viso della natura raggiante di luce purpurea, e che variò gli incanti del mattino e della notte; nessuno mai dimentica il tempo in cui il suono di una sola voce poteva far balzare il cuore, e in cui la più volgare circostanza associata con una forma veniva immersa nell’ambra della memoria; il tempo in cui egli diventava tutto occhi quando ella era presente, e tutto memoria quando essa era andata; quando il giovane diventa il custode delle finestre, premuroso di un guanto, di un velo, di un nastro, delle ruote di una vettura; quando nessun luogo è troppo solitario e nessuno troppo silenzioso per lui che trova migliore compagnia e più dolce conversazione nei suoi nuovi pensieri che con qualsiasi dei suoi vecchi amici, anche i migliori e i più puri; perchè le parvenze, i moti, le parole del soggetto amato, non sono come le altre imagini disegnate nell’acqua, ma, come disse Plutarco «smaltate nel fuoco», e formano la meditazione delle ore notturne.
«Tu non sei andata pur essendo andata; ovunque tu sei
Tu lasci in lui i tuoi occhi attenti, in lui il tuo amante cuore.»