L’altro elemento dell’amicizia è la Tenerezza. Noi siamo legati agli uomini da ogni specie di vincoli, dal sangue, dall’orgoglio, dal timore, dalla speranza, dal lucro, dalla brama, dall’odio, dall’ammirazione, da ogni circostanza, da ogni pegno e da ogni nonnulla; ma possiamo a mala pena credere che possa sussistere in uno di essi una qualità tale da avvincerci con l’amore. Uno vi può essere così benedetto, e siamo noi così puri da potergli offrir della tenerezza? Quando un uomo mi diviene caro, io ho toccato la méta della fortuna. Io trovo intorno a questo argomento molto poco nei libri, che sia scritto direttamente al cuore. Eppure ho un testo che non posso fare a meno di ricordare. Il mio autore dice «Io mi offro senza slancio e ruvidamente a coloro, ai quali effettivamente appartengo, e mi offro meno a colui, al quale sono maggiormente devoto». Io vorrei che tale amicizia avesse dei piedi, come ha occhi ed eloquenza; essa dovrebbe radicarsi in terra prima d’innalzarsi fino al cielo, e vorrei che fosse un poco dell’uomo prima di appartenere completamente al cherubino. Noi censuriamo il cittadino perchè fa dell’amore una comodità. Esso è per lui uno scambio di doni, di prestiti utili; è un buon vicino; un infermiere per gli ammalati; esso tiene i cordoni al funerale; e così vanno perdute completamente le delicatezze e la nobiltà della relazione. Ma sebbene non possiamo trovare il dio sotto questa maschera di cantiniere, pure non possiamo perdonare d’altra parte al poeta, se egli tesse la sua tela troppo fina, e non rende sostanziale il suo romanzo con le virtù civiche della giustizia, della puntualità, della fedeltà, e dell’amore. Io odio la prostituzione del nome «amicizia» per significare alleanze manierate e mondane. Preferisco di molto la compagnia dei contadini o dei mercanti di stagno all’amicizia elegante e profumata, che celebra le sue adunanze con frivole manifestazioni, con passeggiate in carrozza e con pranzi nelle migliori taverne. Lo scopo dell’amicizia è stringere il più stretto, il più familiare rapporto che possa essere immaginato; esso serve d’aiuto e di conforto attraverso tutte le relazioni e le vicissitudini della vita e della morte; è idoneo per i giorni sereni, per i doni graziosi e per le passeggiate campestri, ma anche per le vie penose, per gli aspri passaggi, per il naufragio, per la povertà e la persecuzione. L’amicizia pure s’accompagna con gli impeti dello spirito ed i rapimenti della religione. Noi dobbiamo dare dignità ai bisogni giornalieri ed agli uffici della vita dell’uomo, ed abbellire questa con il coraggio, con la saggezza e con l’unione. L’amicizia non dovrebbe mai cadere in ciò che è usuale e determinato, ma dovrebbe essere vigilante ed ingegnosa, ed aggiungere poesia e ragione a ciò che era servile lavoro.
Può dirsi che la perfetta amicizia richiede nature così rare e squisite, così ben contemperate e così felicemente adattate l’una all’altra, (poichè anche a questo riguardo un poeta dice che l’amore domanda che le parti siano esattamente bilanciate) che per questa sua necessità essa solo raramente può aver effetto. Essa non può sussistere nella sua perfezione fra più di due esseri, dicono alcuni di coloro che sono dotti in questa ardente dottrina del cuore. Io non sono così rigido nei miei termini, forse perchè non conobbi un’amicizia così elevata come altri conobbero. Io ricreo maggiormente la mia immaginazione con un gruppo d’uomini nobilissimi, in rapporti diversi tra loro e fra i quali sussiste un’alta intelligenza. Ma io credo che questa legge di uno ad uno è perentoria per la conversazione, che è la pratica ed il compimento dell’amicizia. Non mescolate troppo le acque. Le migliori si mescolano così male come le buone e le cattive. Avrete dei discorsi utili e rallegranti volta a volta parlando con due uomini diversi; ma unitevi tutti e tre, e non avrete una sola parola nuova e cordiale. Due possono conversare e uno può udire, ma tre non possono prendere parte ad una conversazione sincera ed elevata. Nella buona società non vi è mai fra due persone che parlano l’uno da un capo e l’altro dall’altro della tavola un discorso uguale a quello che succede quando voi li lasciate soli. Nella buona società gli individui immergono il loro egoismo in un’anima collettiva che esattamente riflette e contiene le parecchie coscienze ivi presenti. Nessuna parzialità dell’amico verso l’amico, nessuna affezione del fratello per la sorella, della sposa per il marito, è costì a proposito, ma esattamente l’opposto. Solo quegli può parlare, che sa navigare sul pensiero comune della comitiva e non limitarsi poveramente al suo proprio pensiero. Ora questa convenzionalità, richiesta dal buon senso, distrugge il libero spaziare della grande conversazione, che vuole il fondersi di due anime in una sola.
Lasciate soli due uomini, essi entreranno in rapporti più semplici: anzi la loro affinità sarà quella che stabilirà il tema della loro conversazione. Gli uomini che non hanno relazioni fra loro, arrecano poca gioia l’uno all’altro, e mai sospetteranno i poteri latenti di ciascuno di essi. Noi parliamo talvolta di un grande talento per il conversare, come se ciò fosse una proprietà permanente in qualche individuo; ma la conversazione è una fuggevole relazione e null’altro. Un uomo è rinomato per avere pensiero ed eloquenza; e con tutto ciò, egli non sa dire una parola a suo cugino od a suo zio. Essi biasimano il suo silenzio con altrettanta ragione con cui potrebbero biasimare l’inutilità di un quadrante solare nell’ombra. Al sole esso segnerà l’ora, e fra quelli che godono del suo pensiero, quel tale uomo riacquisterà la sua favella.
L’amicizia richiede quel raro medium tra uguaglianza e disparità, da cui ciascuno è stimolato, alla presenza della superiorità o dell’accondiscendenza dell’altro. Preferisco rimanere solo fino alla fine del mondo, piuttosto che il mio amico sorpassi di una sola parola o di un solo sguardo la sua simpatia reale. Io sono ugualmente deluso dalla sua avversione come dalla sua condiscendenza. Non cessi egli un solo istante di essere se stesso. L’unica gioia che provo nel suo essere mio, è che ciò che non è mio, è mio. Mi ripugna di trovare un cumulo di concessioni, dove cercavo un aiuto virile od almeno una virile resistenza. È meglio essere una spina al fianco del vostro amico, che essere la sua eco. La condizione che l’alta amicizia richiede è l’abilità di far senza di essa. Questo grande ufficio richiede uomini grandi e sublimi. Vi devono essere veramente due, prima che vi possa essere un vero uno. Vi dev’essere un’alleanza di due nature grandi, formidabili, vicendevolmente contemplatesi e vicendevolmente temutesi, prima che venga riconosciuta, fra le disparità, la profonda identità unificatrice.
Solo colui che è magnanimo, è adatto per questa unione, e tale egli dev’essere per conoscerne le leggi. Egli dev’essere colui, che è sicuro che la grandezza e la bontà sono sempre regole di prudenza. Dev’essere colui che non è pronto per intervenire con la sua fortuna; nè osi egli d’intervenire. Lasciate al diamante i suoi secoli per crescere, nè sperate di affrettare le nascite dell’eterno. L’amicizia richiede un trattamento religioso. Noi non dobbiamo essere caparbi e timorosi. Noi parliamo di scegliere i nostri amici, ma gli amici si eleggono da sè. La reverenza pure è grande parte dell’amicizia. Trattate il vostro amico come uno spettacolo. Naturalmente se egli è un uomo, ha dei meriti che non sono vostri, e che voi non potete onorare, se lo volete tenere troppo vicino alla vostra persona. State discosti; date posto a questi meriti; lasciate che salgano e si espandano. Non siate tanto suo amico da non conoscere le sue peculiari energie; siate appassionati come le madri, che custodiscono la loro figlia in casa, finchè essa è ragazza. Siete voi l’amico dei bottoni del vostro amico o del suo pensiero? Ad un grande cuore egli sarà ancora un ignoto per mille particolari cose, perchè possa raggiungerlo in questa terra promessa. Lasciate ai ragazzi ed alle ragazze il còmpito di guardare un amico come una proprietà, e di suggere un breve e confuso piacere, anzichè il puro nettare degli Dei.
Acquistiamo il nostro ingresso in questa corporazione con una lunga preparazione. Perchè dovremmo noi profanare anime nobili e belle coll’introdurci inopportunamente presso di loro? Perchè opprimere con precipitosi rapporti personali il vostro amico? Perchè andare a casa sua e conoscere sua madre, i fratelli suoi e le sue sorelle? Perchè essere visitato da lui nella vostra casa? Sono queste cose necessarie alla vostra alleanza? Lasciamo da parte queste patetiche e lacrimevoli cose. Sia egli per me uno spirito. Io voglio da lui un messaggio, un pensiero, la sincerità, uno sguardo, e non delle notizie od un pranzo. Io posso disputar di politica, tener conversazioni frivole, e relazioni col vicinato per mezzo di compagni di minor valore. All’incontro non dovrebbe essere per me la comunione con il mio amico, poetica, pura, universale e grande come la natura stessa? Dovrei io sentire che il nostro legame è profano, se lo paragono a quella nuvola che dorme sull’orizzonte o a quel cespuglio d’erba ondeggiante, che divide il ruscello? Non avviliamo l’amicizia, ma innalziamola. Questo grande occhio sfidante, quest’altera bellezza di portamento o di azione, non v’induca ad abbassarvi ma piuttosto a fortificarvi ed innalzarvi. Adorate le sue eccellenze. Guarda il tuo amico come il tuo alter-ego; abbi per lui un regno; sia egli per te eternamente una specie di bel nemico indomabile, devotamente riverito e non un’opportunità banale da essere tosto superata e messa in disparte. I colori dell’opale, la luce del diamante non si possono vedere se l’occhio è troppo vicino. Scrivo al mio amico una lettera e ne ricevo una da lui. Ciò vi sembra poco. Per me è sufficiente: è un dono spirituale degno di lui nel dare, degno di me nel ricevere. Ciò non sconsacra alcuno. In questa lettera il cuore si confiderà come non si confiderà alla lingua, e profetizzerà un’esistenza più divina di quella che tutti gli annali dell’eroismo hanno fin’ora rivelata.
Rispettate le sante leggi di quest’amicizia col non portar danno, con la vostra impazienza, al suo fiore perfetto prima che sbocci. Dobbiamo appartenere a noi stessi, prima di appartenere a qualcun altro. Nel delitto vi è, secondo il proverbio latino, questa soddisfazione: voi potete parlare al vostro complice in termini d’uguaglianza: Crimen, quos inquinat, aequat. Noi non possiamo subito affermare ciò rispetto a coloro che ammiriamo ed amiamo. Inoltre il più piccolo difetto nel possesso di se stesso vizia a mio giudizio l’intiera relazione. Non vi potrà mai essere una profonda pace fra due spiriti, mai un mutuo rispetto, finchè nel loro dialogo, ognuno rappresenti il mondo intiero.
Portiamo con la maggiore maestà di spirito possibile ciò che è così grande come l’amicizia. Stiamo in silenzio — affinchè possiamo udire il bisbiglio degli dei. Non interveniamo. Chi vi ha ordinato di pronunciare ciò che voi vorreste dire alle anime elette? o chi vi ha ordinato di dire cosa alcuna ad esse? Non importa che le nostre parole siano ingegnose o graziose o blande. Vi sono innumerevoli gradi di follìa e di sapienza, e il dire cosa alcuna è per voi insignificante. Attendi, ed il tuo cuore parlerà. Attendete finchè il necessario e l’eterno vi dominino, finchè il giorno e la notte si servano delle vostre labbra. L’unica moneta di Dio è Dio; Egli giammai paga con qualche cosa di meno o con qualche cosa di più. L’unica ricompensa della virtù è la virtù; l’unico modo di avere un amico è di essere uno. Vano è lo sperare di approssimarsi ad un uomo col frequentare la sua casa. Se egli è dissimile, l’anima sua fuggirà da voi con maggiore velocità, e voi non incontrerete mai più uno sguardo del suo occhio. Noi vediamo l’anima nobile da lontano: essa già ci respinge: perchè dovremmo noi importunarla? Tardi, molto tardi, noi ci avvediamo che nessuna disposizione, nessuna nuova relazione, nessuna consuetudine o costume di società, sarebbe vantaggioso per porre noi in relazione con coloro che noi desideriamo — ma che in tal caso solamente l’elevazione della nostra natura allo stesso livello della loro, è necessario; allora ci incontreremo come acqua incontra acqua; e se non li incontreremo, non ne avremo bisogno, perchè noi siamo già essi.
In ultima analisi l’amore è solo il riflesso della dignità di un uomo sopra altri uomini. Gli uomini hanno talvolta scambiato i propri nomi con quelli dei loro amici come per significare che, nel loro amico, ognuno di loro amava la propria anima.
Quanto più elevata è la natura richiesta dall’amicizia, tanto meno facile è materiarla in carne ed ossa. Noi camminiamo soli nel mondo. Gli amici, tali come li desideriamo, sono sogni e favole. Ma una sublime speranza rallegra eternamente il cuore fidente che altrove, in altre regioni del potere universale, altre anime stanno in questo momento operando, soffrendo ed osando, anime che possono amarci e che possiamo amare. Noi possiamo congratularci che il periodo della minorità, della follìa, degli errori e della vergogna, sia passato nella solitudine, e che quando siamo uomini compiuti, noi possiamo stringere con mano d’eroe le mani di altri eroi. Da ciò che voi avete già veduto, siate ammoniti di non stringere amicizia con le persone volgari, con le quali nessuna amicizia vi può essere.