La caratteristica del vero eroismo è la sua persistenza. Tutti gli uomini hanno degli impulsi passeggieri e dei momenti di generosità. Ma quando avete risolto d’essere grande, rimanete con voi stesso e non tentate debolmente di riconciliarvi col mondo. L’eroico non può essere il comune, nè il comune l’eroico. Eppure noi abbiamo la debolezza di attendere la simpatia della gente per quelle azioni la cui eccellenza sta in ciò, che esse sono al di là della simpatia e s’appellano ad una postuma giustizia. Se volete servire il vostro fratello, perchè conviene servirlo, non ritirate la vostra parola quando vedete che la gente prudente non vi loda. Aderite alle vostre proprie azioni, e congratulatevi con voi stessi se avete fatto qualche cosa di inusitato e di stravagante, che rompa la monotonia d’una età convenevole. Il seguente è un illuminato consiglio, che udii dare una volta ad un giovane. «Fa sempre ciò che temi di fare». Un carattere semplice, virile, non abbisogna mai di recriminazioni, ma dovrebbe guardare le sue azioni passate con la calma di Focione, quando pur ammettendo che l’esito della battaglia era felice, egli non deplorava d’esser avverso all’attaccar battaglia.
Non vi è debolezza o situazione per la quale non possiamo trovare conforto nel pensiero — questo è una parte della mia costituzione, una parte dei miei rapporti e del mio ufficio verso i miei simili. Ha la natura fatta alleanza meco, per cui io non apparirò mai in modo sfavorevole, e non farò mai una ridicola figura? Siamo generosi della nostra dignità, come del nostro denaro. La grandezza ha cessato una volta e per sempre d’aver connessione con l’opinione comune. Noi esponiamo le nostre buone azioni, non perchè desideriamo d’essere lodati per esse, non perchè pensiamo che esse abbiano grande merito, ma a nostra giustificazione. Questo è un errore colossale che voi scoprite quando un altro uomo recita l’elenco dei suoi atti caritatevoli.
Dire il vero, anche con qualche austerità, vivere con qualche rigore di temperanza, o con qualche estremo di generosità, pare essere l’ascetismo che la buona comune natura assegna a coloro, che sono nell’agiatezza e nella dovizia, in segno del loro sentimento di fratellanza con la grande moltitudine degli uomini sofferenti. E non solamente dobbiamo esercitare l’anima sopportando le pene dell’esistenza, dell’indigenza della, solitudine, dell’impopolarità, ma conviene all’uomo saggio guardare con occhio audace quei pericoli più rari, che talvolta assalgono gli uomini, e familiarizzarsi a disgustose forme di malattia, a voci di esecrazione, a visioni di morte violenta.
I tempi dell’eroismo sono generalmente tempi di terrore, ma non vi è mai giorno in cui questo sentimento non possa operare. Le condizioni dell’uomo, noi diciamo, sono storicamente molto migliori in questo paese ed in questa ora di quanto forse non lo siano mai state prima. Maggior libertà esiste in grazia della cultura. Non si correrà ora all’ascia, al primo passo fuori del sentiero battuto dall’opinione. Ma chiunque è eroico, troverà sempre delle crisi per provare la sua lama. La virtù umana vuole i suoi campioni ed i suoi martiri, e la prova della persecuzione continua sempre. Fu solo l’altro giorno che il coraggioso Lovejoy diede il suo petto al piombo del popolaccio per i diritti della libera parola e della libera opinione, e morì quando era meglio non vivere.
Io non vedo alcuna via di pace perfetta nella quale un uomo possa camminare, eccetto che seguendo il consiglio del suo proprio cuore. Abbandoni egli le troppe associazioni; stia molto in casa, si ponga per quel cammino che egli approva. L’incessante ricordo di alti e semplici sentimenti negli oscuri doveri tempra il carattere in modo che opererà con onore, se il caso lo vorrà, nei tumulti o sul patibolo. Tutti gli oltraggi che sferzarono gli uomini, possono sferzare nuovamente un uomo, e specialmente in una repubblica, se in essa vi appaiano segni di decadenza religiosa. Un giovane può richiamare alla sua mente la vil calunnia, il fuoco, la pece, i ceppi e la forca, con tutta la dolcezza del suo carattere, e indagare quanto saldamente egli possa fissare il suo sentimento del dovere, sfidando tali pene, quando piaccia ad un giornale o ad un sufficiente numero di suoi vicini dichiarare le sue opinioni come incendiarie.
Il vedere quale rapido riparo la natura ha posto alle più grandi prepotenze della malvagità può calmare l’apprensione della sventura nel più suscettibile cuore. Noi ci avviciniamo rapidamente ad un limite, al di là del quale nessun nemico può seguirci. «Delirino essi; ma tu sta quieto nella tua tomba».
Nella nebbia della nostra ignoranza del futuro, nell’ora in cui siamo sordi alle voci più alte, chi non invidia coloro che ammirarono l’esito felice dei loro tentativi virili? Colui che vede la volgarità della nostra politica, non si compiace internamente che Washington sia di già ravvolto nel suo lenzuolo funebre e calato dolcemente nella sua tomba, prima che le speranze dell’umanità fossero sottomesse a lui? Chi non invidia talvolta i buoni ed i coraggiosi, che non soffrono più dei tumulti del mondo; e attendono con trepida compiacenza il rapido fine dei rapporti con la natura finita? Eppure l’amore, che sarà più facile uccidere che rendere ingannevole, ha di già resa impossibile la morte, e si afferma non mortale, ma nato dalle profondità dell’essere assoluto ed inestinguibile.
NONO SAGGIO LA SUPER-ANIMA
«Ma le anime che della sua buona vita partecipano, egli ama come la sua propria; care come il suo occhio esse sono a lui: egli mal le abbandonerà. Quando esse morranno, Dio stesso morirà; esse vivono, esse vivono nella benedetta eternità».
Henry More.